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COP21: verso Parigi, l’Onu avverte, servono più tagli alle emissioni

smart-cities11[1]PARIGI,  9 novembre – Mancano ormai solo 20 giorni alla Conferenza sul clima di Parigi (Cop21 – 30 novembre-11 dicembre)  e l’Onu lancia un ultimo avvertimento ai paesi che parteciperanno a quello che è considerato un appuntamento cruciale sulla via che dovrebbe portare ad un nuovo modo di gestire il clima. In un nuovo rapporto si avverte che occorrono sforzi maggiori per ridurre ancora le emissioni di carbonio e che vanno raddoppiati gli impegni presi per mantenere l’aumento della temperatura globale entro i 2 gradi.

Tutti quelli che fanno il conto alla rovescia per il vertice sul clima – sembra affermare l’Onu –  sanno che i più grandi produttori di biossido di carbonio del mondo hanno già promesso di abbassare le emissioni. Ma sanno anche che questi impegni non saranno sufficienti per evitare pericolosi aumenti della temperatura globale da qui alla fine del secolo. Da quando è scaduto il protocollo di Kyoto nel 2012, non c’è più una struttura normativa per il controllo delle emissioni di gas serra. Lo scopo del COP21 sarà appunto anche di creare una nuova struttura che imporrà riduzioni importanti e vincolanti delle emissioni di CO2.  Nel rapporto del programma dell’Onu per l’ambiente (UNEP) i risultati della ricerca dimostrano che la situazione è grave, e che siamo ancora molto sotto il livello di impegno necessario. Ma, aumentando poco a poco l’azione degli Stati e coinvolgendo sempre più realtà al di fuori dei governi (come le banche e la società civile), si potrebbero raggiungere nuovi obiettivi.  Il dossier dell’Onu di quest’anno si concentra in particolare sulle iniziative di cooperazione internazionali (come, ad esempio, la costituzione di una coalizione di sindaci e di megalopoli che si impegnano a ridurre le emissioni urbane) e le opportunità significative per l’attenuazione del cambio climatico attraverso le azioni legate alle foreste. Attraverso gli alberi si potrebbero catturare 9 gigatonnellate entro il 2030 in tutti i continenti. Questa azione potrebbe eliminare l’80% del buco stimato.

Prima degli impegni ufficiali presi quest’anno – o INDC – le emissioni sarebbero salite a 65 miliardi di tonnellate di CO2 nel 2030. Le INDC ora coprono quasi il 90% delle emissioni mondiali, e se venissero tutte rispettate, risulterebbero emissioni tra 54 e 56 gigatonnellate. La riduzione è importante, ma ancora non basta per mantenere il riscaldamento del pianeta sotto i 2°C, il livello massimo di aumento autorizzato per evitare conseguenze catastrofiche. Per mettere questi dati in prospettiva, l’Italia produce 0.3 gigatonnellate di biossido di carbonio mentre l’Unione Europea collettivamente ne produce 3.74. Tagliare le emissioni del 20% coprirebbe ogni rischio.

Jacqueline McGlade, autrice principale del rapporto e capo UNEP, ha sottolineato che è bassissima la probabilità che questo progetto si realizzi appieno. ”Visto che c’è un alto livello di interesse per le azioni legate alle foreste, si potrebbe arrivare a livelli di tre, forse anche 6,7 o 8 gigatonnellate di riduzione – ha spiegato McGlade – ma ci saranno fattori economici e di uso della terra che limiteranno il progetto”. Il finanziamento è uno dei fattori economici più importanti per permettere che si abbassino ancora di più le emissioni a livello mondiale. Di certo, questi finanziamenti saranno oggetto di difficili trattative al vertice di Parigi. I paesi in via di sviluppo vogliono che quelli sviluppati a pagare la maggior parte del conto, mentre i Paesi ricchi insistono che la responsabilità di tappare il buco delle emissioni sia condivisa fra tutti.2015-11-04T110612Z_1816351618_PM1EBB31OUL01_RTRMADP_3_CLIMATECHANGE-SUMMIT-FRANCE-kVY-U10602061330635QH-700x394@LaStampa.it[1]

In realtà, le cifre di cui si parla – 100 miliardi di dollari ogni anno – sono minime in confronto alle somme enormi di denaro privato investito per la realizzazione di infrastrutture. Alla conferenza stampa per la pubblicazione del rapporto, Achim Steiner, il direttore esecutivo di UNEP, ha sottolineato che il totale dei beni finanziari posseduti dal solo settore delle banche, l’anno scorso era di 135 bilioni di dollari (135 milioni di milioni). Questo significa che se solo lo 0.1% in più delle risorse delle banche andasse al finanziamento di progetti di sviluppo sostenibile, gli investimenti privati sarebbero già molto superiori alla cifra ipotetica di assistenza ufficiale allo sviluppo per i progetti green. Attirare una proporzione sempre più grande del denaro delle banche – e anche quello di altre fonti di investimenti privati come i fondi di pensione – verso progetti di infrastrutture che contribuiscono a ridurre le emissioni è una tappa importantissima della lotta contro il riscaldamento globale, e Steiner crede fermamente che progetti finanziati da governi ”agiranno come un segnale per attirare questo gigantesco potenziale finanziario per gli investimenti”. ”Per tappare il buco delle emissioni – ha insistito Steiner – è essenziale che l’accordo di Parigi adotti un approccio dinamico secondo il quale le ambizioni, la mobilitazione di finanziamenti e altre forme di cooperazione possono essere rialzati a intervalli regolari. Parigi è un’opportunità di accelerare gli sforzi internazionali di avanzamento”. ( Nella foto sopra una mela con il marchio della Conferenza)

 

 

(MNT,  9 novembre  2015)

 

 

 

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Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia.

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About Alessandra Baldini

Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia. Contact: Website | Twitter | More Posts