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Libia: Onu legittima nuovo governo, 30 giorni per capitale a Tripoli

La cerimonia della firma dell'accordo di pace in Marocco

NEW YORK, 23 DICEMBRE – L’ONU mette il cappello sul futuro della Libia dopo l’Accordo Politico del 17 dicembre in Skhirat in Marocco. A meno di una settimana dalla firma dell’intesa facilitata dalle Nazioni Unite, il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha dato il benvenuto al patto di pace che, sulla scia della Conferenza di Roma del 13 dicembre, ha istituito un Consiglio di Presidenza a cui e’ stato chiesto di formare un governo entro 30 giorni e di finalizzare gli accordi sicurezza necessari per la stabilizzazione del Paese e il ritorno della capitale a Tripoli.

Kerry e Gentiloni alla conferenza a Roma sulla Libia

Kerry e Gentiloni alla conferenza a Roma sulla Libia

“E’ un passo importante per la stabilizzazione della Libia”, ha detto il Ministro degli Esteri Paolo Gentiloni. “Le Nazioni Unite hanno fissato la cornice legale dentro cui potrà dispiegarsi il sostegno internazionale alla stabilizzazione della Libia”, ha aggiunto il ministro osservando che il nuovo Governo che, secondo gli accordi di Skhirat dovrà essere varato dal Consiglio presidenziale nel mese di gennaio, indicherà le necessità più urgenti sul piano economico, umanitario e di sicurezza nell’interesse de popolo libico. Su questa base l’Italia e gli altri paesi firmatari della dichiarazione di Roma faranno la loro parte.”

Il testo prende le mosse dal Comunicato di Roma, approvato il 13 dicembre alla Farnesina nella riunione convocata dallo stesso Gentiloni e dal Segretario di stato John Kerry e a cui hanno partecipato i cinque membri permanenti, paesi europei e attori regionali come Egitto e Turchia.  “Per la Libia si apre adesso una fase difficile”, ha detto il Rappresentante Permanente italiano all’Onu Sebastiano Cardi che ha partecipato alla riunione dei Quindici.

Gli occhi sono puntati adesso su quanto nel prossimo mese riuscira’ a fare il generale italiano Paolo Serra, consigliere militare della missione UNSMIL che – ha detto nei giorni scorsi l’inviato Onu per la Libia Martin Kobler – sta trattando con esercito e polizia regolare libici ma anche con le milizie per consentire al nuovo governo e alla missione Onu di rientrare nella capitale. Serra e’ un diplomatico di grande esperienza, oltre ad essere il militare che ha guidato per due anni i caschi blu di UNIFIL nel Libano meridionale. E’ stato incaricato di affiancare Kobler sul versante sicurezza dal segretario generale Ban Ki moon.

Non tutte le parti libiche hanno firmato a Skhirat. Su insistenza della Russia e’ stato introdotto un paragrafo operativo che incoraggia chi e’ restato fuori a “cogliere l’opportunità” di impegnarsi costruttivamente con il governo di unita’ nazionale, in linea con le dichiarazioni sulle “porte aperte” di Kobler dei giorni scorsi. Un leit motiv ripreso dall’ambasciatore britannico Matthew Rycroft nella dichiarazione di voto: “Le porte sono aperte e la mano dell’amicizia e’ tesa” anche verso di loro.

Non ci sono riferimenti espliciti al Capitolo Sette, che autorizza l’uso della forza. La bozza ricorda pero’ la risoluzione 2238 del 10 settembre secondo cui la situazione in Libia “costituisce una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale” e offre un mandato di fatto ai Paesi che intendano “assistere il governo di unita’ nazionale”, sollecitandone il sostegno, “se richiesto”, di fronte a minacce di Isis e gruppi affiliati, Ansar al Sharia e al Qaida. Nell’est della Libia ci sarebbero alcune migliaio di jihadisti e oggi, sul giornale francese Le Figaro, sono emersi dettagli su “piani di intervento” francesi in Libia nei prossimi sei mesi all’interno di una coalizione internazionale” contro l’Isis, mentre ieri il Segretario alla Difesa americano Ash Carter e la collega italiana Roberta Pinotti hanno discusso di “prossimi passi” in Libia in una telefonata in cui il capo del Pentagono ha ringraziato la Pinotti per “il valido contributo” nella lotta contro il Califfato.

L'ambasciatore libico Dabbashi

L’ambasciatore libico Dabbashi

Per azioni militari in Libia i tempi sono comunque prematuri: come per il passaggio alla fase tre dell’operazione anti-scafisti Eunavfor Med serve un nuovo si del Consiglio di Sicurezza. L’ambasciatore della Libia all’Onu Ibrahim Dabbashi (ha rappresentato finora il governo di Tobruk, quello finora internazionalmente riconosciuto) ha messo il piede sul freno: “Non vogliamo raid nel breve periodo”, ha detto il diplomatico alla Reuters online, tornando a chiedere la revoca dell’embargo delle armi perche’ “l’Isis siamo capaci di combatterla da soli”.  (@alebal)

 

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Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia.

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Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia. Contact: Website | Twitter | More Posts

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