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Rapporto RSF, 110 giornalisti uccisi nel 2015, più in redazione che in zone di guerra

l43-giornalisti-guerra-140813184432_big[1]ROMA, 29 dicembre – Sono stati 110 i reporter uccisi nel 2015: il dato è contenuto nell’ultimo rapporto dell’organizzazione Reporter senza frontiere (RSF), secondo la quale la maggior parte dei decessi non si sono avuto in zone di guerra, ma mentre i giornalisti stavano, normalmente si direbbe, esercitando la loro professione, nelle redazioni, per strada ecc.
E’ un dato a sorpresa e in controtendenza rispetto al 2014, quando due terzi dei giornalisti uccisi si trovavano in zona di conflitto. Un dato ancora più preoccupante, perchè elimina il discrimine rappresentato dal rischio assunto con consapevolezza. E’ dunque cresciuto il numero cronisti uccisi per inchieste scomode condotte in casa, operando in paesi non in guerra ma dove la criminalità teme la stampa.

Secondo il rapporto, dei 110 uccisi, 67 sono stati eliminati mentre stavano svolgendo la loro professione mentre 43 hanno perso la vita in circostanze avvolte dal mistero.  Nella conta risulta anche la perdita di 27 cosiddetti “citizen-journalists” (reporter non professionisti) e sette cameramen, fonici e tecnici. La minaccia principale viene dai cosiddetti “gruppi non statuali” come i jihadisti dello Stato islamico.
ggg[1] I Paesi più a rischio sono i soliti con alcun sorprese: Iraq (11 morti), Siria (10), terza e triste new entry la Francia con le 8 vittime, uccise nell’attacco al settimanale satirco ‘Charlie Hebdo’ il 7 gennaio scorso, seguita dallo Yemen (10 morti) dove è in corso una guerra civile per procura tra sunniti sostenuti da Riad e ribelli sciiti Houthi appoggiati dall’Iran; Sud Sudan (7 vittime), India (9 morti), Messico, uno dei Paesi più pericolosi al mondo per chiunque, civili inclusi, dove i narcos controllano intere aree del Paese, (8 morti), Filippine (7) così come l’Honduras. Reporter senza Frontiere vuole che sia nominato “un rappresentante speciale del segretario generale dell’Onu per proteggere i reporter”. Oltre ai cronisti uccisi, è altissimo il numero di reporter rapiti e tenuti in ostaggio (54) ed ancora più alto quello di quelli in prigione per aver svolto il loro lavoro: 154. Tra i 54 rapiti, 26 sono tenuti in ostaggio in Siria, 13 in Yemen, 10 in Iraq e 5 in Libia.

Tra i ben 153 detenuti la palma spetta alla Cina (23 giornalisti in prigione più la recentissima espulsione di una reporter del settimanale francese Nouvelle Observateur), seguita dall’Egitto (22), 18 in Iraq, 15 in Eritrea, 9 nella Turchia del presidente Recep Tayyip Erdogan che poco tollera la libertà di stampa e l’ha dimostrato spesso facendo arrestate giornalisti e chiudere testate.

(MNT, 29 dicembre  2015)

 

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Maria Novella Topi è stata a lungo capo servizio della Redazione Esteri dell’Ansa. Tra le sue missioni l’Albania (di cui ha seguito per l’agenzia la caduta del comunismo e le successive rivolte), l’Iraq e la Libia. Ha lavorato per lunghi periodi nell’ufficio di corrispondenza di Parigi. Collabora da Roma a OnuItalia.

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About Maria Novella Topi

Maria Novella Topi è stata a lungo capo servizio della Redazione Esteri dell'Ansa. Tra le sue missioni l'Albania (di cui ha seguito per l'agenzia la caduta del comunismo e le successive rivolte), l'Iraq e la Libia. Ha lavorato per lunghi periodi nell'ufficio di corrispondenza di Parigi. Collabora da Roma a OnuItalia. Contact: Website | More Posts