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UNHCR: Mika nel suo Libano con i profughi fuggiti dalla Siria

ROMA, 2 GENNAIO – Il cantante di origine libanese Mika, ambasciatore dell’agenzia dell’Onu per i rifugiati (Unhcr), è tornato nel suo Libano per incontrare i profughi fuggiti dalla guerra in Siria e dalle persecuzioni dell’Isis e ha affidato al Corriere della Sera il suo diario di viaggio.
Un percorso che si è srotolato nei campi profughi tra famiglie in pezzi, anziani e bambini, civili che hanno raccontato storie di violenze, e persecuzioni contro minoranze e omosessuali. Nel testo che ha affidato al giornale Mika scrive: ”Volevo aprire gli occhi, annullare le distanze….umanizzare qualcosa che da lontano era diventato solo un dato statistico e una fonte di dibattito. Niente poteva prepararmi a quello che ho visto”.
58828986d49e18b8c82946de87142630[1]Mika spiega che la sua ”parte libanese del mio patrimonio culturale non è mai venuta meno” e racconta di essere tornato tante volte a Beirut dove ha tenuto nel 2008 per la prima volta un concerto nella piazza dei Martiri, tristemente famosa per essere stata durante la guerra al centro della famigerata linea verde. ”Da allora ci sono tornato molte altre volte – aggiunge il cantante – sentendomi orgogliosamente connesso al Libano e al tempo stesso orgoglioso di essere un immigrato, in tutto e per tutto simile a tanti altri nel mondo. Negli ultimi anni ho osservato da lontano lo svolgersi della crisi in Siria. Per alcuni giorni, poco prima di Natale, mi sono unito all’Unhcr per essere testimone diretto della crisi dei rifugiati siriani che si è sviluppata in Libano. È difficile immaginare come sia la vita per quel milione e centomila rifugiati, per gli operatori delle organizzazioni che hanno lo scopo di aiutarli e per i libanesi stessi che hanno aperto le porte delle loro case ai milioni di persone in fuga dalla distruzione e dal terrore”.
201512201304-UNHCR-_MC_0598-kWNI-U43140662878545g2B-593x443@Corriere-Web-Sezioni[1]La mia prima visita con l’UNCHR – aggiunge il cantante – è stata in un insediamento ‘informale’ in una piantagione di banane a sud di Beirut. Mi ha accolto Mustafa, un ragazzino di 12 anni di Idlib che vive nella colonia da quattro anni. Per circa due ore lui mi ha accompagnato in giro e mi ha presentato delle famiglie che a loro volta hanno condiviso con me la propria storia. Mustafa è incredibilmente carismatico: mi ha raccontato come negli ultimi anni abbia vissuto tra gli alberi di banana giocando a pallone con gli altri ragazzi di questo piccolo insediamento di circa 8 famiglie. Quando gli ho domandato se fosse mai uscito da lì, mi ha risposto che per diversi motivi non gli era mai stato permesso. Quando gli ho chiesto se ci fossero cose delle quali sentiva la mancanza rispetto alla sua vita a casa, mi ha risposto che non se lo ricordava; sapeva che le cose avrebbero potuto e avrebbero dovuto essere diverse ma lui semplicemente non sapeva come”.
Il racconto di Mika prosegue con l’incontro con la donna più anziana, con le famiglie di Ahmad e Khaled, con Samir, omosessuale perseguitato in Siria dal Daesh. Per tutti un’attenzione e un pensiero carichi di sensibilità e interesse. (MNT)
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Maria Novella Topi è stata a lungo capo servizio della Redazione Esteri dell’Ansa. Tra le sue missioni l’Albania (di cui ha seguito per l’agenzia la caduta del comunismo e le successive rivolte), l’Iraq e la Libia. Ha lavorato per lunghi periodi nell’ufficio di corrispondenza di Parigi. Collabora da Roma a OnuItalia.

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About Maria Novella Topi

Maria Novella Topi è stata a lungo capo servizio della Redazione Esteri dell'Ansa. Tra le sue missioni l'Albania (di cui ha seguito per l'agenzia la caduta del comunismo e le successive rivolte), l'Iraq e la Libia. Ha lavorato per lunghi periodi nell'ufficio di corrispondenza di Parigi. Collabora da Roma a OnuItalia. Contact: Website | More Posts