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Siria, mente dei bimbi devastata da guerra, Save the Children: a rischio psiche di una generazione

DAMASCO, 9 DICEMBRE – Il recupero psicologico dei bambini in fuga dalla Siria è a serio rischio. Lo afferma l’organizzazione Save the Children, evidenziando, fra l’altro, che il tasso dei matrimoni precoci tra i profughi siriani solo in Giordania è balzato al 32% nel 2014 e 700.000 bambini siriani nei Paesi limitrofi quest’anno non riceveranno alcuna forma d’istruzione.  All’interno della Siria, ben un quarto dei bambini sono a rischio di sviluppare un disturbo mentale, e i sempre crescenti bisogni psicologici di milioni di bambini siriani e iracheni sfollati rimangono ancora ampiamente insoddisfatti, sottolinea l’Organizzazione internazionale a tutela dei diritti dei minori.

“Le ripercussioni per il futuro della salute mentale di un’intera generazione potrebbero essere catastrofiche – avverte Ian Rodgers , Direttore di Save the Children in Libano -.  Oltre agli evidenti danni psicologici, causati dall’aver assistito ad eventi traumatici e violenza estrema, ci sono una miriade di cause secondarie che non vengono adeguatamente monitorate e sono spesso trascurate, elementi che quotidianamente posso cagionare danni psico-sociali ad un bambino che è stato sradicato dalla sua vita e trapiantato in una nuova comunità”. Il nuovo rapporto “Infanzia all’ombra della guerra” i Save the Children, lanciato oggi, offre un intenso scorcio della vita quotidiana, con le relative pressioni e gli oneri a cui sono sottoposti i bambini rifugiati siriani nelle comunità ospitanti in Libano e nella regione del Kurdistan iracheno, e i bambini iracheni sfollati interni.

Nel solo Libano, una parte considerevole di bambini non hanno frequentato la scuola per almeno tre anni, e solo quest’anno circa 200.000 di loro non riceverà alcuna forma di istruzione, con la tragica conseguenza che stanno crescendo mancanza di competenze di base nel leggere, scrivere e far di conto. Cifra che sale a ben 700.000 se si considerano tutti i paesi limitrofi alla Siria che ospitano i rifugiati in fuga dal conflitto. “Milioni di famiglie non riescono ad accedere ai beni di prima necessità e ai servizi di base, come cibo, alloggio e cure mediche e, a causa del loro status di rifugiati, molti non sono in grado di lavorare legalmente e dipendono completamente dai sempre più scarsi approvvigionamenti del governo e delle agenzie umanitarie – continua Rodgers -. Per i bambini, in particolare, non andare a scuola per mesi o addirittura anni, sperimentare ogni giorno la tensione acuta e l’ansia in casa, così come la separazione da amici e parenti, la discriminazione quotidiana, il lavoro minorile, i matrimoni precoci, nonché vivere in zone insicure e povere di città o paesi, ha un impatto devastante e profondo sulla loro salute fisica e mentale”.

Il personale di Save the Children in un campo sfollati nella regione del Kurdistan iracheno ha stimato che il dieci per cento dei bambini che partecipano al programma hanno perso almeno un genitore. I tassi di matrimonio precoce tra le ragazze siriane in Giordania sono aumentati, dal 25% nel 2013 al 32% nel 2014. Nel solo campo di Za’atari, il tasso di matrimonio precoce è più che raddoppiato in due anni, passando dal 12 % del 2011 al 25% nel 2013.  Molti ragazzi sperimentano l’insicurezza che nasce dalla separazione dalle famiglie: sono infatti tanti i minori, prevalentemente tra i 13 e i 17 anni, che sono stati mandati fuori dalla Siria dai loro genitori, perché il rischio di reclutamento da parte di gruppi armati all’interno del Paese era molto elevato.

Infine, aumentano le tensioni tra i profughi e le comunità ospitanti. I bambini siriani continuano a sperimentare un senso di frustrazione legato al fatto che si sentono inferiori rispetto agli altri bambini e descrivono continue molestie verbali e fisiche, così come i loro genitori. “Non supportare bene ora questi bambini avrà un grave impatto sulla loro personalità futura, con il rischio che diventino aggressivi, depressi e pieni di fobie – ha commentato Reem Nasri, psicologa di Save the Children -. I bambini hanno una particolare capacità di resilienza, ma è necessario che vengano supportati immediatamente”. (@francesmorandi, 9 dicembre 2015)

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Dal 2000 sono giornalista, ho iniziato con un internship per l’agenzia di stampa americana Dow Jones, passando per una breve esperienza all’Ansa a Londra, e tanti anni nelle redazioni milanesi di quotidiani, giornali online e agenzie di stampa. Per me il giornalismo è un servizio, soprattutto per chi non ha voce.

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About Francesca Morandi

Dal 2000 sono giornalista, ho iniziato con un internship per l'agenzia di stampa americana Dow Jones, passando per una breve esperienza all'Ansa a Londra, e tanti anni nelle redazioni milanesi di quotidiani, giornali online e agenzie di stampa. Per me il giornalismo è un servizio, soprattutto per chi non ha voce. Contact: Website | More Posts