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Yemen: aiuti della Cooperazione. E Miriam racconta la vita nell’inferno di Haydan

ROMA, 17 novembre –  La Cooperazione italiana ha stanziato diversi contributi di emergenza in favore di organizzazioni internazionali impegnate in attività di assistenza umanitaria in aree di crisi. In particolare, è stata approvata la concessione di un contributo volontario di emergenza del valore di un milione di euro in favore del Comitato Internazionale della Croce Rossa (Cicr), per rispondere alla grave crisi umanitaria in corso nello Yemen. Ulteriori contributi multilaterali di emergenza sono stati stanziati in favore dell’Unicef, per sostenere interventi urgenti volti a contrastare la diffusione della malaria in Sud Sudan, e in favore dell’Unhcr per sostenere gli interventi di prima assistenza umanitaria nelle fasi di rientro dei rifugiati somali, inclusi i rifugiati di ritorno dai campi profughi in Kenya.

Ma è lo Yemen che sembra sempre più vicino al baratro, dopo mesi di bombardamenti, attentati, rivolte e guerriglia.

In una corrispondenza dal paese arabo Miriam Czech, coordinatrice di progetto di Medici senza Frontiere, racconta in prima persona l’inferno di Haydan dove un ospedale di MSF è stato distrutto il 26 ottobre, un attacco aereo della coalizione guidata dall’Arabia Saudita. Da mesi l’intera regione è nel mirino degli attacchi aerei della coalizione. Miriam andava ad Haydan diverse volte a settimana per assistere il personale e i pazienti, ora racconta ciò che ha visto in città nei giorni successivi al bombardamento.dce76180-c519-4455-b577-189c7026313b_xl-1024x576[1]

”La strada principale, le case e i negozi sono stati rasi al suolo. Nulla si è salvato. Questa piccola città in una valle di montagna è cambiata molto dalla mia prima visita nel mese di settembre. Gli aerei della coalizione hanno bombardato di continuo la città e la regione. Il personale dell’ospedale che sosteniamo mi ha detto che nei mesi di giugno e luglio le bombe sono cadute a soli 250 metri dalla struttura, colpendo diverse case, una scuola e un mercato. I bombardamenti sono stati anche peggiori nel mese di ottobre. Haydan e la zona circostante sono state sotto assedio giorno e notte, fino alla notte del 26 ottobre, quando il bombardamento è andato avanti per due ore. L’ospedale supportato da MSF è stato completamente distrutto al primo colpo. Non è rimasto niente del pronto soccorso e del reparto di consultazione, della maternità e della degenza.

Sorprendentemente, non ci sono state vittime. Il personale non era nella parte dell’edificio che è stato colpito durante il primo attacco e quindi sono riusciti a mettersi al riparo. E non c’erano pazienti lì quella notte. Durante i giorni successivi, ho incontrato il personale. Erano in stato di shock. Ma, nonostante tutto, volevano tornare al lavoro. L’ospedale di Haydan era l’unico ancora in funzione nella regione e assisteva quasi 200.000 persone. Era molto affollato. Durante la settimana precedente al raid aereo, sono avvenuti 16 parti e sono stati trattati 150 pazienti al pronto soccorso. Le vittime di violenze erano 76, molte più del solito. L’ospedale aveva anche un reparto ambulatoriale dove il personale del Ministero della Salute faceva circa 100 visite a settimana, di cui 60 per bambini sotto trattamento per la malnutrizione. Sembra ci fossero meno pazienti del solito in ospedale perché la gente era spaventata dai bombardamenti molto intensi.

Anche se sembrano essere diminuiti, gli attacchi su Haydan continuano. Il giorno successivo alla distruzione dell’ospedale, molte persone sono fuggite. Gli abitanti hanno cercato rifugio all’interno di grotte scavate nella roccia e alcuni mi hanno riferito che diverse famiglie condividono la stessa grotta. Non riescono a dormire sdraiati perché hanno giusto lo spazio per sedersi ed escono soltanto per cercare del cibo. Usano le pietre per bloccare l’ingresso alle grotte.

L’intera regione è nel mirino, compresi i villaggi e le strade che sono piene di camion distrutti e crateri provocati dalle esplosioni. Diversi ponti sul percorso principale verso Saada sono stati danneggiati. L’ospedale di Saqim è stato distrutto da un attacco aereo della coalizione lo scorso giugno e, alla fine del mese di agosto, è stata la volta del centro sanitario di Maran, sempre nel governatorato di Saada. Anche la cittadina di Kitaf, dove c’è un ospedale che vorremmo supportare, viene continuamente bombardata, come lo sono anche, per esempio, il villaggio di Majz e le città di Razeh e Ghamr. I bombardamenti indiscriminati sono all’ordine del giorno”.

(MNT,  17 novembre 2015)

 

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Maria Novella Topi è stata a lungo capo servizio della Redazione Esteri dell’Ansa. Tra le sue missioni l’Albania (di cui ha seguito per l’agenzia la caduta del comunismo e le successive rivolte), l’Iraq e la Libia. Ha lavorato per lunghi periodi nell’ufficio di corrispondenza di Parigi. Collabora da Roma a OnuItalia.

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About Maria Novella Topi

Maria Novella Topi è stata a lungo capo servizio della Redazione Esteri dell'Ansa. Tra le sue missioni l'Albania (di cui ha seguito per l'agenzia la caduta del comunismo e le successive rivolte), l'Iraq e la Libia. Ha lavorato per lunghi periodi nell'ufficio di corrispondenza di Parigi. Collabora da Roma a OnuItalia. Contact: Website | More Posts