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Clima: verso Parigi; anche i vescovi cattolici si mobilitano

CITTA’ DEL VATICANO, 27 OTTOBRE – Prima del “rompete le righe” del dopo Sinodo, i vescovi di tutto il mondo hanno firmato un appello perché alla Conferenza Internazionale di Parigi sui cambiamenti climatici sia raggiunto “un accordo sul clima che sia equo, giuridicamente vincolante e generatore di un vero cambiamento”.

In rappresentanza delle Conferenze Episcopali continentali, e in definitiva delle chiese locali delle diverse parti del mondo, cardinali, patriarchi e vescovi hanno firmato, in una cerimonia avvenuta nell’aula San Giovanni Paolo II della sala stampa della Santa Sede, l’appello (che si ispira alla Lettera Enciclica “Laudato sì” di Papa Francesco) preparato dal Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace (rappresentato dal suo presidente il cardinale Peter Turkson).

In vista dei negoziati della “COP 21″ di Parigi, scrivono i porporati, “avanziamo una proposta politica formulata sulla base dell’esperienza concreta delle persone attraverso i vari continenti e associando i cambiamenti climatici all’ingiustizia e all’esclusione sociale dei più poveri e dei più vulnerabili dei nostri cittadini”.

“In rappresentanza della Chiesa Cattolica dei cinque continenti, noi Cardinali, Patriarchi e Vescovi ci siamo riuniti per esprimere, a nome nostro e delle persone affidate alle nostre cure pastorali, la speranza ampiamente diffusa che dai negoziati della COP 21 di Parigi emerga un accordo sul clima giusto e giuridicamente vincolante”, si legge nell’appello, che indica poi dieci punti per mettere in evidenza come il cambiamento climatico, “in gran parte dovuta all’attività umana incontrollata”, stia avendo “effetti negative soprattutto sulle comunità ed i popoli più vulnerabili”.

Le dieci proposte sono:

1. Tenere a mente non solo le dimensioni tecniche, ma soprattutto quelle etiche e morali dei cambiamenti climatici, di cui all’articolo 3 della convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC); 2. Accettare che il clima e l’atmosfera sono beni comuni globali appartenenti a tutti e destinati a tutti; 3. Adottare un accordo globale equo, generatore di un vero cambiamento e giuridicamente vincolante sulla base della nostra visione del mondo che riconosce la necessità di vivere in armonia con la natura e di garantire il rispetto dei diritti umani per tutti, compresi quelli dei popoli indigeni, delle donne, dei giovani e dei lavoratori; 4. Limitare drasticamente l’aumento della temperatura globale e fissare un obiettivo per la completa decarbonizzazione entro la metà del secolo, al fine di proteggere le comunità che in prima linea soffrono gli impatti dei cambiamenti climatici, come quelle nelle isole del Pacifico e nelle regioni costiere; 5. Sviluppare nuovi modelli di sviluppo e stili di vita compatibili con il clima, affrontare la disuguaglianza e portare le persone fuori dalla povertà. Fondamentale per questo è porre fine all’era dei combustibili fossili, eliminandone gradualmente le emissioni, comprese quelle prodotte da mezzi militari, aerei e marittimi, e fornendo a tutti l’accesso affidabile e sicuro alle energie rinnovabili, a prezzi accessibili; 6. Garantire l’accesso delle persone all’acqua e alla terra con sistemi alimentari sostenibili e resistenti al clima, che privilegino le soluzioni in favore delle persone piuttosto che dei profitti; 7. Garantire, a tutti i livelli del processo decisionale, l’inclusione e la partecipazione dei più poveri, dei più vulnerabili e dei più fortemente danneggiati; 8. Garantire che l’accordo 2015 offra un approccio di adattamento che risponda adeguatamente ai bisogni immediati delle comunità più vulnerabili e che si basi sulle alternative locali; 9. Riconoscere che le esigenze di adattamento sono condizionate dal successo dell’adozione delle misure di riduzione. I responsabili del cambiamento climatico hanno l’onere di assistere i più vulnerabili nell’adattarsi e nel gestire le perdite e i danni e nel condividere la tecnologia e il know-how necessari; 10. Fornire roadmap chiare su come i Paesi faranno fronte all’insieme degli impegni finanziari prevedibili, coerenti ed aggiuntivi, garantendo un finanziamento equilibrato delle azioni di riduzione e delle esigenze di adattamento.

Il testo si conclude con una “preghiera per la terra”.

L’iniziativa, è stata presentata lunedì, dal cardinale Oswald Gracias, presidente della Federazione delle Conferenze episcopali asiatiche (FABC) e arcivescovo di Bombay in India; il cardinale Ruben Salazar Gomez, presidente del Consiglio episcopale latinoamericano (CELAM) e arcivescovo di Bogotà in Colombia; monsignor John Ribat, presidente della Federazione delle Conferenze episcopali di Oceania (FCBCO) e arcivescovo di Port Moresby in Papua Nuova Guinea; monsignor Jean Kockerols vicepresidente della Commissione degli episcopati della Comunità europea (COMECE), vescovo ausiliare di Brixelles; monsignor Duarte Nuno Queiroz de Barros da Cunha, segretario Generale del CCEE (Europa); il cardinale Bechara Boutros Rai, presidente del CCPO, che radua i patriarchi cattolici orientali); l’arcivescovo Gabriel Mbilingi, presidente del SECAM, che riunisce i vescovi di Africa e Madagascar; l’arcivescovo Richard William Smith, già presidente della Conferenza dei Vescovi Cattolici del Canada; monsignor Ronny E. Jenkins, segretario generale dei vescovi statunitensi. (NS, 27 ottobre 2015)

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Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia.

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About Alessandra Baldini

Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia. Contact: Website | Twitter | More Posts