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Stagisti all’Onu: da Ginevra la protesta arriva al Palazzo di vetro

La protesta degli stagisti Onu il 24 settembre 2015

NEW YORK, 31 OTTOBRE 2015 – La causa degli stagisti all’Onu non remunerati si allarga oltreoceano. Dopo il caso di David Hyde, il giovane neozelandese venuto alla ribalta della cronaca questa estate per aver alloggiato in una tenda in un parco di Ginevra mentre svolgeva il suo stage non retribuito alle Nazioni Unite, gli intern al Palazzo di Vetro mirano a “fare un po’ di rumore per arrivare all’orecchio di Ban Ki-moon”.

La prima data utile sarà il 10 novembre, quando da New York a Ginevra, da Bruxelles a Melbourne verrà organizzato l’International Interns’ Day 2015 per sensibilizzare “sull’occupazione giovanile e i diritti degli stagisti”, si legge sulla pagina Facebook dell’evento.

“Qui al Palazzo di Vetro abbiamo in programma un flash mob in mattinata e una panel discussion nel pomeriggio con relatori di alto livello. Il flash mob è ancora in fase di organizzazione, ma l’idea è quella di togliersi le scarpe, metterle di fronte al Segretariato, a dimostrazione della nostra presenza. Il concetto è unseen-unpaid. Per la panel discussion, invece, stiamo ancora concordando i temi con gli speaker, stiamo cercando di coinvolgere anche Ahmad Alhendawi, inviato speciale per la gioventù del Segretario Generale dell’Onu”, racconta a ONUITALIA Alessandro Greppi, portavoce dell’associazione degli stagisti al quartier generale delle Nazioni Unite Fair Internship Initiative (FII).

I rappresentati FII si presentano al gruppo dei G77 + Cina

I rappresentati FII si presentano al gruppo dei G77 + Cina

Lo scopo del gruppo è quello di “mettere fine alla discriminazione basata sul reddito per assicurare che tutti i giovani, soprattutto dai Paesi meno sviluppati e in via di sviluppo o provenienti da contesti socio-economici svantaggiati, possano già soltanto pensare di fare domanda per uno stage all’Onu”. A sostegno della loro tesi, gli intern avanzano valutazioni ricavate dal Rapporto 2014 del Segretario Generale dell’Onu sulla composizione del Segretariato (e agenzie collegate) per il biennio 2012-2013: analizzando la provenienza geografica degli stagisti, hanno ricavato che questi vengono per 41,7% dall’Europa, per il 16,8% dal Nord America, per il 15,6% dall’Asia e il 3,7% dall’Australia e Nuova Zelanda, mentre il restante 22,2% degli intern viene dall’Africa Subsahariana (11%), dall’America Latina (7,8%) e dalla Regione “Medio Oriente e Nord Africa” (3,4%). Spesso Greppi fa riferimento al rapporto 2009 “Internships in the United Nations System”, Joint Inspection Unit, e in particolare al dato secondo cui nel 2007 soltanto il 5% degli stagisti all’Onu proveniva dai Paesi meno sviluppati del mondo (LDC).

Su un punto vuole essere chiaro: “Noi stagisti siamo fortunati ad essere qui, valutiamo altamente il lavoro dell’Organizzazione e rispettiamo lo staff che dedica la vita per rendere questo mondo migliore, ma crediamo che dei miglioramenti possano iniziare anche ai gradini d’ingresso dell’Onu”.

E il 22enne di Varese, stagista al Department of Peacekeeping operations che tra un mese tornerà in Francia per l’ultimo anno di master alla SciencePo, spiega: “Non ci interessa essere pagati di per sé, ma lavoriamo perché ci sia una retribuzione che sia strumento per eliminare la barriera economica e consentire a tutti gli interessati e meritevoli di venire all’Onu per un’esperienza di stage”.

Fair Internship Initiative e’ il nuovo nome del gruppo fondato a marzo 2015 da stagisti che ormai hanno concluso la loro esperienza: il 14 agosto 2014, proprio nelle ore calde del caso Hyde, in collaborazione con l’iniziativa gemella “Pay your Interns Initiative” di Ginevra con cui è tuttora in contatto, il gruppo aveva inviato una lettera al Segretario Generale sul tema di una giusta retribuzione, chiedendo di incontrare il capo dell’Onu e il suo staff per “discutere di proposte concrete per migliorare la qualità degli stage all’Onu”.

Il 21 agosto, la risposta del Sottosegretario generale per l’Amministrazione Yukio Takasu: “Come organizzazione internazionale, sono gli Stati membri delle Nazioni Unite a determinare le condizioni del servizio. L’Assemblea Generale considera gli stagisti come personale non remunerato dall’Onu. Ogni modifica alla politica corrente richiederebbe l’approvazione degli Stati membri dell’Assemblea Generale”. Il Segretariato ha spiegato che “si accede agli stage volontariamente e i potenziali stagisti sono consapevoli tramite il sito e la descrizione dell’internship che le Nazioni Unite non offrono remunerazione. Tuttavia ci sono diverse opportunità per i giovani con minima esperienza professionale di lavorare nell’Organizzazione”. Takasu a questo proposito ha indicato lo Young Professional Programme e il Junior Professional Officer/Associate Expert Programme.

Proprio ieri è uscito il bando JPO per i giovani italiani “under 30”: “Spero mi sia di aiuto!”, ha ammesso in riferimento al suo stage Greppi, che guarda alle Agenzie Onu come la strada privilegiata per una carriera internazionale. (AS, 31 Ottobre, 2015)

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Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia.

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About Alessandra Baldini

Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia. Contact: Website | Twitter | More Posts