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Baghdad, giovani riuniti per cambiare l’Iraq. Testimonianza della onlus Un Ponte Per…

(di Martina Pignatti Morano*)

BAGHDAD – In Iraq da fine luglio è scoppiata la vera primavera irachena, una nuova partita in cui Daesh (IS) rimane assolutamente marginale. Da fine luglio ogni venerdì migliaia di persone si riversano nelle piazze di tante città per gridare basta alla corruzione della politica, e chiedere servizi e giustizia sociale. Hanno ottenuto il varo di importanti riforme e l’approvazione di un Codice del Lavoro che rispetta gli standard internazionali, sostituendo quello varato da Saddam, che né gli americani né i governi eletti avevano abolito.

Per discutere di tutto questo, dall’1 al 3 ottobre – date scelte per includere la giornata internazionale della Nonviolenza – 2500 attivisti si sono ritrovati nei giardini Abu Nawas, sulle sponde del Tigri a Baghdad, nel Forum Sociale Iracheno sulla Pace e la Coesistenza. Tra loro tante, tantissime donne, tra cui ragazze che partecipavano per la prima volta a un evento politico-sociale, rassicurate dalla comunicazione diffusa sui social network dai media-attivisti dell’Iraqi Network for Social Media e dalle operatrici della campagna Shahrazad. Convinte che questo forum sarebbe stato uno spazio sicuro in cui poter circolare senza molestie, salire sul palco e parlare senza velo, ballare all’aperto mentre il sole tramonta dietro il Tigri.

Un'immagine del Forum Sociale iracheno a Baghdad (Foto OnuItalia.com)

Un’immagine del Forum Sociale iracheno a Baghdad (Foto di Un Ponte Per…)

E’ andata proprio così, ci racconta dalle pagine di “Osservatorio Iraq” il nostro Stefano, attivista di Un ponte per… che ha raggiunto Baghdad con una decina di internazionali, i pochi che hanno ottenuto il visto. Da Nigeria, USA, Belgio, Nepal molti altri si sono visti negare il visto dalle ambasciate irachene, molto ligie nel respingere chi lavora per i diritti umani, mentre i miliziani di Daesh entrano per ben altre strade. Già nel 2013 eravamo stati a Baghdad per il primo Forum Sociale Iracheno, che si era tenuto in un prestigioso palazzo ottomano e nel Baghdad Cultural Centre, ceduti per due giorni alle associazioni dal Governatore di Baghdad. Ma ora le cose sono cambiate: gli islamisti lottano per il controllo di luoghi simbolici come quelli, e fanno in modo che non finiscano in mano all’associazionismo laico. Così il forum si è svolto in una coloratissima tendopoli allestita per l’occasione da 150 volontari, e assomigliava molto alle edizioni del Forum Sociale Mondiale che abbiamo visto a Porto Alegre in Brasile, o a Mumbai in India.

I movimenti sociali iracheni hanno voluto inserirsi proprio in quel processo, aderendo a quella carta dei principi che dal 2001 auspica la globalizzazione della giustizia sociale, la lotta alle corporations e alla guerra, e l’armonia tra umanità e natura. Gli iracheni si sono concentrati quest’anno sul concetto di “Pace Civile” che per loro significa la costruzione di uno stato laico e di un sistema politico che abolisca ogni discriminazione, senza quote che dividano le poltrone in base alle appartenenze etnico-religiose, che sappia far dialogare le comunità e le tribù e costruire nuovi patti di coesistenza. La società civile già lo sta facendo, come ha dimostrato poche settimane fa con un Festival delle Diversità Religiose e Culturali organizzato dall’Iraqi Social Forum National Committee a Nassiriya, aprendo spazi di dialogo ed escogitando misure per la protezione delle minoranze.

Non è facile dall’esterno comprendere la portata di questi gesti, ma a Baghdad anche una Maratona della Pace, come quella organizzata il 3 ottobre in chiusura del forum, può essere un gesto di grande portata politica, un modo per riappropriarsi delle strade, per far correre fianco a fianco uomini e donne, mentre le istituzioni li dividono ormai fin dalle classi delle scuole elementari. Nel frattempo, nel quartiere sciita di Khadhimiyah, due autobombe uccidevano 24 persone. La maratona d’altronde era stata spostata dal venerdì al sabato, all’ultimo momento, per timore che la corsa si mescolasse con le manifestazioni anti-corruzione del venerdì, in cui per la prima volta i seguaci di Moktada al-Sadr sarebbero scesi in piazza, sposando le ragioni della protesta. Si temevano scontri, invece Sadristi e attivisti laici si sono mescolati pacificamente, la polizia ha continuato a distribuire bottigliette d’acqua ai manifestanti invece di respingerli con gli idranti, e tutto continua ad essere diverso da quel 2011 in cui la primavera irachena fu repressa nel sangue dall’allora primo ministro al-Maliki.

Martina Pignatti Morano, presidente di Un Ponte Per...

Martina Pignatti Morano, presidente di Un Ponte Per…

Quello che sorprende è la grande determinazione con cui oggi migliaia di giovani attivisti tentano di cambiare il corso degli eventi, invece di lasciare il paese sulle rotte dei profughi, verso l’Europa. E’ giovane il sindacalista che ha tessuto le trame del dialogo tra lavoratori e parlamentari per arrivare all’approvazione del nuovo Codice del Lavoro iracheno, che finalmente riconosce il diritto di sciopero, quello alla contrattazione collettiva, che protegge le lavoratrici e i membri di minoranze dalla discriminazione e abolisce il lavoro minorile. Di questo, un giovane iracheno di nome Wesam parlava sotto una tenda del Forum Sociale Iracheno, e chissà quanti di quei ragazzi hanno la strategia di un processo di pace in testa, da costruire con le loro associazioni, invece di passare il tempo a progettare la fuga per l’Europa. In un campo per sfollati in cui lavora Un ponte per… i ragazzini hanno scritto e inscenato una recita in cui l’eroe positivo, il giovane coraggioso, alla fine si infila un giubbotto salvagente nello zainetto e scappa. Non saremo noi a dissuaderli, ma i loro coetanei, se sapremo prestare attenzione e dare sostegno a processi straordinari come quello del Forum Sociale Iracheno. Un’altro Iraq è possibile ma chiede solidarietà.

*Martina Pignatti Morano è Presidente di Un ponte per…

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Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia.

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About Alessandra Baldini

Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia. Contact: Website | Twitter | More Posts