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Centrafrica: di nuovo sangue; Onu, stop violenze interreligiose

Le testimonianze di UNICEF, INTERSOS, MSF

ROMA/NEW YORK – Una nuova ondata di violenza ha colpito Bangui, capitale della Repubblica Centrafricana (CAR), dopo l’uccisione di un uomo musulmano la mattina di sabato scorso. A causa delle nuove violenze interreligiose, 36 persone sono state uccise e oltre 100 sono rimaste ferite, ma i numeri effettivi potrebbero essere anche più alti. Molti edifici in città sono stati distrutti o danneggiati.

Un portavoce musulmano ha spiegato che i musulmani hanno attaccato un quartiere cristiano dopo il ritrovamento del cadavere di un giovane islamico. A loro volta una milizia cristiana ha dato il via a una sanguinosa rappresaglia.

Tra appelli dei leader religiosi di Bangui alla calma, a New York il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha espresso profonda preoccupazione per la recrudescenza delle violenze interreligiose e ne ha chiesto l’immediate cessazione. I quindici hanno condannato gli attacchi ai civili e chiesto che i responsabili siano chiamati davanti alla giustizia. L’appello e’ anche a tutte le milizie perche’ depongano le armi e pongano fine a ogni atto che destabilizzi la situazione.

E intanto UNICEF e le organizzazioni umanitarie Medici senza Frontiere e Intersos, presenti nel Paese, mobilitano le proprie équipe e lanciano un appello alle parti in conflitto di rispettare i loro obblighi, sanciti dal diritto umanitario internazionale, che proibiscono di fare bersaglio di azioni militari la popolazione civile o infrastrutture come scuole e ospedali.

“La situazione nella capitale è molto tesa, le strade principali sono bloccate dalle barricate. Il coprifuoco notturno imposto dalle forze governative alle 18 non è stato rispettato: il nostro staff ha sentito ripetuti colpi di arma da fuoco durante la scorsa notte e riferisce sulla presenza di decine di morti e feriti”, racconta Giacomo Franceschini, Direttore Regionale INTERSOS per l’Africa. “Anche le sedi di diverse organizzazioni umanitarie hanno subito saccheggi e sono state danneggiate, ma tutti i nostri operatori si trovano in questo momento al sicuro e stiamo prendendo tutte le precauzioni necessarie per continuare in sicurezza le nostre attività nel paese”.

INTERSOS, organizzazione umanitaria italiana, è intervenuta in Repubblica Centrafricana, per soccorrere la popolazione in fuga dal conflitto interno che nel dicembre 2013 ha visto il suo apice di violenza. Lo staff di INTERSOS sta assistendo oltre 50.000 sfollati fuggiti nel nord del paese e garantisce cure e assistenza medica, protezione e supporto psicologico alle vittime di violenza, terapie nutrizionali intensive a donne e bambini malnutriti

Le équipe di Medici senza Frontiere che lavorano al campo sfollati di Mpoko, all’ospedale di Castor e all’Hôpital General hanno attivato piani di emergenza per gestire l’alto numeri di feriti. MSF ha trattato in totale 75 pazienti, li ha stabilizzati e ha effettuato 15 interventi chirurgici.

“È molto triste vedere di nuovo una violenza di tale portata. Non accadeva nulla di simile da ottobre dell’anno scorso,” ha detto Emmanuel Lampaert, capo missione MSF in Repubblica Centrafricana. “Tutte le nostre équipe a Bangui sono state mobilitate e hanno lavorato intensamente per trattare le persone ferite. Continuiamo a monitorare la situazione nel caso la violenza scoppiasse di nuovo”.

Quello nella Repubblica Centrafricana è il peggior massacro dall’inizio dell’anno nella città dove la sicurezza è garantita da truppe francesi e caschi blu Onu.

Secondo l’Unicef dalle prime testimonianze raccolte dalle organizzazioni locali riportano la brutale uccisione di tre ragazzi tra i 16 e i 17 anni (uno di loro è stato decapitato), mentre almeno 4 minori (fra cui due bambine) di età compresa tra i 7 e i 17 anni sono stati feriti da colpi di pistola o da frammenti di granata in un violento scontro a fuoco tra gruppi armati.

“Nulla può giustificare il fatto che vengano colpiti intenzionalmente bambini e ragazzi”, afferma Manuel Fontaine, direttore Unicef per l’Africa Occidentale e Centrale. “Questi terribili crimini contro ragazzi e ragazze intrappolati nella violenza fra diverse fazioni devono cessare, e chiunque commetta questi atti deve essere chiamato a risponderne”.

Quest’ultima ondata di violenze è destinata a peggiorare ulteriormente le condizioni di vita dei bambini nel paese africano, molti dei quali pagano a caro prezzo l’interruzione dei servizi sanitari, l’allarmante aumento della malnutrizione, la chiusura delle scuole e il reclutamento forzato in gruppi armati.

Nonostante le pressanti urgenze, l’appello umanitario 2015 dell’Unicef per la Repubblica Centrafricana, pari a 73,9 milioni di dollari, è stato finora finanziato per meno della metà. Quella in Centrafrica è la crisi umanitaria più sotto-finanziata, fra tutte le emergenze in cui l’Unicef sta rispondendo nel mondo. (AB/NS)

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Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia.

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About Alessandra Baldini

Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia. Contact: Website | Twitter | More Posts