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Diplomazia interculturale, l’Italia affascina il Sudan

Ambasciatore Lobasso: lavoriamo su empatia e relazioni

L'Ambasciatore Fabrizio Lobasso durante il workshop di cucina a Khartoum

KHARTOUM, 19 DICEMBRE  – “L’Italia in Sudan sta raccogliendo crescente consenso e simpatia, come dimostrato dall’attiva partecipazione alla quindicesima “Settimana della Lingua Italiana nel Mondo”, dedicata quest’anno al tema ‘L’italiano della musica, la musica dell’italiano’”.  A parlare è Fabrizio Lobasso, dallo scorso marzo Ambasciatore italiano in Sudan, Paese dell’Africa Nord-orientale guidato da oltre 25 anni dal governo islamo-militare del presidente Omar al-Bashir, e segnato da conflitti, povertà e tensioni terroristiche. Un contesto difficile, nel quale la cultura italiana ha fatto breccia nelle ultime settimane con una serie di eventi organizzati dall’Ambasciata d’Italia a Khartoum e il sostegno della Cooperazione italiana allo sviluppo.

Ambasciatore Lobasso, qual è il bilancio della “Settimana della Lingua Italiana nel Mondo” in Sudan?

“Usando il linguaggio che si usa tra amici, posso dire che l’Italia in Sudan si è fatta voler bene. Sono stati centinaia i partecipanti agli eventi di lingua, musica e cucina ‘Made in Italy’, grazie ai contributi del linguista Paolo Balboni, del Maestro Francesco Sartori (autore della celebre canzone “Con te partirò”, ndr), del tenore Luca Favaron e della chef Maria Voltolina. La presenza della popolazione locale è stata numerosa anche per le manifestazioni più di nicchia come conferenze e coperture stampa. Abbiamo inoltre registrato un notevole coinvolgimento attraverso i social network. Ritengo che il nostro lavoro di diplomazia e cooperazione svolto in questi mesi abbia dato buoni frutti”.

Qual è il cardine della “diplomazia interculturale” che Lei e l’Ambasciata d’Italia state conducendo in Sudan, Paese arabo-africano a maggioranza islamica?

 “Cerchiamo di entrare in empatia con i sudanesi. Ci allineiamo al loro modo di vedere la realtà straniera e l’Italia, all’obiettivo di creare ponti relazionali e punti di sintesi culturale attraverso i quali condividere i nostri mondi, le nostre diversità e arricchirci della presenza dell’altro, vicendevolmente. Lo scorso ottobre, ad esempio, il professor Gianni Vacchelli ha tenuto all’Italian Library and reading Room nell’Università di Khartoum una lezione su “Dante, poeta di giustizia, libertà e liberazione”, nella quale si è evidenziata la visione ecumenica dell’opera dantesca, con approfondimenti sul tema di “Dante e l’Islam” e del Sufismo”.

 Chi ha partecipato agli eventi italiani delle ultime settimane?

“Tutte le manifestazioni hanno coinvolto la società civile, tanti giovani. Da parte nostra c’è stata un’attenzione verso le donne e i più deboli. Studenti, enti caritatevoli, associazioni di volontariato, micro-imprese sono stati i veri protagonisti, i destinatari e i beneficiari delle diverse iniziative. Nuove attività sono in cantiere”.

Che cosa unisce Italia e Sudan?

“I sudanesi amano la nostra cortesia, la nostra gentilezza. Nella cultura sudanese l’accoglienza è una virtù e di noi italiani apprezzano l’approccio genuinamente amichevole. Vedono inoltre nell’Italia una garanzia di qualità e creatività, caratteristiche che trovano la porta aperta in Sudan. L’Italia in Sudan ha un’immagine positiva fatta di dialogo, eleganza e bellezza che affascinano”.

Khartoum tenta faticosamente di attrarre investimenti per far ripartire un’economia segnata anche dalle sanzioni statunitensi che hanno acquisito dimensioni internazionali. Le imprese italiane sono benevenute nel Paese? In quali settori?

“La nostra Ambasciata sta utilizzando tutti i canali promozionali possibili per far arrivare più imprese italiane in molteplici settori. I sudanesi apprezzano la qualità dei nostri prodotti e la cortesia tutta italiana anche nel mondo degli affari. Il settore agroindustriale è sicuramente quello in cui il nostro know-how potrebbe maggiormente dare i suoi frutti in Sudan. Ma aggiungerei il tessile, le infrastrutture, lo smaltimento rifiuti, la ristorazione e, una volta che ci saranno le condizioni nel Paese, anche il turismo.  E’ con diplomazia, cooperazione e opportunità di business che si aiutano alla radice gli Stati in difficoltà”. (@francesmorandi, 20 dicembre 2015)

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Dal 2000 sono giornalista, ho iniziato con un internship per l’agenzia di stampa americana Dow Jones, passando per una breve esperienza all’Ansa a Londra, e tanti anni nelle redazioni milanesi di quotidiani, giornali online e agenzie di stampa. Per me il giornalismo è un servizio, soprattutto per chi non ha voce.

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About Francesca Morandi

Dal 2000 sono giornalista, ho iniziato con un internship per l'agenzia di stampa americana Dow Jones, passando per una breve esperienza all'Ansa a Londra, e tanti anni nelle redazioni milanesi di quotidiani, giornali online e agenzie di stampa. Per me il giornalismo è un servizio, soprattutto per chi non ha voce. Contact: Website | More Posts