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#ProtectHeritage: all’Onu una mostra con beni culturali recuperati dai Carabinieri

DSC_1961NEW YORK, 15 DICEMBRE 2015 – Risalgono al IV secolo a.C. e provengono dal Sud Italia. Stavano per essere smerciate illegalmente in tutto il mondo dalla Svizzera, dove i Carabinieri del Comando Tutela del Patrimonio le hanno recuperate a inizio anno, insieme a oltre 5mila pezzi, nell’ambito dell’operazione Teseo. Oggi sono esposte alle Nazioni Unite per sensibilizzare i visitatori del Palazzo di Vetro, lasciando (è l’auspicio degli organizzatori) un segno che da New York li accompagni a casa ed oltre. Sono tre anfore di grande valore artistico e simbolico: raccontano miti antichi ma portano anche il monito che rubare opere d’arte è un crimine. E che “proteggere il patrimonio culturale è un dovere dell’umanità”.

DSC_1954Questo è il titolo della mostra che vede questi pezzi archeologici protagonisti, voluta dalle missioni d’Italia e Giordania alle Nazioni Unite, in collaborazione con UNESCO, UNDOC, INTERPOL. Oggi la cerimonia di apertura (la mostra durerà fino al 24 dicembre) a cui hanno partecipato, oltre al rappresentante permanente Sebastiano Cardi e l’omologa giordana Dina Kawar, i colleghi Mohamed Ali Alhakim (Iraq), Omar Hilale (Marocco) e Nawar Salam (Libano). Il colonnello Alberto Deregibus, vice comandante dei Carabinieri del Comando Tutela del Patrimonio era venuto dall’occasione dall’Italia a portare l’esperienza di una unita’ fiore all’occhiello dell’Arma.

Fondato nel 1969, il comando si occupa di recuperare beni culturali sottratti illecitamente, non soltanto italiani: “Lavoriamo anche per altri Stati”, mirando a creare “un fronte comune unico per il sistema di tutela dei beni culturali”, ha detto Deregibus. Nel lavoro di recupero e riconoscimento dei beni culturali, “l’uomo è insuperabile”, ha ammesso il vice comandante, riconoscendo comunque l’ausilio che offre la tecnologia, in particolare le banche dati condivise tra paesi e autorità diverse.

DSC_1959“Vedere la cultura e le opere d’arte come pietra angolare del patrimonio culturale di tutto il mondo e che trascende i confini fisici di ogni nazione, le attuali alleanze tra gli Stati e le organizzazioni sovranazionali, ha portato i Carabinieri in questo settore a sviluppare tecniche investigative e di recupero efficace, recentemente condivise con altre forze dell’ordine interessate a rafforzare la tutela e la salvaguardia della loro ricchezza artistica e archeologica”, ha riferito in un messaggio, il generale Tullio Del Sette, comandante dei Carabinieri.

DSC_1960Oggi a New York sono in mostra artefatti rubati e recuperati solo pochi mesi  mese fa: “Un piccolo esempio di opere portate illegalmente sul mercato nero”, ha detto Cardi ricordando che in altri casi il traffico illegale rappresenta un “finanziamento illecito per organizzazioni criminali o terroristiche”. L’ambasciatore ha ricordato la proposta italiana, di un corpo di “caschi blu della cultura” (già accolta in sede UNESCO) e fatto appello a uno “sforzo comune” per la protezione del patrimonio culturale.

Anche l’ambasciatrice Kawar ha insistito sull’introito che tali vendite illecite rappresentano per il terrorismo e ha ricordato la risoluzione del Consiglio di Sicurezza del 20 novembre che definisce l’illecita sottrazione di beni culturali come un crimine: “A livello tecnico lavoriamo con tutte le associazioni per fermare questo traffico”.

L’Iraq e’ in prima linea: “Siamo molto toccati dalle distruzioni dell’ISIS: molte opere antiche sono state rovinate o commercializzate e stiamo lavorando con l’UNESCO e l’ONU per recuperare parte di ciò che è stato rubato”, ha dichiarato l’ambasciatore iracheno Ali Alhakim.

Nel frattempo l’ International Council of Museum (ICOM) ha elencato oggi altri quattro siti archeologici a rischio in Libia: con l’allungarsi delle Liste Rosse, il tempo di agire si fa sempre più limitato (@alebal/@annaaserafini)

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