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Unifil: ‘Taurinense’ subentra a ‘Friuli’, e in un blog il grazie di chi se ne va

SHAMA (LIBANO SUD) –  Scambio di consegne alla base italiana Millevoi di Shama: dopo sei mesi di impegno nel Libano Sud,  la Brigata alpina Taurinense è subentrata alla Brigata aeromobile Friuli, alla guida del Sector West di UNIFIL.  Alla cerimonia di passaggio tra il generale Salvatore Cuoci, cedente, ed il subentrante generale Franco Federici era presente anche il Comandante del Comando Operativo di Vertice Interforze (COI), generale di Corpo d’Armata Marco Bertolini, e il comandante di  UNIFIL, Generale di Divisione Luciano Portolano, che ha sovrinteso al passaggio della bandiera di UNIFIL.

Nel suo intervento Bertolini ha ringraziato il contingente della Friuli per il lavoro svolto che ha contribuito a rafforzare i rapporti tra il contingente dell’Onu e la popolazione libanese, anche grazie al lavoro svolto nell’ambito civile. interventi di sostegno all’istruzione, allo sport, all’efficienza dei villaggi (strade, illuminazione, acqua).

All’evento hanno partecipato autorità politiche, religiose e militari locali, nonché delegazioni di diverse nazionalità presenti in UNIFIL. La Brigata alpina Taurinense, integrata da unità francesi nell’ambito del neo costituito comando brigata italo-francese, assume quindi il comando del Sector West di UNIFIL, responsabile su tutto il sud del Libano e a cui contribuiscono 13 nazioni, per un totale di circa 3000 peacekeepers.d69da275-bb6a-497f-a7d6-5325f8d8892d7Medium[1]

Fin qui l’ufficialità. Ma poiché sei mesi di lavoro a contatto con problematiche totalmente diverse non passano invano, qualcuno dei militari italiani che stanno per tornare a casa ha voluto descrivere le ultime fasi della sua missione in un blog che la Friuli ha tenuto con passione in tutto questo periodo. Questa volta, come è intuibile, il titolo del blog di saluto è: ”Grazie”.

Eccolo:

”È difficile trovare le parole giuste per concludere, in modo adeguato,  un’esperienza di sei mesi di racconti, emozioni, stati d’animo, pensieri che abbiamo voluto condividere con voi che ci avete seguito.  Sicuramente, la prima parola che viene in mente è ‘Grazie!’.

Grazie per averci letto, per aver visto attraverso i nostri racconti ciò che noi abbiamo avuto di fronte, per aver condiviso sui social le nostre esperienze, per aver commentato e discusso in questo blog o in altra sede in cui i nostri pezzi sono stati rilanciati quello che abbiamo cercato di trasmettervi.

Grazie per aver creduto in noi, supportandoci e sopportandoci in qualità di familiari, amici, semplici conoscenti o cittadini interessati alla nostra attività e a come siamo stati in grado di portare avanti e fuori dai confini nazionali il nostro ‘sistema paese’: un termine che, se normalmente richiama alti concetti di economia ed investimento, nel nostro caso afferisce ad ambiti più umani, concreti, solidali.

Il ‘sistema paese’ di cui andiamo fieri sono state le aziende e le associazioni che hanno creduto in noi, che ci hanno dato fiducia, che ci hanno affidato i loro prodotti o i beni da loro raccolti per distribuirli a chi ne aveva più bisogno, senza avere nulla in cambio. Un ‘sistema paese’ in cui noi non siamo stati altro che il ”tricolore di garanzia” della grande macchina della solidarietà in cui possiamo considerarci tra i primi al mondo: giocattoli, abbigliamento, attrezzature ed equipaggiamenti che ci sono stati affidati solo perché in noi si è creduto come veicolo per farli giungere alla esatta destinazione. Grazie per averci permesso questo, grazie per averci fatto vedere il sorriso delle persone che queste donazioni le hanno ricevute ed averci fatto sentire ancor più fieri di essere italiani.

