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Mediterraneo Sud, sostegno a donne contadine per frenare chi fugge da fame

MILANO EXPO (di Francesca Morandi) – L’area del Mediterraneo, oggi al centro di turbolenze globali a causa di flussi migratori e conflitti, è stata, insieme alle donne, il tema di un convegno tenutosi questa mattina nell’Auditorium di Cascina Triulza, padiglione della società civile a Expo Milano. La conferenza “Reti di donne mediterranee per il rafforzamento del ruolo di genere nelle aree rurali”, organizzata dalla Direzione Generale della Cooperazione allo Sviluppo (DGCS) del Ministero degli Affari Esteri in collaborazione con il CIHEAM (Centro internazionale di Alti Studi agronomici Mediterranei) e la sua sede a Bari, si è focalizzata sulle azioni della cooperazione internazionale per valorizzare il ruolo delle donne nelle zone più svantaggiate della regione Mediterranea.

A moderare il dibattito, al quale hanno partecipato rappresentanti di istituzioni, Ong e esperti in programmi di sviluppo rurale, è stata Bianca Berlinguer, giornalista e direttrice del TG3, che, introducendo i lavori ha evidenziato come  “oggi a livello globale le donne rappresentano la maggioranza dei piccoli produttori agricoli, tuttavia, in molte aree del mondo non hanno adeguato accesso al credito e alla formazione, oltre a vedersi negati diritti quali la proprietà della terra che lavorano”.  Berlinguer ha poi citato i dati della FAO, secondo la quale “se le donne avessero lo stesso accesso alle risorse che hanno gli uomini (dall’istruzione al credito agli strumenti di lavoro) la loro produzione agricola aumenterebbe dal 20 al 30%”. Il rafforzamento del ruolo delle donne nelle aree rurali diventa allora cruciale, ha sottolineato Cosimo Lacirignola, Segretario generale dell’CIHEAM e Direttore dell’Istituto Agronomico Mediterraneo di Bari, in quanto “la sfida dell’umanità è proprio quella di aumentare del 50% la produzione agricola per sfamare una popolazione in crescita nei Paesi in via di sviluppo”.  Lacirignola ha ribadito l’urgenza di “investire sulle giovani imprenditrici agricole” e “fare rete, mettendo insieme, come qui a Expo oggi, donne libanesi, egiziane, africane, europee, affinché si scambino conoscenze”. “Se oggi molti considerano il Mediterraneo come una linea di frattura tra Europa, Africa e Medio Oriente a causa di conflitti e fenomeni migratori – ha concluso -, noi diciamo che nel  Mediterraneo vanno tessute reti comuni di civiltà”.

A ricordare il ruolo delle donne come “custodi della biodiversità, in quanto sono loro che si occupano delle colture tradizionali, tramandando anche conoscenze culturali peculiari”, è stato Cristiano Maggipinto, capo ufficio IX della Direzione della Cooperazione allo Sviluppo (DGCS) del Ministero degli Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI). Maggipinto ha poi evidenziato come “l’uguaglianza di genere sia una delle priorità dell’azione della Cooperazione italiana”, che inserisce questo concetto “in una clausola vincolante per l’erogazione di aiuti nell’agricoltura”.

Naela Gabr al convegno (Foto OnuItalia.com)

Naela Gabr al convegno (Foto OnuItalia.com)

Paola Testori Coggi, membro dell’International Board di WE-Women for Expo, ha illustrato alcune linee fondamentali nella promozione del “women emporwerment” (il rafforzamento del ruolo femminile) nei Paesi in via di sviluppo, come “la titolarità della terra, l’accesso ai finanziamenti, il sostegno nella creazione di cooperative femminili, l’investimento sulle attività avviate da donne secondo le logiche del nuovo modello di business chiamato ‘impact investing’ ”.  Dopo l’illustrazione, fatta da Bianca Maria Pomeranzi, esperta di genere e sviluppo presso la Direzione del Ministero degli Esteri,  di casi di successo portati avanti dalla Cooperazione italiana in Palestina, Senegal e Libano, la prima donna ministro libanese, Wafaa Dikah Hamze, ha auspicato “lunga vita alle relazioni di cooperazione tra Libano e Italia”, che, ha aggiunto l’ex ministro dei Rapporti con il Parlamento del governo libanese, “ha sostenuto molti progetti per valorizzare le donne imprenditrici”.  A chiedere una reale attuazione della Convenzione internazionale sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione della donna (CEDAW), adottata nel 1979 dall’Onu, “da parte di tutti i Paesi firmatari, incluso l’Egitto”, è stata Naela Gabr, prima vicepresidente della Commissione per l’eliminazione della discriminazione contro le donne, che ha sottolineato quanto “gli strumenti giuridici sia fondamentali nell’attuazione dell’empowerment femminile”. (FM, 8 ottobre 2015)

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Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia.

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Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia. Contact: Website | Twitter | More Posts