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Salvate bimbi Madaya: “Mangiano foglie d’albero per vivere”

@arabthomness

DAMASCO, 6 GENNAIO 2016 – Siria. Una città arroccata su una montagna della catena del Qalamoun, stretta tra mine antiuomo, le pressioni dell’esercito governativo e Hezbollah, la morsa del freddo e della fame. I più fortunati scambiano una macchina per dieci chili di riso o cinque di latte per bambini. Chi può, stringe i denti e cerca di risparmiare la metà di uno stipendio per comprare a 100 dollari un chilo di riso o di farina. Chi non può, si nutre di foglie d’albero. Bambini compresi.

Trentuno persone non ce l’hanno fatta a superare dicembre, malnutrite o prese a bersaglio. 40mila abitanti “condannati a morire, se non si agisce subito”. Oggi l’UNHCR ha reso noto che il governo siriano si è impegnato a “permettere alle organizzazioni umanitarie di raggiungere Madaya, dove è previsto l’arrivo dei primi aiuti nei prossimi giorni”, ha detto la portavoce Melissa Fleming: “Speriamo di arrivare prima che altre persone muoiano di fame”.

L’appello per Madaya, sulla base di informazioni giudicate “credibili” dal Palazzo di Vetro, è stato lanciato dal gruppo di monitoraggio Syrian Observatory for Human Rights, il quadro è raccontato da Independent e Vice News, mentre online si susseguono foto e video che immortalano l’emergenza umanitaria della città di Madaya e di uomini, donne e bambini scheletro.

q“Non importa se Assad uccide gli adulti, ma per favore salvate i bambini di Madaya che stanno morendo di fame”, chiede un gruppo di uomini con una foto divenuta virale, rivolgendosi al Papa e al Consiglio di Sicurezza dell’Onu.

“Stanno trasformando la città in una grande prigione, vogliono che le persone muoiano lì”, ha commentato ai microfoni di Vice il dottor Ammar Ghanem della Syrian-American Medical Society, denunciando che l’emergenza è anche sanitaria, con risorse scarse e “veterinari che operano sugli uomini”.

Madaya, che si trova al confine tra il Libano e la Siria (50 km da Damasco), aveva partecipato alla rivolta del 2011. La sua è una posizione strategica per quel che riguarda la fornitura d’armi ai ribelli del regime. “Andate a Madaya, lì morirete di fame”, racconta Loay, studente nella città di Zabadani, ricordando di essere stato costretto da Hezbollah a trasferirsi a Madaya: “Obbligavano i sospettati (ribelli) ad andare lì, una strategia per separare i cittadini a favore del regime da quelli contrari. Una versione confermata da Hussein Assaf, attivista raggiunto da Independent, e dal Syrian Observatory for Human Rights, per i quali l’esercito siriano e Hezbollah stanno usando Madaya per riscattare gli sciiti nello scacco delle milizie sunnite a Nord del Paese, a Kafrayya e Fua. (@annaaserafini)

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