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Pena di morte: la giornata mondiale dedicata alle esecuzioni per reati di droga

(di Maria Novella Topi) – ROMA – ”La droga non teme la pena di morte”. Anzi: le esecuzioni aumentano al pari del consumo e dei reati ad essa connessi. E’  il tema scelto quest’anno per celebrare la Giornata mondiale contro la pena di morte (domani) così difficile ancora da sradicare in molti paesi.WP_20151008_003

Tra i molti appuntamenti previsti in Italia, quello che si è svolto a Roma ha visto la partecipazione ad una conferenza stampa di alcune associazioni che si battono da tempo per il rispetto dei diritti umani, anche di quelli dei condannati. Iran Human Rights, Amnesty International, Nessuno Tocchi caino e la Comunità di Sant’Egidio si sono confrontati sul tema, ascoltando anche la descrizione di quanto fa l’Italia in questo ambito da parte del Consigliere del ministero degli Esteri Massimo Santoro, capo ufficio diritti umani della Farnesina. Un lavoro, ha sottolineato Santoro, che negli anni ”si è distinto per un impegno che è stato soprattutto quello di saldare, in un sistema paese, le azioni di governo, istituzioni e società civile”. In modo da fungere da stimolo e sensibilizzazione per i paesi restii non solo all’abolizione della pena capitale, ma anche ad una sua moratoria.

E tra le azioni che dimostrano quanto la lotta all’attività del boia abbia visto l’Italia in prima fila, Santoro ha citato la vigilanza svolta nel corso degli anni, la proposta dell’ex ministro degli Esteri Federica Mogherini (attuale responsabile della politica estera europea) nel semestre italiano di presidenza Ue di istituire una task force composta da governo, Amnesty, Nessuno tocchi Caino e Sant’Egidio. E ancora il lavoro italiano durante la recente settimana dell’Onu a New York svolto con l’Unhcr sugli effetti della pena capitale anche dal punto di vista dei familiari, e la capacità di intervenire sulla costruzione delle linee guida e sulle norme di linguaggio comune di cui la Ue si dota nei confronti dei paesi terzi. Il tema è comunque cruciale, se nell’aprile prossimo le Nazioni Unite dedicheranno una sessione speciale di lavori proprio al tema della droga in relazione con la pena di morte.

Tra gli esempi di paesi che la applicano senza nessuno scrupolo, citati nell’incontro, si sono focalizzate due aree ben precise: l’Iran e l’Arabia Saudita. Nel primo, ha detto Cristina Annunziata, presidente di Iran Human Rights, quest’anno si è assistito ad un picco di esecuzioni (ad oggi 506, il 40% in più rispetto al 2014); nella seconda, ha raccontato la giornalista esperta dell’area Lisa Liimatainen, si sta addirittura ”ricercando personale in grado di usare la scimitarra, poiché non si prevede altro modo di dare la morte, ‘evento’  che si svolge sulla pubblica piazza, dopo processi inesistenti e giudizi decisi da qualcuno dei 15 mila giudici iraniani esperti di sharia (legge islamica) e senza alcuna specializzazione giuridica”.

Iran e Arabia Saudita sono facce della stessa medaglia che quanto alla pena di morte, non è trasparente, viola sistematicamente i diritti umani di ogni prigioniero, è chiusa ad ogni rinnovamento e ad ogni riforma e di cui, ha rilevato Liimatainen ”è difficile trovare un qualunque aspetto legale”. In particolare a Riad, le questioni legate alla casa reale, agli antichi dissidi tra sciiti e sunniti in tutta l’area del Golfo, sono incrostazioni cui nemmeno il cambio di leadership ha voluto porre rimedio. Proprio in Arabia Saudita si sta consumando quello che viene definito un crimine contro l’umanità: la condanna a morte del giovane Ali Mohammed Baqir al-Nimr per reati commessi quando aveva 17 anni.1201-11[1]

L’ultimo caso iraniano riguarda invece Mahmood Barati, un insegnante di scuola , condannato a morte sulla base di false testimonianze di un altro detenuto, poi ritrattate. Ma la sua condanna non è stata revocata e in ogni momento può essere eseguito, essendosi consumati tutti i ricorsi.

