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COP21, università e aziende ai leader: trovare accordo ambizioso

(Ph. Matt Brown)

NEW YORK, 23 NOVEMBRE 2015 – Mantenere il livello del riscaldamento globale sotto i 2°C rispetto ai livelli pre-industriali non basta. Parola di oltre 2mila accademici, 2113 ad ora per la precisione, tra docenti, ricercatori, università e istituti di formazione: dall’Australia agli Stati Uniti, dalla Norvegia al Sudafrica hanno firmato una lettera rivolta ai capi di Stato e di governo che si incontreranno a Parigi dal 30 novembre per la conferenza sul cambiamento climatico voluta dalle Nazioni Unite.

(Foto dal sito greenreport.it)

(Foto dal sito greenreport.it)

“Al momento, anche se i Paesi realizzassero le loro promesse non vincolanti per ridurre le emissioni di carbonio, saremo ancora sulla strada del raggiungimento dei tre gradi Celsius entro la fine di questo secolo”, sostengono, tra gli altri, il linguista e sociologo Noam Chomsky, lo scienziato Michael Mann, il filosofo Peter Singer. Tra i firmatari anche i docenti italiani Rodolfo Baggio (Bocconi), Serenella Iovino (Università di Torino), Maurizio Pagano (Università degli studi del Piemonte orientale).

“Considerata l’alta posta in gioco” – come “estinzioni di specie e perdita degli ecosistemi; crescente vulnerabilità a mareggiate; più ondate di caldo; precipitazioni più intense; più decessi legati al clima e alle malattie; più rifugiati ambientali; riduzione della povertà più lenta; meno la sicurezza alimentare; e più conflitti aggravati da questi fattori”, elencano gli accademici – “i nostri leader devono raccogliere l’appello globale e limitare il riscaldamento globale a non più d 1,5 gradi centigradi”.

Pressioni ai capi di Stato e di governo arrivano anche dal settore privato: gli amministratori delegati di 78 aziende di 20 settori diversi, operanti in 150 Paesi e che insieme hanno generato oltre 2,1 bilioni di fatturato nel 2014 hanno pure redatto una lettera per “chiedere ai leader del mondo di raggiungere un accordo sul clima a COP21, in linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’agenda 2030”. Nel testo, si dichiarano pronti a assumere “impegni”, come ridurre l’impronta di carbonio e la produzione di gas clima-alteranti, farsi ambasciatori di azioni e temi verdi, includere la considerazione dei rischi climatici nei processi decisionali. Tra i firmatati, appaiono i nomi dei CEO di HSBC, Lloyd’s, Microsoft, PepsiCo, Nestlé, Siemens, Marks & Spencer, IKEA, Ericsson e di Enel. L’Ad Francesco Starace, nominato dal Ban Ki-moon, è entrato a maggio nel Consiglio di Amministrazione del Global Compact delle Nazioni Unite, divendando il primo rappresentante di un`azienda italiana ad essere insignito di questo ruolo. Il Global Compact è la più grande iniziativa mondiale per la sostenibilità aziendale, e il Consiglio rappresenta la chiave di volta della sua struttura di governance.

Clicca di seguito per leggera le lettere degli accademici e degli amministratori delegati. (@annaaserafini/@alebal)

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Il giornale Italiano delle Nazioni Unite. Ha due redazioni, una a New York, l’altra a Roma. Contact: Website | Facebook | Twitter | YouTube | More Posts