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Yemen: sotto le bombe a Sanaa, il diario di Celine (Medici senza Frontiere)

dsc_4283_20196[1]SANAA, 29 dicembre – Da maggio 2015, MSF fornisce forniture mediche e chirurgiche d’emergenza agli ospedali yemeniti di Al Jumhori, Al Thawra, Al Rawdah, e Al Qa’idah, che hanno ricevuto un gran numero di persone ferite a causa dell’escalation di violenza. Il solo ospedale di Al Rawdah, ha ricevuto 5.307 feriti di guerra dal 15 maggio. MSF ha anche avviato un servizio di ambulanza per i trasferimenti tra gli ospedali; attualmente ha due veicoli, numero che potrebbe aumentare a seconda delle necessità. Nonostante i negoziati in corso con i funzionari, MSF è ancora bloccata nella distribuzione di materiale medico a due ospedali in una città assediata a Taiz, nel sud dello Yemen. I camion di MSF sono stati fermati più volte ai posti di blocco degli Houthi e non sono riusciti ad accedere alla zona. Gli ospedali in questa zona assediata soccorrono un gran numero di pazienti con ferite di guerra.Nel novembre del 2015, MSF ha aperto un ospedale per la salute materno-infantile con 100 posti letto, che fornisce assistenza ostetrica e ginecologica, così come pediatrica, con un’attenzione ai bambini al di sotto dei cinque anni.

Celine Langlois è coordinatore medico per lo Yemen di Medici senza frontiere. Questo è il suo diario  da Sanaa e da Taiz dove l’organizzazione è attiva da molti mesi. E’ un racconto dal di dentro, che commuove e terrorizza.

”Nella capitale, Sanaa, gli aerei da guerra erano la principale minaccia. Questi aerei tengono la popolazione in allerta, non fanno dormire i bambini o li svegliano nel bel mezzo della notte e – il pericolo maggiore – uccidono le persone. Gli yemeniti hanno imparato a conviverci, e così abbiamo fatto noi. L’aereo sorvola il cielo, cade una bomba e vola via, poi torna indietro. Può sorvolare il cielo per ore, rendendo tutti nervosi. Le persone desiderano soltanto che l’aereo svuoti al più presto il suo carico mortale e vada via in modo da poter continuare la loro giornata. Prima di un attacco aereo, c’è un rumore sibilante. La reazione è automatica: trovare un riparo. C’erano notti in cui mi giravo continuamente nel letto, temendo che le finestre saltassero via con un’esplosione. Tutta la casa tremava. Piovono bombe regolarmente in Yemen e questo è il modo in cui si vive.

Un giorno, un compound di fronte al principale ospedale per la salute materno-infantile di Sanaa è stato pesantemente bombardato dalla coalizione saudita. Mentre il personale ospedaliero stava evacuando i pazienti dalla struttura, due bambini sono morti – non a causa dei bombardamenti, ma per mancanza di ossigeno. L’impatto principale di questa guerra non è direttamente legato ai combattimenti; la maggior parte dei decessi è causata da un sistema sanitario al collasso. Quei due bambini sfortunati sono soltanto due dei tanti.

Nella città di Taiz, dove sono stata successivamente, la principale minaccia erano i cecchini. Anche se non si vedono, sono sempre lì. Quando si attraversa il confine, sono un pensiero costante. Si diventa molto vigili e sensibili al rumore degli spari – si riesce a dire se si tratta di un AK47 o della pistola di un cecchino. In queste circostanze si impara rapidamente; è necessario – può essere questione di vita o di morte. Nonostante le numerose misure di sicurezza, è sempre possibile ritrovarsi improvvisamente nel bel mezzo di uno scontro.

MSF148030[1]Gli yemeniti sono incredibilmente resilienti.

In giro per lo Yemen, si vede come la popolazione si stia adattando a convivere con questa guerra indiscriminata. La carenza cronica di carburante e acqua colpisce tutti. Ogni giorno, si vedono lunghe code di auto in attesa della benzina, a volte anche per giorni. Le famiglie vanno a piedi fino ai pozzi per prendere l’acqua; le persone guidano moto modificate per funzionare a gas naturale; uomini su cavalli e asini nel centro di Sanaa: la prova di quanto gli yemeniti debbano essere creativi per andare avanti con la quotidianità. Quello che mi stupisce è come la vita vada avanti. I mercati sono sempre affollati, i venditori di gelato suonano i loro richiami, tra schiere di combattenti pesantemente armati; le finestre vengono riparate; i polli sono venduti accanto ai posti di blocco. Le attività quotidiane vanno semplicemente avanti. Ho chiesto a un medico yemenita in uno dei nostri ospedali se avesse avuto problemi ad attraversare il confine. Ha detto: “Beh, sì, ma non possiamo smettere di vivere a causa della guerra”.

Ho avuto modo di incontrare e lavorare con molti yemeniti. Sono molto ospitali e aperti agli altri, perciò vieni coinvolto nelle loro vite personali. Tutti quelli che ho incontrato hanno perso una persona cara – un parente o un amico – in questa guerra. Le ferite degli yemeniti sono profondamente aperte e avranno bisogno di molto tempo per guarire. Mi auguro sinceramente che riescano a guarire presto.

Celine Langlois, coordinatore medico per l’emergenza in Yemen.

(MNT,  29 dicembre 2015)

 

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Maria Novella Topi è stata a lungo capo servizio della Redazione Esteri dell’Ansa. Tra le sue missioni l’Albania (di cui ha seguito per l’agenzia la caduta del comunismo e le successive rivolte), l’Iraq e la Libia. Ha lavorato per lunghi periodi nell’ufficio di corrispondenza di Parigi. Collabora da Roma a OnuItalia.

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About Maria Novella Topi

Maria Novella Topi è stata a lungo capo servizio della Redazione Esteri dell'Ansa. Tra le sue missioni l'Albania (di cui ha seguito per l'agenzia la caduta del comunismo e le successive rivolte), l'Iraq e la Libia. Ha lavorato per lunghi periodi nell'ufficio di corrispondenza di Parigi. Collabora da Roma a OnuItalia. Contact: Website | More Posts

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