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Conferenza Unido, imprenditoria femminile asse di sviluppo in Medio Oriente e Nord Africa

young muslim woman in head scarf using laptop in cafe with friends

MILANO – Promuovere, sostenere  e sviluppare il ruolo dell’imprenditorialità femminile nella regioni del Nord Africa e Medio Oriente, esaltare le opportunità di collaborazione tra Italia e Mediterraneo: è il tema della Conferenza Women Economic Empowerment in the Mena Region, organizzata dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per lo sviluppo industriale (Unido). Il  tema dell’empowerment economico delle donne in Egitto, Giordania, Libano, Marocco, Palestina e Tunisia, è stato al centro della riunione a Expo Milano, cui hanno partecipato l’ex ministro degli Esteri italiano Emma Bonino, il direttore generale della Cooperazione Giampaolo Cantini, il ministro dell’Industria del Libano Hussein El Hajj Hassan e la responsabile degli Affari delle Donne della Tunisia, Samira Merai. Presenti anche imprenditrici, rappresentanti di istituzioni finanziarie, Ong e accademici che hanno arricchito il dibattito apportando il contributo delle loro esperienze. In particolare l’esperienza diretta di alcune donne imprenditrici è servita a promuovere la creazione di un network di donne impegnate nello sviluppo sostenibile e inclusivo dei rispettivi paesi.giampaolo-cantini[1]

Le donne sono presenti in tutti i settori sociali e politici, ma certamente quando si parla di cibo ”l’idea che non ci fosse un protagonismo al femminile mi pareva un vuoto insopportabile”, ha detto l’ex Ministro degli Esteri Emma Bonino in apertura. Fare a meno dell’energia e della capacità di invenzione del 50 per cento della popolazione è ”uno spreco che il mondo non si può più permettere”, ha detto la Bonino, secondo la quale il successo del progetto Women for Expo è la prova del fatto che quando abbiamo deciso di lanciare un tema specifico sul ruolo delle donne ”avevamo visto giusto”. L’ex titolare della Farnesina ha affermato che sin dal 2007, da quando si è saputo che Milano avrebbe ospitato l’Expo, ”abbiamo voluto questo progetto” e ”la buona notizia è che Women for Expo può diventare ora un progetto strutturale per tutti gli Expo futuri, non solo a Dubai 2020”.

”Le donne hanno una grande difficoltà a fare rete – ha proseguito Bonino – ed è una cosa invece che dobbiamo imparare a fare dagli uomin”. Le nostre diversità, secondo la Bonino, sono un asset e ogni donna ha il suo modo di vedere il mondo e la politica: ”La diversità non va solo accettata ma va anche valorizzata. Siamo il 50 per cento del mondo che ha deciso che vuole contare nello sviluppo del pianeta e partecipare a rendere il mondo un posto migliore”. La diversità culturale politica, religiosa e sociale deve essere accettata e, secondo la Bonino, ”la vera sfida è come far prosperare un mondo caratterizzato da una così grande diversità. Le donne in questo possono dare il loro contributo”.

Abbiamo voluto sostenere l’iniziativa dell’Unido per sottolineare il ruolo delle donne “in una regione cruciale per la nostra storia e per i rapporti che abbiamo in termini economici, sociali e culturali”, ha affermato Cantini, evidenziando l’importanza delle strategie politiche per lo sviluppo del ruolo delle donne anche nel quadro dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile che ha definito ”un’Agenda universale”. Cantini ha voluto sottolineare in particolare l’aspetto della cosiddetta “accountability” in quanto ”tutti gli stati sono tenuti a dare conto di quello che hanno fatto per il raggiungimento dei 17 Obiettivi dell’Agenda”. Il quinto Obiettivo è relativo proprio allo sviluppo del ruolo delle donne.

Nelle strategia della Cooperazione italiana, ha proseguito Cantini, i temi di genere sono ”una grande priorità”. Secondo il Direttore Generale il ruolo della donna nello sviluppo e nell’economia è un tema che è emerso più volte all’Expo, in particolare per quanto riguarda il ruolo della donna nell’agricoltura. Cantini ha voluto inoltre ricordare alcune attività della Cooperazione italiana nel settore: nei Territori palestinesi con il centro istituito vicino a Betlemme e che ”costituisce un esempio di attività a sostegno delle donne e le aiuta a reinserirsi nell’economia e nella società”. Per quanto riguarda l’accesso all’educazione, Cantini ha quindi ricordato i programmi della Cooperazione italiana in Senegal che “possono essere un esempio anche per l’area Mena”. Tra gli altri progetti: l’iniziativa di microcredito e microfinanze in Marocco, l’attività di sostegno delle imprese in Tunisia e lo sviluppo dell’artigianato nelle aree rurali dell’Alto Egitto. Cantini ha concluso ricordando che l’articolo 27 della nuova legge sulla Cooperazione italiana prevede la concessione di crediti d’aiuto a tassi agevolati per operatori italiani che vogliano entrare in joint venture con omologhi locali per avviare attività nei settori più disparati. In questo senso, serve un ”approccio integrato allo sviluppo che deve essere guidato anche dall’Agenda 2030”.

Centrafrica-sicurezza_alimentare[1]La ministra tunisina per gli Affari delle Donne, Samira Merai, ha sostenuto che ”la democrazia si deve costruire sulla partecipazione attiva delle donne” e  ha sottolineato l’impegno del suo paese in favore dei diritti delle donne “sin dal momento dell’indipendenza”. Molto è stato fatto, secondo il Ministro, dal 1958, anno di avviamento della scolarizzazione delle donne in Tunisia, sino al 2014 con l’adozione della nuova Costituzione che riconosce ”il ruolo fondamentale delle donne, l’ uguaglianza dei sessi e l’eliminazione di tutte le discriminazioni”.  La Merai ha ricordato inoltre come la Tunisia abbia ratificato tutte le principali Convenzioni dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro, in particolare per quanto riguarda l’uguaglianza della retribuzione tra uomini e donne. Secondo il ministro se i progressi nel campo della scolarizzazione sono evidenti, c’è ancora molto da fare nell’accesso al mercato del lavoro. “Il potenziale femminile per l’imprenditoria esiste e la Tunisia lavora in questo senso”, ha affermato Merai secondo cui il Ministero per gli Affari delle Donne di Tunisi ha avviato un piano 2016-2020 per potenziare le prospettive occupazionali delle donne tunisine: l’obiettivo principale è quello di passare dal 25,5 per cento al 35 per cento 2020 di donne occupate, con un calo della popolazione impiegata nella “economia sommersa”.

Il piano dovrebbe essere sviluppato su due assi – ha spiegato Merai – uno a livello regionale con la creazione di 50 imprese femminili in ogni governatorato della Tunisia e l’altro tramite la promozione dell’imprenditoria per modificare il quadro normativo nel quale le donne imprenditrici si possono muovere, in modo da facilitare anche l’accesso al mercato e lo sviluppo della cultura imprenditoriale. La ministra ha concluso il suo intervento ad Expo ricordando anche le possibilità di sviluppo, formazione e inquadramento professionale per le donne tunisine derivanti dalle attività portate avanti in collaborazione con la Cooperazione Italiana per lo Sviluppo del Ministero degli Esteri.

(MNT,  15 ottobre 2015)

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Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia.

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About Alessandra Baldini

Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia. Contact: Website | Twitter | More Posts