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Lago Ciad: Prodi, riportare pace e stabilita’, Boko Haram paralizza sviluppo

Il Lago Ciad visto dall'Apollo 7 nel 1968

MILANO EXPO –  Per risolvere la crisi sulla gestione delle acque del Ciad “è necessario mobilitare enormi investimenti nelle infrastrutture. Ma prima di tutto bisogna riportare pace e stabilità politica: attualmente Boko Haram ha completamente paralizzato ogni progetto di sviluppo”, lo ha detto l’ex presidente del consiglio ed ex inviato Onu per il Sahel Romano Prodi nel corso di un incontro a EXPO sul futuro di un bacino idrografico che e’ anche – tra boom demografico, cambiamenti climatici, insicurezza alimentare e instabilità geopolitica – un simbolo di tutte le più grandi sfide che l’umanità deve affrontare nel prossimo futuro.

Il convegno e’ stato organizzato dal CNR al Biodiversity Park . Al capezzale del lago il cui futuro e’ cruciale non solo per l’Africa ma anche per l’Europa, i principali esperti europei e africani: Marina Bertoncini (Università di Padova), Mana Boubakari (Capo Divisione per la Cooperazione e i Progetti, CBLT), Diana Bracco (Presidente di Expo Milano 2015), Giampaolo Cantini (Direttore generale per la Cooperazione allo sviluppo, MAECI), Emilia Chiancone (Presidente di Genetica Agraria, Accademia Nazionale delle Scienze), Lucio Caracciolo (Direttore “Limes”), Michel Dimbele-Kombe (Direttore dell’Osservatorio del Bacino del Lago Ciad), Esoh Elame (Università di Padova), Jacques Lemoalle (Istitut de Recherche pour le développement), Francesco Loreto (Direttore Dipartimento di Scienze Bio-agroalimentari), Luigi Nicolais (Presidente CNR), Giorgio Pacifici (TG2), Giuseppe Palmisano (Direttore Istituto di Studi Giuridici Internazionali – CNR), Maria Giuditta Politi (Presidente Confederazione Italiana degli agricoltori Ancona), Enrico Porceddu (Professore di Genetica agraria, Accademia Nazionale delle Scienze), Paolo Sannella (Presidente Centro Relazioni con l’Africa, Società Geografica Italiana), Dino Scanavino (Presidente della Confederazione Italiana degli agricoltori).

pageIl Lago Ciad si sta prosciugando. Dagli anni Sessanta a oggi la sua superficie si è ridotta di 10 volte per la mancanza di coordinamento nella gestione delle acque tra i Paesi del bacino, aggravata dai cambiamenti climatici. Una vera catastrofe ecologica che ha travolto gli abitanti delle rive, principalmente pastori, agricoltori e pescatori. L’area è fra quelle a più forte crescita demografica al mondo: se nel 1991 gli abitanti del bacino del Ciad erano 21 milioni del 1991, oggi sono 45 milioni e nei prossimi anni cresceranno ancora più rapidamente. Una situazione esplosiva anche geopoliticamente, poiché povertà e mancanza di futuro alimentano gruppi terroristici come Boko Haram.

Romano Prodi nel corso del convegno a EXPO

Romano Prodi nel corso del convegno a EXPO

Le cause della crisi attorno al Lago Ciad sono così vaste e profonde che le soluzioni dovranno essere altrettanto forti. “La realtà è che questa popolazione in fortissima crescita non potrà essere sostenuta dall’agricoltura tradizionale e nemmeno dall’agricoltura in se’ e per se’ – ha spiegato Prodi – serve una grande spinta verso lo sviluppo economico e sociale, i Paesi del bacino devono superare le divisioni e elaborare un discorso unitario in grado di coinvolgere la comunità internazionale”, ha detto Prodi, Presidente della Fondazione per la collaborazione tra i popoli. Gli aspetti geopolitici sono stati sottolineati anche dal direttore di Limes Lucio Caracciolo: “I Paesi dell’area purtroppo hanno istituzioni deboli, mentre le organizzazioni terroristiche sono forti e traggono profitto da traffici illegali, anche di esseri umani. Per dare pace e sviluppo serve un’autorità solida, se non c’è controllo del territorio non si può intervenire.”

Per salvare il Lago Ciad, la sua biodiversità e la vita di milioni di persone serve un piano d’azione deciso, che sappia superare le storiche divisioni politiche tra Paesi ed etnie e innescare uno sviluppo reale e sostenibile. “La crisi del Lago Ciad è all’origine di un grande flusso di profughi verso altri Paesi africani e verso l’Europa, in fuga da povertà, disastro ecologico e violenza terroristica – ha osservato il Direttore generale per la Cooperazione allo sviluppo Giampaolo Cantini. Per cominciare ad affrontare la situazione, l’Unione Europea sta lavorando a un trust fund specifico per il Sahel e in particolare per il lago Ciad, finanziato daFondo Sociale Europeo, da Paesi europei e terzi e da altre fonti. “Si tratta – ha detto Cantini –  del primo tentativo di intervenire sulle cause strutturali dei grandi flussi migratori, con interventi mirati ad aumentare la resilienza delle popolazioni locali”. (OI, 14 ottobre 2015)

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Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia.

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About Alessandra Baldini

Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia. Contact: Website | Twitter | More Posts