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UN Frontline contro i tagli agli stipendi degli operatori umanitari nei paesi devastati dalla guerra

NEW YORK, 17 DICEMBRE 2015 – “Se il personale non riceve sostegno e le condizioni sono tali da non permettere loro di fare la differenza, cosa pensiamo li farà continuare a lavorare sulla linea del fronte, in aree devastate da conflitti?”. Il sindacato UN Frontline Humanitarian Aid Workers  ha lanciato su Avaaz una petizione online per chiedere agli Stati membri delle Nazioni Unite di respingere i tagli sugli stipendi e sui benefit, tra cui i congedi per motivi familiari, previsti nella nuova bozza di bilancio.

Dopo tre anni di stipendi congelati, migliaia di operatori umanitari e il personale che li sostengono potrebbero subire un taglio allo stipendio e ai benefit fino al 10% che, sostengono, “minerà la capacità delle Nazioni Unite di portare assistenza umanitaria alle vittime di conflitti e disastri naturali in tutto il mondo”.

wfp_fm_ending-hunger-04_2-280x250“Forniamo soccorso ai Paesi devastati dalla guerra, come la Siria, l’Iraq, l’Afghanistan, Sud Sudan, Yemen e Somalia. Lavoriamo in zone pericolose, spinti dalla nostra passione e motivazione a salvare vite umane e fare una differenza positiva tra chi soffre gli oltraggi e le disuguaglianze di conflitti e di migrazione”, è scritto nella petizione. Ma, continua il sindacato, “temiamo che lo staff che non si senta supportato dal datore di lavoro, le Nazioni Unite, potrà sentirsi demoralizzato, demotivato ed essere meno efficace”.

L’UN Frontline Humanitarian Aid Workers ha sottolineato l’incidenza della proposta, che “danneggerà la capacità delle Nazioni Unite di trasferire rapidamente il personale alle zone pericolose dove sono necessarie più forze per salvare vite umane”, “influirà soprattutto sui genitori single, in particolare le donne, e quelli con coniugi che lavorano”, oltre a “rendere più costoso” per il personale fare visita alle proprie famiglie.

“I tagli sono stati proposti dall’International Civil Service Commission (ICSC), l’organo consultivo sulle retribuzioni per le organizzazioni del settore pubblico globale, nel contesto del rigore di bilancio”, ha spiegato Ian Richards, presidente del Coordinating Committee of International Staff Unions and Associations. Il pacchetto di quest’anno riguarderebbe 32mila dipendenti Onu in mobilità globale: il prossimo anno l’ICSC “concentrerà la sua attenzione su 62mila dipendenti locali”. (@annaaserafini)

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