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Migrazioni: frontiera Ungheria-Croazia, il racconto di Gaetano (INTERSOS)

FRONTIERA UNGHERIA-CROAZIA –  Con il passare dei giorni lo zaino di Gaetano si riempie di storie e di immagini. Gaetano fa parte del team mobile INTERSOS che in questi giorni sta operando in Serbia. I volontari si spostano lungo la frontiera con l’Ungheria e la Croazia, per monitorare la situazione e assistere le migliaia di persone in transito bloccate al confine con l’Europa, accampate dove possono, aspettando solo di poter proseguire il loro viaggio.

Ecco una pagina di quello che potrebbe essere il diario di Gaetano.

”Sveglia presto oggi.  Poi l’orologio segna le 8.30 quando siamo già in macchina con destinazione Horgos, ultimo avamposto in territorio serbo prima della frontiera con l’Europa –  racconta quando gli si chiede della giornata appena trascorsa alla frontiera, per dare assistenza ai profughi accampati. ”La gente è triplicata; le frontiere non sono state più riaperte dalla mezzanotte di ieri e una grande folla di uomini, donne e bambini aspetta con ansia un segno, il momento propizio per passare l’ennesimo confine. Il confine si è trasformato in un improvvisato campo profughi. Tende, cumuli di vestiti e cibo sparso ovunque, persone in strada in cerca di acqua, cibo, informazioni o forse semplicemente di contatto con visi rassicuranti che non siano quello di poliziotti armati”.

”Il primo compito del Team Mobile INTERSOS  – spiega – è quello di rispondere ai bisogni primari: chiediamo ai profughi da dove vengono, di cosa hanno bisogno e quali sono le destinazioni che desiderano raggiungere. Sono di origine siriana e afghana ma si vedono adesso anche piccoli gruppi di somali e curdo-iracheni. Tra loro tanti giovani, molti avranno poco meno della mia età, stanno scappando da una guerra che loro non vogliono vivere né tantomeno combattere”.IMG-20150916-WA0020[1]

Fra le migliaia di profughi, emergono storie: ”Ho scambiato qualche parola con Abdnouri, un ragazzo siriano che ha 30 anni e parla un inglese stentato. E’ qui in attesa di capire se il confine verrà aperto ma ha tanta voglia di raggiungere i fratelli e la sorella in Olanda. Mi racconta che ha lasciato un’altra sorella in un villaggio non lontano da Damasco. Troppo lungo, troppo pericoloso il viaggio, mi dice, preferisce farla arrivare in un’altra maniera, meno rischioso e anche meno ”.

Eppure, racconta ancora Gaetano, ”in questo viaggio ci sono tante donne, con i figli sulle spalle; come Hamida che è incinta e sta tutto il giorno dentro la tenda in attesa che il confine venga riaperto e possa proseguire il suo viaggio con destinazione Germania”.

Il contatto con le persone in questi momenti è fondamentale. La professionalità è fondamentale, ma insieme ci vuole empatia, rispetto, dialogo. ”Abbiamo iniziato una distribuzione di beni di prima necessità – dice Geatano – creando delle file per gestire l’alto numero di persone.  Cercavo di parlare e dare informazioni alle persone che aspettavano: mi chiedevano se è meglio la Germania o la Svezia, mi chiedevano del cibo che avrebbero ricevuto e se i confini saranno riaperti a breve. La fila scorreva davanti a me, molte delle loro domande resteranno probabilmente senza risposta in quanto la situazione cambia in modo repentino come il numero delle persone che arrivano in questo campo improvvisato. Quello che spero adesso è che riescano a passare l’ennesima frontiera del loro interminabile viaggio, con l’unico mezzo a loro disposizione: la speranza, quella che li ha portati ad oltrepassare Paesi fino ad allora, a molti, sconosciuti”.

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Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia.

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About Alessandra Baldini

Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia. Contact: Website | Twitter | More Posts