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Agguato a italiani UNIFIL, Consiglio avverte parti, rispettare sicurezza caschi blu

escluso al momento un collegamento con l'Isis

NEW YORK, 19 NOVEMBRE 2015 – Un appello alle parti in Libano perche’ osservino scrupolosamente gli obblighi per la tutela dei caschi blu di UNIFIL e del personale Onu impegnato nelle operazioni di pace. La dichiarazione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite arriva a due giorni dall’attacco da parte di miliziani armati alla pattuglia italiana del contingente italiano, nel corso del quale nessuno è rimasto ferito. Si esclude la responsabilità dell’Isis, ma si tratta del terzo agguato dall’inizio del mese.

L’episodio è avvenuto nell’area di Naqura, vicino al confine con Israele. Un suv e un’altra vettura hanno bloccato la strada a un blindato con tre soldati, impegnati in un pattugliamento: gli uomini armati hanno sparato in aria colpi di Kalashnikov, minacciando di colpire i militari. Il soldato nella torre di controllo ha risposto sparando in aria e poi vicino ai piedi degli aggressori, come previsto dalle regole d’ingaggio, dando così tempo agli altri soldati di rientrare nel mezzo.

Gli aggressori hanno quindi assalito il blindato, appropriandosi di una mitragliatrice e giubbotti antiproiettili, prima di scappare sparando in aria.

Sull’agguato è stata aperta un’inchiesta. In un segnale dell’innalzamento della tensione lungo la Linea Blu, quello di martedì e’ stato è il terzo attacco alle forze di pace dai primi di novembre, quando due auto hanno inseguito una vettura con a bordo un soldato e aperto il fuoco prima di darsi alla fuga. Mercoledì scorso, inoltre, due blindati sono stato accerchiati da trenta uomini e il militare alla mitragliatrice è stato minacciato con un coltello.

Il generale Luciano Portolano, comandante di Unifil, che a luglio ha preso il testimone dal generale Paolo Serra – ora “senior advisor” del nuovo Rappresentante Speciale dell’Onu Martin Kobler per le questioni di sicurezza relative al dialogo in Libia – “condanna l’episodio insieme alle autorità libanesi”.

Nessun elemento sembra indicare per il momento una responsabilità dell’Isis nell’episodio, avvenuto in un’area con una forte presenza di miliziani sciiti di Hezbollah, che controllano il territorio rendendo quindi molto difficile un’infiltrazione di terroristi sunniti dello Stato islamico o di Al Qaida.

E tuttavia l’attacco si inserisce in una situazione di crescente tensione in Libano, minacciato dalla presenza alle frontiere e da cellule interne dell’Isis. La settimana scorsa lo Stato Islamico ha rivendicato un doppio attentato suicida in un quartiere del sud di Beirut, roccaforte di Hezbollah, che ha provocato 45
morti e quasi 200 feriti. (@annaaserafini)

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