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Clima: a Bonn ultimi negoziati, poi c’è Parigi e non c’è più tempo

BONN – L’ultimo ciclo negoziale dell’Onu prima della Conferenza sul clima di Parigi è in corso a Bonn dove la  Climate change conference ha preso il via in un clima di forte critica da parte dei Paesi in via di sviluppo verso l’ultima bozza di progetto presentata per un accordo mondiale sul clima. Si tratta del round finale dei negoziati sul clima prima del Summit di Parigi, tra meno di sei settimane, dove  si attende l’approvazione di un nuovo accordo globale, cui partecipano i rappresentanti di 195 paesi.

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Mentre al di fuori degli ambienti delle Nazioni Unite c’è un gran fermento e pressione che vede protagonisti  gruppi religiosi, aziende e società civile, nei negoziati i progressi  sono andati a rilento ed è arrivato il momento di dare una scossa.  Secondo Mariagrazia Midulla di WWF Italiaa ”è chiaro come vi sia ancora molto lavoro da fare perché si raggiunga a Parigi quell’accordo equo, ambizioso e innovativo che il mondo chiede…. Bisogna lasciare Bonn con una bozza di accordo più robusta di quella che c’è ora, soprattutto per assicurare che sia davvero in ogni sua parte ambizioso ed equo.  Quello che deve uscire da Bonn è un draft per un accordo che possa facilmente essere utilizzato come base per decidere sui temi chiave per impegni politici in linea con quanto è emerso dalle ultime rilevanze  scientifiche sul cambiamento climatico”.

Secondo gli ambientalistiqQuesti devono comprendere:

  • Impegni chiari per il finanziamento del Fondo Verde per il Clima anche dopo il 2020;
  • Equità e giustizia come asse dell’accordo in tutte le sue parti;
  • Forte processo di revisione e taratura  degli obiettivi
  • Un piano a sé stante, un meccanismo internazionale permanente per prevenire e affrontare le emergenze (Loss & Damage) dovute al cambiamento climatico
  • Adozione esplicita di un forte obiettivo globale per l’Adattamento per indirizzare un’azione crescente di adattamento e sostegno a coloro che stanno affrontando quegli impatti del cambiamento climatico già ora inevitabili

Mentre nei negoziati ci si sta concentrando molto su cosa i paesi dovranno fare dopo il 2020, è vitale rivolgere l’attenzione sulle azioni pre-2020. La comunità scientifica, afferma il WWF in un comunicato,   ci dice che per restare al di sotto dell’aumento medio delle temperature globali di 1.5- 2 gradi centigradi rispetto all’era preindustriale, le emissioni di gas serra devono avere il picco massimo prima del 2020 e iniziare a scendere rapidamente. Queste azioni pre-2020 dovranno essere solide, in modo da sostenere gli impegni, oltretutto ancora inadeguati, presi  dai governi attraverso  gli INDC’s (in pratica gli obiettivi e i piani per ciascun Paese per il periodo post 2020. Se  si vuole colmare il gap di emissioni, occorre procedere verso un’implementazione attuata con sforzi sempre maggiori sull’energia rinnovabile e l’efficienza energetica e nel settore dell’uso del suolo.ClimaWeb[1]

L’atmosfera nella quale si svolge la riunione di Bonn è stata definita della “massima urgenza”, un tentativo di compiere effettivi passi in avanti sul testo che dovrà trovare un accordo mondiale che freni il riscaldamento del pianeta. “Questa è l’ultima sessione prima della COP21”, hanno ricordato in una nota i copresidenti, l’algerino Ahmed Djoghlaf e l’americano Daniel Reifsnyder. “Il tempo stringe e il sentimento condiviso è quello dell’urgenza (…), quindi invitiamo tutti a venire qui pronti ad avviare negoziati che servano a definire la bozza dell’accordo da siglare a Parigi”.

Sul tavolo adesso vi è un testo ridotto a da 80 a 20 pagine, più leggibile e concreto, che sarà vagliato dai delegati nel corso di sessioni che dureranno ogni giorno fino alle 21 per cinque giorni. “Ci sarà di che discutere in queste riunioni”, ha commentato Alden Meyer, dell’organizzazione americana Union of Concerned Scientists. “Ciò che i negoziatori devono fare a Bonn è assicurarsi che il testo rifletta tutte le opzioni, ma sufficientemente smussate per essere gestibili dai ministri” a Parigi.

Finora sono 150 gli Stati che hanno consegnato all’Onu il loro contributo per ridurre i gas a effetto serra (GES) in vista del 2025-2030. Ma l’insieme di queste promesse porta a un aumento delle temperature superiore a quello indicato come massimo, vale a dire +2,7°C anche 3. Se nulla venisse fatto e si seguisse il trend attuale, l’aumento toccherebbe i 5 gradi.

(MNT, 21  ottobre  2015)

 

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Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia.

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About Alessandra Baldini

Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia. Contact: Website | Twitter | More Posts