Permetteteci quindi di ringraziare i nostri partner in questa “Operazione Leonte 18”:

il Rotary Club di Lugo di Romagna (RA) ed il Mede Aereum di Tomello (PD), le associazioni Club Atlantico e PASFA di Bologna, le aziende MACRON di Bologna e CHAMPION EUROPE di Modena, il negozio Casabella Un Mondo di Giocattoli di Scandiano (RE) e, per finire, quello che consideriamo a tutt’oggi il gruppo che custodisce i valori fondanti della nostra Brigata:  l’Associazione Nazionale Reduci della Friuli che ci ha anche affidato, come sempre accade quando veniamo impiegati all’estero in operazioni, la bandiera del Gruppo di Combattimento che fu prima unità italiana ad entrare in Bologna liberata nel 1945. Grazie anche e soprattutto a voi: se oggi portiamo pace nel mondo, è perché il vostro sacrificio ce lo ha permesso e la vostra bandiera ha vegliato su di noi”.

e5f9a34d-0bef-40a6-bff8-3fd3168c98532Medium[1]E, senza enfasi, c’è chi per ringraziare descrive ”il momento più atteso”, quello della consegna della medaglia a fine impegno.

”Ed ecco arrivare il momento tanto atteso dopo sei mesi lontani da casa: la medal parade. Cerimonia che è stata semplice e sobria proprio come la volevo io. Un momento Genuino, Familiare, intimo. Semplicemente indimenticabile.

Con l’inno delle nazioni unite come sottofondo e un discorso di ringraziamento che ci ha fatto sentire apprezzati e stimati. Un comandante eccezionale che ci appunta la medaglia e uno ineguagliabile che ci stringe la mano, che stringe a tutti la mano, congratulandosi e ringraziando ancora. Tutto avvolto in un turbine di emozioni a coronare un periodo che ha segnato indelebilmente le nostre esistenze. C’è stata la felicità di aver raggiunto un traguardo, la soddisfazione di aver concluso un periodo intenso e irripetibile e l’orgoglio di essere stati un piccolo ingranaggio di un grande meccanismo perfetto. Quella pienezza che ti fa sentire di non voler essere che qui oggi e che non c’è nessun altro posto al mondo dove dovresti essere. Perché il senso della nostra missione è forte: mantenere una pace duratura e garantire sicurezza in una terra martoriata da un conflitto infinito. Sostenere e supportare una popolazione che ha davvero bisogno del nostro intervento.

C’è ,credo, per ognuno di noi anche molto di più dietro questa una nuova medaglia. Sei mesi concentrati, densi, carichi di mille significati. Leonte 18: dovessimo dare una definizione completa non basterebbe un libro. Il suo senso e il suo valore è sì soggettivo e personale, ma qualcosa accomuna tutti. La fierezza di aver contribuito al nostro compito istituzionale dedicando il nostro lavoro e la nostra risorsa più preziosa e non rinnovabile: il nostro tempo. Il sacrificio di aver speso sei mesi della nostra vita lontani da casa e dai nostri cari in un posto dimenticato al confine sud, le privazioni e le preoccupazioni per la nostra famiglia che rimangono sempre lì, in sottofondo. Un’esistenza divisa a metà ma che forse proprio per questo ci fa lavorare ancora più concentrati sul nostro nobile obiettivo.

Avevo gli occhi lucidi quando è arrivato il mio momento… Oltre alla commozione di aver ricevuto un forse meritato riconoscimento, per quel gusto dolceamaro di come è di fatto la vita. Di come un momento così atteso ed emozionante ti sfugge di mano perché tutto sta per terminare. La stanchezza e la fatica per un attimo sono scomparse lasciando il posto ad un pizzico di malinconia e ad un’immagine incisa nella mente di tanti baschi blu uniti nello stesso sentimento, fieri del nostro mandato.  E non pesa neanche schierarsi per celebrare momenti previsti dal protocollo, perché quella piccola medaglia appuntata sul petto sembra dire”parte di tutto questo è anche merito tuo”. Pesa come pesano sei mesi di vita. Pesa ma non fa chinare il capo. Sguardo alto e fiero ad incrociare, magari per la prima volta quello di chi, in realtà, non è mai stato “troppo lontano, troppo in alto, troppo…”.

 

(MNT;  15  ottobre  2015)

 

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Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia.

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About Alessandra Baldini

Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia. Contact: Website | Twitter | More Posts