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Ambiente, Greenpeace ricorda la battaglia per l’Artico: ‘Ancora in grave pericolo’

Renny Bijoux from the Seychelles, an Arctic ambassador with the North Pole expedition team, waves a 'Save the Arctic' banner upon arrival at the North Pole. He is part of a team who has brought a time capsule containing 2.7 million names of supporters who wish to protect the Arctic. They plan to lower the capsule and a ‘flag for the future’ to the seabed beneath the North Pole.

ROMA – Greenpeace non dimentica: è il senso della nuova presa di posizione dell’organizzazione ambientalista che a due anni di distanza dall’azione nell’Artico che condusse ad uno scontro con le autorità russe, lancia un messaggio inequivocabile: ”L’Artico è ancora in grave pericolo”.

Esattamente due anni fa, il 19 settembre 2013, l’Arctic Sunrise e il suo equipaggio, 28 attivisti di Greenpeace – tra cui l’italiano Cristian D’Alessandro – e due giornalisti freelance, venivano arrestati illegittimamente dalle autorità russe nel Mare di Pechora, mentre protestavano pacificamente contro le trivellazioni petrolifere di Gazprom nell’Artico.

Prima accusati di pirateria, poi di vandalismo, gli Arctic30 restarono in carcere per due mesi, per crimini mai commessi. Come stabilito poche settimane fa dalla Corte permanente di arbitrato dell’Aja, le autorità russe infatti non potevano abbordare la nave e la protesta, avvenuta ben al di fuori delle acque territoriali russe, non poteva essere configurata in alcun modo come pirateria o vandalismo. Le accuse nei confronti degli Arctic30 restarono in piedi fino a che la Duma, il parlamento russo, non votò nel dicembre 2013 un provvedimento di amnistia che permise loro di tornare a casa.

Due mesi di carcere, per delle accuse inventate. Due mesi drammatici, raccontati da Ben Stewart, direttore della Comunicazione di Greenpeace UK, in ”Non fidarti. Non temere. Non pregare”, libro edito da E/O che sarà presentato ufficialmente in Italia il prossimo 3 ottobre a Ferrara, durante il Festival di Internazionale.

La mobilitazione globale in difesa dei 30 fu fortissima. Da Paul McCartney (autore della prefazione del libro di Ben Stewart) a Madonna, da Desmond Tutu a Dario Fo, si alzò fortissima un’unica grande voce globale per chiedere la liberazione di Cristian e di tutta la crew dell’Arctic, e rivendicare il diritto di poter manifestare pacificamente per la salvaguardia del nostro pianeta. E, in particolare, per la tutela di un bene unico, essenziale per il futuro di tutti noi: l’Artico.

Oggi, sostiene Greenpeace, ”il Polo Nord resta ancora in grave pericolo, minacciato dalle trivellazioni della stessa Gazprom e dai folli piani di Shell. Ma grazie al coraggio, alla determinazione degli Arctic30, e alla tenacia dei sette milioni di persone che da tutto il mondo hanno aderito alla campagna #SaveTheArctic di Greenpeace, la battaglia è più viva che mai. La lotta pacifica in difesa dell’Artico è una lotta per il futuro di tutti noi. Non ci fermeremo fino a che non avremo vinto. #SaveTheArctic! ”.

(MNT, 21 settembre 2015)

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Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia.

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About Alessandra Baldini

Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia. Contact: Website | Twitter | More Posts