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Bambini di New York pronti a ricevere Papa a East Harlem, quartiere di immigrati

(Di Anna Serafini)

NEW YORK – “Eccitazione” e “agitazione” sono le parole più usate dai bambini delle classi terza e quarta elementare per descrivere l’emozione che provano all’idea di incontrare papa Francesco. Il pontefice, infatti, dopo aver visitato le Nazione Unite (incontra, nell’ordine, il Segretario Generale Ban Ki-moon, la moglie e un gruppo di bambini; lo staff ONU; i presidenti della 70sima e della 69sima sessione dell’assemblea generale, Mogens Lykketoft e Sam Kutesa e la presidenza di turno russa del Consiglio di Sicurezza, poi tiene il discorso di apertura del vertice sull’agenda 2030), celebrerà una funzione con rito interreligioso a Ground Zero e alle 16 arriverà al numero 229 della 112a strada.

DSC_0715Lì sorge la scuola elementare di “Our Lady Queens Of Angel”, che prende il nome dall’omonima parrocchia chiusa nel 2007 insieme ad altre 20 chiese. Situato nel cuore di East Harlem, l’istituto serve e forma da 120 anni le comunità di immigrati che si sono succedute nel quartiere: prima quella tedesca, poi quella italiana, attualmente quella nera e latino-americana. L’argentino papa Francesco nella sua prima visita americana reitera così il messaggio di accoglienza degli immigrati lanciato dal Congresso degli Stati Uniti a tutto il mondo.

“Sai che il suo vero nome è Jorge? Come mio nonno!”, racconta ad OnuItalia Aaron Diaz, otto anni, allievo alla “Nostra Signora Regina degli Angeli”, frequentata al 69% da ispanici e al 22% da afro-americani. Insieme a lui incontreranno “il capo della Chiesa” 23 bambini, cinque provenienti dallo stesso istituto, gli altri dalle scuole di St. Ann, St. Paul e St. Charles Borromeo.

I bambini della St. Charles Borromeo

I bambini della St. Charles Borromeo

Sanno che il Papa vive con un solo polmone, che ha rifiutato una grande casa a Roma, che ama il calcio e ha a cuore la Terra. Non vedono l’ora di cantare per lui la preghiera su cui si sono esercitati, di mostrargli i progetti che hanno preparato – come classe o individualmente, a seconda dell’istituto -, incentrati sul servizio alla comunità, sui sacramenti, sulla riconoscenza per i doni di Dio e sulla gestione delle risorse. Si aspettano che il Papa si avvicini a loro, “che ci abbracci, baci e scompigli i capelli”, scherza Essa Nahshal della Borromeo. La sua vicina di banco, Fatima Mintoumba, ride, poi lo guarda quasi maternamente: “Io mi aspetto che ci benedica”. E racconta il progetto della scuola: “Questo è il mondo. Da una parte c’è il cielo, con il sole, la luna, le stelle e gli angeli. D’altra, c’è la Terra con tutti i doni del Signore, l’uomo, le piante, i fiori, gli animali, il fuoco, l’acqua. I doni che amo di più sono il cibo, con cui viviamo, e gli uomini. Per fortuna siamo tanti, così ci possiamo tenere compagnia. Non mi piace la solitudine”.

I bambini di St. Paul

I bambini della St. Paul

I bambini della St. Ann presenteranno il servizio comunitario, rappresentato, tra gli altri oggetti, da cappelli da pompiere e da poliziotto per bimbi. Alla St. Paul invece hanno affrontato i sacramenti: sul tavolo, oltre al calice e all’eucaristia, ci sono le foto di tutti i compagni di classe che hanno fatto la comunione, “così saranno presenti anche loro all’incontro con il papa”.

Itzmary Vazquez

Itzmary Vazquez

“Se dovessimo incontrare altre persone famose, a me va bene che vadano gli altri che non partecipano stavolta”, confida la timida Itzmary Vazquez (Our Lady Queen of Angels), otto anni, che per il Papa ha riprodotto “con materiale riciclato” l’auditorium della scuola con “tre cestini di colore diverso” a sottolineare l’importanza della raccolta differenziata: “Mio fratello dice di parlare bene e di non essere agitata, lo so che è una persona normale ma è davvero vicina a Gesù! Eppoi è tanto famoso! E’ come incontrare una rockstar!”. Se avesse l’occasione di parlargli oggi, Itzmary non gli chiederebbe un autografo, né quale gusto di gelato o squadra preferisce. Ci pensa un attimo, poi risponde: “Gli chiederei se gli manca la sua famiglia. Lui è argentino e vive in Italia”. “Perché questa domanda?”. “Non lo so… a me manca mia nonna. Vive in Messico e l’ho vista una sola volta”. (AS, 25 Settembre 2015).

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Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia.

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About Alessandra Baldini

Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia. Contact: Website | Twitter | More Posts