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Diario dal Sud Sudan di Valentina (Amref), situazione nuovamente esplosiva

 

JUBA (SUD SUDAN) – E’ il paese più giovane al mondo, ma certo non il più pacifico: Il Sud Sudan martoriato da decenni di guerra in seguito alla quale è divenuto indipendente, dove le infrastrutture sono ai minimi termini e migliaia di persone fuggono, anche quello che era considerato “un prato verde dove crescono speranze” – la Regione rigogliosa di Western Equatoria – è percorsa da violenze e instabilità.

Amref, organizzazione umanitaria molto attiva in Africa attraverso la sua operatrice Valentina Picco racconta il clima, tra coprifuoco, tentate rapine, impossibilità di andare a visitare i progetti Amref a Maridi, proprio nello Stato di Western Equatoria. Una situazione, dice, “che va di male in peggio”.

Ecco il ‘diario’ di Valentina.

22 OTTOBRE

1445587472_IMG_7125[1]Sono rientrata a Juba da ormai una decina di giorni, dopo il mio passaggio a Nairobi al quartier generale di Amref per una serie di incontri. Non ho avuto ancora la possibilità di partire per raggiungere Maridi e le nostre scuole, perché la situazione dello Stato di Western Equatoria è purtroppo ulteriormente peggiorata. Per ora quindi continuerò a dare il mio supporto ai progetti dall’ufficio di Juba, nella speranza che la situazione nella capitale non precipiti a causa della crisi economica e dei recenti fatti politici. Domenica sera 4 ottobre, il Presidente Kiir ha dato annuncio di aver aggiunto ai 10 Stati in cui è attualmente diviso il paese, altri 18 Stati, creati suddividendo in parti più piccole quelli già esistenti ed arrivando così ad un totale di 28. Pur trattandosi per ora soltanto di una proposta, il Presidente ha già ottenuto il via libera da parte del Gabinetto dei Ministri e si prepara ora a far approvare la disposizione anche al Parlamento.

Naturalmente questa notizia ha creato scompiglio e tensione nel paese per svariati motivi. Primo tra tutti il fatto che l’accordo di pace appena firmato riguardava la spartizione del potere tra le due parti in causa sulla base dell’attuale divisione in stati. Questa nuova configurazione mette quindi di nuovo tutto in discussione, rendendo vani gli sforzi di negoziazione fatti fino ad ora ad Addis Abeba dalla Comunità Internazionale. Un altro motivo di grande preoccupazione deriva dal fatto che la spartizione è fatta in teoria sulla base di divisioni già esistenti tra le contee e le varie città, ma nella pratica da spunto a faide e combattimenti per la creazione dei confini dei nuovi stati. In tutti i territori si è alzata la tensione e scontri sono già avvenuti soprattutto in luoghi dove abitano diversi gruppi etnici. Il processo di pace avviato in seguito alla firma dell’accordo del 26 agosto subisce quindi una grave battuta d’arresto, rigettando il futuro del paese in vortice di instabilità ed incertezza politica. (accanto la foto di Valentina Picco)

A Juba non si avvertono ancora conseguenze dirette in seguito a tale dichiarazione, ma la vita delle persone, locali ed espatriate, non è mai stata così difficile. La grave crisi economica e la conseguente inflazione che ha colpito il paese ha alzato in modo spropositato il costo della vita. Far la spesa al mercato costa oggi più del doppio rispetto a un paio di mesi fa e la microcriminialità legata all’assenza di risorse stringe la vita delle persone in una morsa di paura. Una moltitudine di incidenti più o meno gravi si susseguono senza sosta in tutta la città e, se prima bastava rispettare il coprifuoco per essere al sicuro, ora questa disposizione non è più sufficiente a garantire la sicurezza. Io stessa sabato sono stata coinvolta in un tentativo di borseggio in pieno giorno mentre facevo la spesa al mercato con un’amica, ed un paio di notti fa il compound con gli uffici di Amref è stato svaligiato da uomini armati che hanno portato via il carburante del generatore. Non e più consigliato muoversi a piedi, neanche per piccoli spostamenti perché la possibilità di venire derubati è purtroppo molto alta. Questa mancanza di libertà rende la vita un po’ più dura e le giornate più tese a causa dell’assenza di momenti di svago oltre il lavoro. Ho però la fortuna di convivere con un’amica italiana, direttrice di una radio locale, ritrovata a Juba dopo tanti anni e grazie a lei, tornare a casa la sera e ritrovarsi per una chiacchierata, ridà un po’ di serenità a giornate altrimenti davvero difficili. Da Maridi e dallo Stato di Western Equatoria purtroppo non arrivano notizie più confortanti.

110239481-d672bacc-aa05-4f67-9771-eb9e0f16f2a9[1]Questo verde e fertile angolo del paese è stato fino a poco tempo fa completamente risparmiato dala violenza della guerra, rimandendo per anni un luogo sicuro in cui studiare e pensare al futuro. Da luglio 2015 purtroppo le condizioni di sicurezza sono andate via via peggiorando, raggiungendo il culmine con gli scontri di agosto e settembre quando, per non mettere in pericolo la sicurezza delle ragazze, per due volte è stata preventivamente chiusa la scuola per permettere alle studentesse di raggiungere le famiglie. Quando un paio di settimane fa il Presidente ha annunciato la creazione dei 18 nuovi Stati, dividendo idealmente quello di Wester Equatoria in 3 sotto-stati, gli scontri nelle città di Yambio e Moundri sono ripresi con un’escalation allarmante. Quello che preoccupa non sono solo gli scontri, ma anche le conseguenze che queste violenze portano con sé, come ci hanno raccontato i membri del nostro staff locale: i mercati sono chiusi e non c’è cibo e le strade non sono piu’ percorribili a causa di imboscate e furti dei convogli. Il quadro che si crea è preoccupante quindi anche a livello logistico, perché impedisce di provvedere ai regolari rifornimenti di cibo, materiali scolastici e carburante per i generatori, tutte cose necessarie al il mantenimento delle strutture. Siamo naturalmente in costante contatto con i Presidi e gli insegnanti delle nostre scuole che oggi non riescono più a nascondere la forte preoccupazione per quanto accade.

In una conversazione telefonica mi hanno riferito che le cose vanno di male in peggio e che vorrebbero anticipare gli esami di dicembre a inizio novembre, per permettere poi alle ragazze di tornare a casa prima che le strade diventino completamente impercorribili. La gravità di questa situazione è purtroppo testimoniata anche da quanto accaduto la notte scorsa ad uno dei camion che trasportava le scorte alimentari per la nostra scuola dei clinical officer. Appena lasciata la città di Yambio il camion si è rotto e l’autista lo ha lasciato in custodia a guardie di sicurezza del posto, per andare in città a cercare i pezzi di ricambio per aggiustarlo. Durante la notte, un gruppo di persone armate ha assaltato il mezzo, sopraffacendo i guardiani e rubando la maggior parte del carico: olio, zucchero, sale farina e riso. Lo staff di Amref si è messo subito al lavoro per rimediare alla perdita e assicurare nuove scorte per le scuole, nella speranza che epidosi come questo non diventino all’ordine del giorno.

(MNT,  26 ottobre  2015)

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Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia.

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About Alessandra Baldini

Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia. Contact: Website | Twitter | More Posts