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Kenya: dopo la strage Shabab riapre l’università di Garissa. Il racconto di Amref

GARISSA, 12 gennaio – Riapre dopo l’orrore l’Università di Garissa, in Kenya, per dimostrare che si può vincere sulla ferocia degli Shabab, la milizia fondamentalista somala che sparge terrore in numerosi stati africani.

Nelle prime ore dello scorso 2 aprile – ricorda l’organizzazione umanitaria attica in Africa Amref – un gruppo di giovani terroristi appartenenti alla milizia somala di al-Shabab ha fatto irruzione nel campus dell’università di Garissa, nel nord-est del Kenya,  uccidendo a freddo 148 persone, in gran parte studenti loro coetanei. A parte due addetti alla sicurezza locale, freddati sulla soglia dell’ateneo, le vittime provenivano da ogni angolo del Paese e sono state sorprese in parte mentre pregavano in un’aula o mentre si trovavano ancora nei dormitori in attesa di iniziare la loro giornata di studi. Prima di essere a loro volta uccisi dalle forze dell’ordine, i terroristi hanno cercato gli studenti nelle loro stanze, li hanno radunati nel cortine interno del dormitorio e li hanno uccisi ad uno ad uno con un colpo alla testa. Quella mattina ogni angolo del Kenya ha perso un figlio o una figlia nei quali aveva riversato le sue speranze e si è risvegliato scoprendosi indifeso dinanzi alla minaccia oscura di un radicalismo dalla violenza senza freni.

garissa2[1]L’attacco all’università di Garissa ha  risvegliato gli echi del 21 settembre 2013, quando un altro gruppo di terroristi ha assaltato il centro commerciale di Westgate, nella capitale keniota Nairobi, uccidendo 68 persone e ferendone almeno altre 180. Ma mentre la strage di Westgate era stata vissuta come un attacco contro un simbolo dell’occidente e del successo delle elites del paese, la perdita di oltre 140 studenti ventenni ha avuto il duplice risultato di portare la minaccia di al-Shabab nell’intimo di ogni angolo del Paese e di terrorizzare tutti i non musulmani che vivevano nelle vaste zone semi aride del nord-est del Paese, portandone tantissimi alla fuga e all’abbandono del proprio lavoro che spesso era cruciale per le stesse speranze del territorio che lasciavano.

Prima del 2 aprile, infatti, oltre il 50% del personale docente nelle scuole del nord-est del paese non era indigeno e oltre il 75% del personale sanitario sul territorio proveniva da altre parti del paese. Oltre a portare tutta la nazione a chiedersi se la partecipazione keniota alla guerra contro al-Shabab in Somalia non stesse richiedendo un prezzo troppo alto, il massacro di Garissa ha portato al tracollo dell’educazione e della sanità su gran parte del territorio locale, vanificando molte delle conquiste fatte nella lotta contro la povertà e di fatto rimuovendo da un territorio tradizionalmente islamico ogni traccia di influenza esterna. Il massacro di Garissa ha efficacemente separato parte del territorio keniota dal resto del Paese.

Lo scorso luglio Amref è andata  a Garissa per verificare quale fosse stato l’impatto del terrorismo sulla sanità sul territorio. Tommy Simmons, Fondatore Amref Italia, racconta che  parlando con gli amministratori regionali, i dirigenti di scuole e di ospedali, gli studenti e con i colleghi di Amref Health Africa che operano sul territorio a favore della salute materna ed infantile e si sono adoperati anche per portare in salvo i sopravvissuti ed i feriti dell’università, ”ho sentito fortemente il grande trauma che tutti hanno vissuto, la paura di vedere le loro speranze di un futuro migliore scivolare via, il timore di essere lasciati indietro dal resto del paese e di essere tutti emarginati meramente per via della loro fede islamica”.

Ora l’Università di Garissa riapre. Gli immobili danneggiati dalle lunghe sparatorie del 2 aprile sono stati restaurati, la sicurezza del perimetro del campus è stata rinforzata e al suo interno è stato costruito un nuovo posto di polizia per tutelare la tranquillità degli studenti e dei docenti. ”Però – rileva Simmons -molti studenti ed insegnanti che vivevano a Garissa un anno fa hanno già detto che non ci torneranno mai più ed il timore di un nuovo attacco terrà via molta altra gente. Almeno all’inizio l’Università servirà solo la popolazione locale e non sarà quel centro dinamico e multiculturale che illuminava di speranza e tolleranza ed unità quell’angolo del pianeta. I danni materiali alle strutture sono stati sistemati ma le ferite alla società e alle persone richiederanno molto più tempo per essere rimarginate”.

(MNT,  12 gennaio 2016)

 

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Maria Novella Topi è stata a lungo capo servizio della Redazione Esteri dell’Ansa. Tra le sue missioni l’Albania (di cui ha seguito per l’agenzia la caduta del comunismo e le successive rivolte), l’Iraq e la Libia. Ha lavorato per lunghi periodi nell’ufficio di corrispondenza di Parigi. Collabora da Roma a OnuItalia.

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About Maria Novella Topi

Maria Novella Topi è stata a lungo capo servizio della Redazione Esteri dell'Ansa. Tra le sue missioni l'Albania (di cui ha seguito per l'agenzia la caduta del comunismo e le successive rivolte), l'Iraq e la Libia. Ha lavorato per lunghi periodi nell'ufficio di corrispondenza di Parigi. Collabora da Roma a OnuItalia. Contact: Website | More Posts