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Giro a OnuItalia: “Africa, nuova frontiera dell’Italia”

Intervista al sottosegretario in visita a Burkina Faso, Guinea, Ciad: "Bloccare la strada alla fornace jihadista nel Sahel"

Giro Mario Giro con il presidente della Repubblica di Guinea Alpha Condé

(di Francesca Morandi) CONAKRY (GUINEA BISSAU), 19 GENNAIO 2016 – “Con lo strumento della cooperazione – dice Mario Giro – dobbiamo impedire il crollo di altri Stati minacciati dal terrorismo in Africa: sosteniamo Burkina Faso, Guinea e Ciad perché, se questi Paesi si sfaldano, si aprirà la strada alla fornace jihadista che dilaga nel Sahel”. Raggiunto proprio in Africa da OnuItalia, il Sottosegretario agli Affari Esteri definisce il continente “la nuova frontiera dell’Italia”. E spiega: “I fondi della cooperazione italiana sono aumentati per il 2016, come voluto dal premier Matteo Renzi, affinché l’Italia possa essere più presente in Africa, che ci offre anche opportunità”.

Lunedì 18 gennaio Giro ha firmato accordi con il governo della Guinea, tra i quali la cancellazione del debito, mentre mercoledì sarà in visita ufficiale in Burkina Faso, “paese chiave per la stabilità del Sahel”.  Nella capitale, Ouagadougou, il Sottosegretario porterà personalmente le condoglianze del governo italiano a Gaetano Santomenna, proprietario del “Cappuccino Café”  dove suo figlio Michel, 9 anni, è rimasto vittima, con la madre ucraina e altre 27 persone, dell’attacco dei terroristi di Al Qaeda della settimana scorsa.

Mario Giro, perché definisce il Burkina Faso  un “paese chiave” per la stabilità nell’area del Sahel?

“Il Burkina Faso ha preservato la stabilità del Sahel prima e dopo la guerra in Mali ed è un paese che ha avuto meno problemi di guerre, ribellioni Tuareg e spinte secessioniste che hanno invece lacerato Mali e Niger. Lo stesso vale per la Guinea, dove l’Italia, primo Paese ad averne riconosciuto l’indipendenza nel 1958, è molto presente. La Repubblica di Guinea ha fatto un lungo percorso di stabilizzazione e nelle ultime ore ho incontrato il suo presidente democraticamente eletto, Alpha Condé. Abbiamo parlato di cooperazione, sicurezza e dialogo. L’Italia ha deciso di cancellare il debito della Guinea, che ho firmato con la ministra delle finanze Malado Kaba e degli Affari Esteri Kamará, perché intende investire sul futuro di questo Paese.  Domani sarò invece in visita ufficiale a Ouagadougou a parlare ancora di cooperazione, e non solo. II Burkina Faso è un modello nell’area di convivenza tra cristiani e musulmani, per questo gli jihadisti lo colpiscono.  Guinea e Burkina Faso devono tenere come Stati: se “saltano”  i terroristi si infiltreranno, destabilizzando il Sahel”.

La firma della cancellazione del debito della Guinea con Mario Giro, la ministra delle Finanze Malado Kaba e degli Affari Esteri Kamará

La firma della cancellazione del debito della Guinea con Mario Giro, la ministra delle Finanze Malado Kaba e degli Affari Esteri Kamará

Dalla Libia al Burkina Faso al Mali, il terrorismo dilaga, ma il ministro Gentiloni ha detto che l’Africa è anche un continente di opportunità per l’Italia: come si conciliano le due cose?

“L’Africa è cresciuta moltissimo negli ultimi anni e prospetta tassi di sviluppo promettenti, anche se certamente presenta pericolosi focolai di guerre. L’Italia intende contribuire a sviluppare le potenzialità del continente, dove ci sono opportunità per le nostre imprese, come dimostrato anche dai viaggi improntati al business, fatti dal premier Renzi, che sarà prossimamente in Africa occidentale. Lo testimonia anche la mia presenza ora in Guinea e presto in Burkina Faso, come anche la mia recente missione in Costa d’Avorio o quella del Vice Ministro all’Economia Calenda in Ghana. Per crescere l’Africa ha bisogno di infrastrutture, energie, soprattutto rinnovabili, e nuovi business agricoli: noi possiamo aiutarla, anche a beneficio delle nostre imprese”.

Quali sono gli ultimi dati sull a crescita dell’Isis (Stato islamico) in questa parte dell’Africa?

“La presenza del jihadismo nell’area precede la nascita dell’Isis, in quanto nasce con la guerra civile algerina che ha provocato 250mila morti a partire dagli anni Novanta,  le cui tensioni si sono scaricate a sud, verso il Mali e, più in generale, verso la “striscia” territoriale del Sahel. Il gruppo terrorista che ha colpito nei giorni scorsi in Burkina Faso era già attivo da tempo in questa regione e ha seguito le stesse logiche di quello avvenuto in Mali: Al-Qaeda, in competizione con l’Isis, vuole riaffermare la sua primazia. Stiamo infatti assistendo a una macabra sfida del terrore: se lo Stato islamico ha colpito in Indonesia, Al Qaeda si fa sentire spargendo sangue nel Sahel.  Se gruppi di miliziani aderiscono all’Isis, questo non significa che lo Stato islamico unisce, anzi divide, e comunque inzia a subire perdite, come dimostra il fatto che ha da poco annunciato che dimezzerà le paghe dei suoi combattenti. Dobbiamo difendere l’Africa dal jihadismo, così come dobbiamo continuare a sostenere il governo iracheno a riacquisire i territori perduti per fare in modo che l’Iraq non si sfasci, diventando un’altra fornace del terrore”.

Si fanno sempre più insistenti le notizie di un possibile attacco occidentale, anche italiano, in Libia: che cosa ci dice?

“In Libia non esistono le condizioni per interventi militari di alcun tipo, almeno per ora. Ci stiamo solo concentrando sulla formazione e approvazione parlamentare di un governo di unità nazionale. Saranno i libici e il nuovo governo libico a decidere che cosa fare”.

Intanto in Europa aumenta il rischio che nuovi muri tornino alle frontiere: se crolla il trattato di Schengen, che cosa farà l’Italia?

“La libera circolazione alle frontiere prevista da Schengen è uno dei traguardi più concreti raggiunti dall’Unione Europea, l’Italia continua a essere contraria alla fine del trattato, che non credo crollerà”. (@francesmorandi, 19 gennaio 2016)

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Dal 2000 sono giornalista, ho iniziato con un internship per l’agenzia di stampa americana Dow Jones, passando per una breve esperienza all’Ansa a Londra, e tanti anni nelle redazioni milanesi di quotidiani, giornali online e agenzie di stampa. Per me il giornalismo è un servizio, soprattutto per chi non ha voce.

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About Francesca Morandi

Dal 2000 sono giornalista, ho iniziato con un internship per l'agenzia di stampa americana Dow Jones, passando per una breve esperienza all'Ansa a Londra, e tanti anni nelle redazioni milanesi di quotidiani, giornali online e agenzie di stampa. Per me il giornalismo è un servizio, soprattutto per chi non ha voce. Contact: Website | More Posts