In Iran poi si assiste all’aumento dei reati e del consumo, cosa che dimostra quanto le esecuzioni non funzionino affatto da deterrente come pretende l’establishment. Secondo un rapporto della polizia di Teheran, negli ultimi 9 mesi del 2014 sono state arrestate circa 140 persone al giorno, e il numero di donne morte per overdose è aumentato del 30%.

Annunziata e Marco Perduca, di Nessuno Tocchi Caino, hanno poi messo in rilievo quello che oggi appare come una delle questioni più spinose e importanti sul tappeto: il fallimento dei Piani antidroga promossi dall’organizzazione dell’Onu per il controllo della droga e la prevenzipne del crimine (Unodc) finanziati tra l’altro da molti paesi occidentali tra cui l’Italia. ”Secondo i dati da ‘Reprieve’ dal 1998 al 2014 l’Italia ha finanziato i programmi Unodc in Iran con oltre 2 milioni e 300 mila dollari, in pratica finanziando, senza volerlo,  la repressione più brutale e l’attività dei boia”, ha detto Annunziata ricordando che purtroppo nonostante le buone intenzioni iniziali i Piani antidroga si trasformano proprio in un incentivo alle esecuzioni.

Per Marco Perduca ”è grave l’atteggiamento dell’UNODC, che condanna idealmente l’uso della pena di morte, ma continua a destinare fondi a governi, in particolare quello iraniano, che li utilizzano per catturare, condannare a morte e poi giustiziare presunti trafficanti di droga. Altrettanto grave, denuncia Nessuno tocchi Caino, è il ruolo di un certo numero di Stati europei abolizionisti, tra cui la Francia, la Germania e il Regno Unito, che non hanno ritirato, come hanno fatto invece Danimarca e Irlanda, i loro finanziamenti a programmi dell’UNODC in Iran o in Pakistan, pur consapevoli che le donazioni rischiano di alimentare la pratica della pena capitale”.

Perduca ha poi snocciolato cifre da brivido: nel 2015, al 30 settembre, almeno 615 persone sono state giustiziate per reati connessi alla droga in 4 Paesi: almeno 546 esecuzioni sono avvenute in Iran, che corrispondono a circa l’89% del totale mondiale; 55 in Arabia Saudita, quasi la metà delle esecuzioni nel Regno; 14 in Indonesia, tutte per droga. ”Come è noto, in Cina i dati sulla pena di morte sono coperti dal segreto di stato, per cui non è possibile sapere quante esecuzioni per droga sono state effettuate, anche se Nessuno tocchi Caino stima siano decisamente diminuite negli ultimi anni. Inoltre, nel 2014 e nei primi nove mesi del 2015, centinaia di condanne a morte per droga sono state pronunciate, anche se non eseguite, in altri 9 Stati: Egitto, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Malesia, Pakistan, Qatar, Sri Lanka, Thailandia e Vietnam”.

Riccardo Noury, di Amnesty Interntional, ha citato da parte sua il caso di Shahrul Izani, un giovanissimo malaysiano incensurato che rischia la pena di morte per essere stato trovato in possesso di 620 grammi di cannabis quando aveva 19 anni. ‘”È stato il suo primo reato. Ha esaurito tutti i livelli di giudizio e potrebbe essere messo a morte in qualsiasi momento”,  ha spiegato Noury.

A chi chiedeva se, tra le opzioni per fare pressione sui paesi che ancora applicano la pena di morte c’è anche quella di tagliare in qualche modo il volume degli scambi economici e delle relazioni in generale, sia Noury che Perduca hanno risposto che, nonostante le recenti aperture dell’Iran e l’antica pratica di amicizia dell’occidente con l’Arabia Saudita, né Teheran né Riad hanno fatto passi avanti su questo tema. Né l’ha fatto la Cina, tra i più potenti partner commerciali al mondo, e che, ha osservato Perduca ”occorrerebbe che l’Italia, cui si chiede di essere inflessibile con i paesi che applicano la pena capitale, avesse per così dire la ‘fedina penale pulita’ e non essere tra i primi paesi che non rispetta alcuni patti sul trattamento dei detenuti e sulle carceri”.

(MNT, 9 ottobre 2015)
 

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Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia.

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About Alessandra Baldini

Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia. Contact: Website | Twitter | More Posts