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Addetti scientifici a consulto per la cooperazione internazionale

ROMA – Dopo anni in cui il “tema fondamentale era la fuga dei cervelli, ora c’è bisogno di essere aperti e presenti nel mondo, accettando la circolazione e lo scambio di conoscenze, economie e persone, nonostante la crisi e puntando alla globalizzazione dei cervelli”. Lo ha affermato il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, aprendo alla Farnesina la riunione degli addetti scientifici che operano presso le nostre ambasciate, consolati e rappresentanze permanenti nel mondo.

“E’ necessario – ha sostenuto ancora Gentiloni – accettare l’idea di essere in un mondo ormai diverso in cui non esistono particolari recinti e barriere”, non bisogna “preoccuparsi di tenere l’energia nel nostro campo e chiudersi verso l’esterno, ma dobbiamo fare il contrario, essere aperti e presenti nel mondo”. Parlando ai 25 addetti scientifici riuniti alla Farnesina, insieme a presidenti dei principali enti di ricerca, delle associazioni di categoria e delle associazioni dei ricercatori italiani all’estero, il ministro ha esortato a “fare uno sforzo per connettere il più possibile i nostri ricercatori all’estero con il Sistema Paese e aprire sempre di più le nostre università”.

La due giorni al ministero degli Esteri si propone di presentare le principali priorità nazionali in materia di ricerca e innovazione nella prospettiva dell’approvazione del nuovo Piano nazionale per la ricerca, oltre che di affrontare il tema dell’eredità di Expo per gli aspetti relativi al collegamento tra ricercatori e imprese, assicurando il sostegno alla crescita e alla competitività del nostro sistema produttivo, nella convinzione che gli addetti scientifici svolgano un ruolo cruciale per mettere la ricerca al centro delle strategia di crescita del Paese.

Ne è convinta anche il ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Stefania Giannini, secondo cui “investire sul capitale umano è per noi una priorità assoluta, anche nella legge di stabilità: abbiamo infatti pochi ricercatori (circa 25.000 fra enti e università, pari a 3,2 su mille abitanti contro la media europea di 5,1) per affrontare la competizione a livello internazionale.

“Colmare il gap che separa il numero dei ricercatori italiani da quelli degli altri Paesi europei è una priorità: se non si riesce in questo – ha rilevato Giannini – il discorso diventa complesso. Arruolare nuovi ricercatori costituisce quindi una scelta strategica fondamentale per i prossimi sette anni’”, ha aggiunto il ministro riferendosi al Piano Nazionale della Ricerca che potrebbe essere approvato a breve.

Il Piano potrebbe infatti essere presentato entro ottobre. “Dopo i prossimi passaggi formali – ha aggiunto il numero uno del Miur – sarà il nostro strumento per stabilire azioni e gestire fondi per i prossimi sette anni”. Sono sei le linee di indirizzo previste nel Piano Nazionale della Ricerca, tutte riconducibili all’impostazione del più grande programma di ricerca mai proposto dall’Europa, Horizon 2020.

Puntare sull’innovazione del Paese, anche grazie alla rete degli addetti scientifici, è l’esortazione del segretario generale della Farnesina, ambasciatore Michele Valensise. “La Farnesina punta sempre di più sull’innovazione dell’Italia – ha dichiarato il segretario generale – e la cooperazione scientifica costituisce lo strumento fondamentale affinché ciò avvenga. Stiamo lavorando per favorire tutte le forme di raccordo con le altre amministrazioni.

“Le limitazioni dei finanziamenti – ha ricordato Valensise – non ci devono impedire di andare avanti su questa strada”. A tale proposito il segretario generale ha ricordato alcune “success stories”, come le collaborazioni in essere tra la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa con il Giappone, quella tra l’Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn) con gli Stati Uniti e la sinergia sulla ricerca medica tra il Biocampus di Roma e alcune aziende statunitensi.

Valensise ha infine sottolineato che “la rete degli addetti scientifici, elemento prezioso da integrare sempre più nelle ambasciate, può essere molto utile per l’industria e che in questo settore molto si può e si deve ancora fare”.

Esempio ne è la cooperazione tra Italia e Giappone, che coinvolge non solo le università e gli istituti di ricerca, ma che guarda sempre di più al settore privato, con aziende italiane che hanno interesse a sviluppare dei programmi di ricerca e sviluppo con aziende giapponesi. Quest’ultima fase è essenziale, ma difficile da realizzare. Lo ha spiegato Alberto Mengoni, addetto scientifico presso l’ambasciata italiana a Tokyo, aggiungendo che “con il Giappone, abbiamo una lunga storia di collaborazioni nelle scienze di base, come fisica, matematica, medicina, mentre oggi stanno diventando sempre più importanti quelle nel settore della tecnologia e dell’innovazione. Bisogna dunque puntare sull’internazionalizzazione della ricerca creando un ambiente favorevole per la cooperazione”.

È quello che cercano di fare alla Silicon Valley, dove negli ultimi 50 anni sono nate le più importanti rivoluzioni. “Siamo in una zona unica al mondo – ha affermato Massimo Maresca, addetto scientifico presso il consolato generale a San Francisco – e da qui cerchiamo di attrarre e mettere in rete ricercatori e professori italiani che vi lavorano per creare opportunità per i nostri giovani, ma anche acquisire e trasmettere informazioni su come funziona la ricerca”. (NS, 14 ottobre 2015)

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Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia.

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About Alessandra Baldini

Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia. Contact: Website | Twitter | More Posts