Ultime notizie
Stampa Articolo Stampa Articolo

Nobel per la Pace: via al toto-nome; dalla Merkel al Papa, i favoriti

OSLO – Da Angela Merkel a Papa Francesco; dal segretario di Stato americano John Kerry e dal ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif al giornale russo Novaya Gazeta o al sacerdote eritreo Mussie Zerai: a poche ore dall’annuncio del vincitore del Premio Nobel per la pace 2015, associazioni e media di tutto il mondo si lanciano nel toto-nome, cercando di prevedere chi sarà annunciato venerdì 9 Ottobre come l’assegnatario della prestigiosa onorificenza. Il massimo riserbo è mantenuto non solo sui vertici della lista, ma anche sulle candidature pervenute e sulle discussioni del comitato (cinque membri scelti dal parlamento norvegese) che assegna il premio a Oslo. Quest’anno a contendersi il titolo sarebbero in lizza 273 nomi: 205 persone e 68 organizzazioni.

merkel sant'egidioTra questi, si fa strada Angela Merkel, che Leonid Bershidsky di Bloomberg View dà “6 a 1”: “merita di vincere”, scrive l’editorialista: “Nessuno ha fatto tanto quanto la Merkel quest’anno per la pace e per i rifugiati”. La cancelliera tedesca è prima anche nel pronostico curato da Kristian Berg Harpviken, direttore di Peace Research Institute Oslo (PRIO), il think tank che monitora le relazioni, soprattutto di pace, tra Stati. “Merkel forse non si qualifica come un’altruistica Madre Teresa, e la sua linea si è fatta più dura nelle ultime settimane, ma una risposta collettiva europea all’attuale situazione e alla gestione futura dei migranti e dei rifugiati, non è pensabile senza Merkel al timone”, sostiene Harpviken. La cancelliera tedesca potrebbe vedere quindi riconosciuto il suo impegno nella crisi dei rifugiati, nonostante la sua candidatura al premio, inviata da parte di alcuni parlamentari tedeschi entro febbraio (termine ultimo), sarebbe legata agli “sforzi per la pace in Ucraina”, secondo quando riferisce Standart. Ma, ancora per la gestione della crisi dei rifugiati, il riconoscimento potrebbe andare al sacerdote eritreo Mussie Zerai, fondatore dell’agenzia Habeshia, o all’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati: per l’agenzia Onu si tratterebbe della terza vittoria dopo quelle del 1954 e del 1981.

Nella classifica di Harpviken trovano posto anche Juan Manuel Santos and Timoleón Jiménez. Il primo presidente della Colombia, il secondo leader delle Forze armate rivoluzionarie (Farc), per gli sforzi compiuti nelle negoziazioni per porre fine alla guerriglia durata 40 anni. “Ma processi di pace sono in corso anche altrove”, sottolinea Harpviken, ricordando l’accordo sul nucleare tra l’Iran e le potenze del 5+1 e aprendo alla possibilità di un “premio condiviso” tra Federica Mogherini (Alto rappresentante dell’Unione Europea per gli  Affari esteri e la politica di sicurezza), il ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif e, aggiungono altri commentatori, il segretario di Stato americano John Kerry.

In lizza anche Dmitry Muratov e il giornale di cui è editore e per cui lavorava anche Anna Politkovskaja, Novaya Gazeta. Nessun media ha finora ricevuto un premio Nobel per la pace, ricordano da Prio, aggiungendo che questo potrebbe rappresentare il primo caso, in riconoscimento dei reportage sulle violazioni dei diritti umani e la corruzione in Russia e l’imparziale lavoro giornalistico portato avanti, “nonostante l’alto prezzo” che ne consegue.

Una possibilità esiste anche Article 9, l’associazione giapponese che ha protestato contro l’autorizzazione da parte del governo di Tokyo all’impiego delle proprie forze armate fuori dai confini, in opposizione all’articolo 9 della costituzione giapponese.

Il dottor Denis Mukwege (Monusco)

Il dottor Denis Mukwege

Un altro tema al centro delle valutazioni in corso a Oslo è quello dell’assistenza alle vittime di violenze sessuali, spesso legate a situazioni di guerra. Tra le nomination, tre nomi vengono dalla Repubblica democratica del Congo: Jeanne Nacatche Banyere, Jeannette Kahindo Bindu e il dottor Denis Mukwege (già insignito col premio Sakharov). Le due donne, attraverso reti di chiese, offrono da oltre dieci anni assistenza alle vittime, assicurandosi che siano seguite anche da un punto di vista medico. Il ginecologo, oltre ad aver fondato il Panzi Hospital, ha preso in cura migliaia di pazienti. Tra i candidati affini per sensibilità, anche Zainab Bangura, Rappresentante Speciale del Segretario Generale per la Violenza Sessuale nei Conflitti e l’associazione colombiana Butterflies. Aggiunge Haprviken, “assegnando loro il premio Nobel per la pace, il comitato ha la possibilità di rafforzare la percezione della violenza sessuale come un problema globale”.

E questo è il punto anche delle ipotesi che si susseguono in questi minuti: “Nell’alimentare il dibattito globale sulle motivazioni e sui candidati meritevoli del premio per la pace, le nostre riflessioni fanno anche da correttivo fondamentale al lavoro (segreto) della commissione Nobel” (le candidature vengono svelate dopo 50 anni) e sono utili a far “prendere familiarità con lo scopo fondamentale del premio e con il processo concreto attraverso il quale un particolare candidato può essere seriamente in considerazione”, aveva dichiarato Harpviken. Per lui Papa Francesco, non ce la farà ad aggiudicarsi l’onoreficenza, nonostante i suoi richiami sui temi della povertà nel mondo, del cambiamento climatico, delle guerre e dei rifugiati che evidenziano altri commentatori.

Per ora, come ogni anno dal 1901 quando venne assegnata la prima onorificenza, l’unica certezza è la volontà di Alfred Nobel, il chimico svedese padre della dinamite e dei premi a cui presta il nome. Il Nobel per la pace, si legge nel suo testamento, va assegnato “alla persona che più si sia prodigata o abbia realizzato il miglior lavoro ai fini della fraternità tra le nazioni, per l’abolizione o la riduzione di eserciti permanenti e per la formazione e l’incremento di congressi per la pace”. (AS, Ottobre 8, 2015)

The following two tabs change content below.

Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia.

Stampa Articolo Stampa Articolo
About Alessandra Baldini

Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia. Contact: Website | Twitter | More Posts

1 Trackbacks & Pingbacks

  1. Nobel per la pace al Quartetto per il dialogo nazionale tunisino “decisivo” per la costruzione della democrazia | OnuItalia

Comments are closed.