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Iraq frena su italiani a difesa della diga di Mosul, ”Ancora nessuna intesa”

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BAGHDAD, 23 dicembre – C’è una frenata da parte del governo di Baghdad sull’invio dei 450 militari italiani che dovrebbero difendere la diga di Mosul. L’Iraq ha infatti fatto sapere che ”nessun accordo è stato finora raggiunto” con Roma. Ma secondo  il ministro della Difesa Roberta Pinotti la missione sarà pianificata una volta formalizzata l’assegnazione del contratto per il consolidamento alla società italiana Trevi, mentre sembra che una prima ricognizione in loco sia già stata effettuata una decina di giorni fa e il contingente potrebbe partire tra maggio e giugno prossimi.
”Nessuna intesa è stata finora sottoscritta tra governo iracheno e italiano”, ha detto il portavoce dell’esecutivo di Baghdad, Saad al Hadithi, dopo l’annuncio fatto la settimana scorsa dal presidente del Consiglio Matteo Renzi. Ne corso di un’audizione al Copasir, la ministra Pinotti, ha ipotizzato l’invio di 450-500 militari, sottolineando che il loro compito sarebbe quello di presidiare il cantiere e tutelare la quarantina di tecnici italiani che vi lavoreranno, aggiungendo che la partenza è programmata per la primavera.
Naturalmente, ha sottolineato la responsabile della Difesa, l’intervento italiano avverrà in accordo con le autorità irachene e si aggiungerà alla missione già in corso ad Erbil – la capitale della regione autonoma del Kurdistan iracheno – che vede i militari italiani impegnati nell’addestramento dei miliziani Peshmerga che già presidiano la diga di Mosul, 35 chilometri a nord della città in mano all’Isis.
 Il nocciolo duro del contingente, a differenza delle indiscrezioni trapelate nei giorni scorsi, non dovrebbe essere costituito dai parà della Folgore, ma  dai bersaglieri della brigata Garibaldi, con i loro mezzi blindati. Ci saranno poi appartenenti alle forze speciali, artificieri ed altri assetti, con una copertura aerea.

FILE - This Oct. 31, 2007 file photo, shows a general view of the dam in Mosul, 360 kilometers (225 miles) northwest of Baghdad, Iraq. Residents living near Iraq's largest dam say Sunni militants from the Islamic State group have overrun the complex. The residents say the militants stormed the Mosul Dam complex in one hour on Thursday, Aug. 7, 2014. (AP Photo/ Khalid Mohammed, File)

Da Baghdad, tuttavia, si registrano reazioni contrastanti all’interno del governo. Il ministro delle risorse idriche Mushsin Al Shammary, ricevendo ieri l’ambasciatore italiano, Marco Carnelos, ha affermato che l’Iraq ”non ha bisogno di alcuna forza straniera per proteggere il suo territorio, i suoi impianti e la gente che ci lavora”. L’ambasciatore Carnelos ha risposto sottolineando che ”ogni eventuale dispiegamento di truppe italiane, a Mosul o in qualsiasi altra parte del territorio iracheno, potrà avvenire solo d’intesa con il governo iracheno”.

All’invio dei militari italiani si è intanto dichiarato decisamente contrario il leader radicale sciita Moqtada Sadr, già uno dei protagonisti dell’insurrezione contro le truppe americane d’occupazione, affermando che ”l’Iraq è diventato una piazza aperta a chiunque voglia violare i costumi e le norme internazionali”.
(MNT,  23 dicembre  2015)
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Maria Novella Topi è stata a lungo capo servizio della Redazione Esteri dell’Ansa. Tra le sue missioni l’Albania (di cui ha seguito per l’agenzia la caduta del comunismo e le successive rivolte), l’Iraq e la Libia. Ha lavorato per lunghi periodi nell’ufficio di corrispondenza di Parigi. Collabora da Roma a OnuItalia.

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About Maria Novella Topi

Maria Novella Topi è stata a lungo capo servizio della Redazione Esteri dell'Ansa. Tra le sue missioni l'Albania (di cui ha seguito per l'agenzia la caduta del comunismo e le successive rivolte), l'Iraq e la Libia. Ha lavorato per lunghi periodi nell'ufficio di corrispondenza di Parigi. Collabora da Roma a OnuItalia. Contact: Website | More Posts