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Geddo (UNHCR) alla comunità internazionale: aiuti urgenti all’Iraq

Il 2016 potrebbe segnare una svolta, ma l'emergenza si sta aggravando

Bruno Geddo, rappresentante dell'UNHCR a Baghdad

BRUXELLES, 19 GENNAIO – Le cose in Iraq sono destinate a peggiorare prima che comincino a migliorare, e il Paese ha bisogno di tutta l’assistenza possibile della comunità internazionale, in un anno che potrebbe segnare una svolta nelle tormentate vicende irachene. Questi i messaggi nella presentazione che Bruno Geddo, rappresentante UNHCR in Iraq, ha presentato alla stampa internazionale a Bruxelles, dove il funzionario italiano ha avuto incontri con le istituzioni europee.

Una delle categorie principali destinatarie di aiuti umanitari è rappresentata dai rifugiati siriani, ospitati in dieci campi, nove dei quali in Kurdistan, ha spiegato Geddo, notando tuttavia che due terzi della popolazione complessiva di rifugiati vive attualmente ancora fuori dai campi. La sfida per la comunità internazionale è così duplice: da una parte è imperativo garantire supporto finanziario così come un livello di sostentamento adeguato nei campi, dall’altra va considerate che la Siria è allo stremo per l’intensità di una crisi così lunga e la popolazione che vive fuori dai campi deve arrangiarsi per sopravvivere senza lavoro. Gli effetti della crisi siriana, ha precisato il responsabile di UNHCR, si fanno tra l’altro sentire nelle comunità in qualche modo collegate a quella siriana, amplificando così la portata del disagio.

Quanto ai 3,2 milioni di sfollati iracheni, Geddo ha riferito che sono ospitati in 45 campi (25 in Iraq e 20 in Kurdistan); anche in questo caso, però, la maggior parte (68%) vive fuori dai campi. Molti di loro vivono in circa 3.440 strutture di varia natura in tutto l’Iraq (edifici in costruzione, dismessi, moschee, mercati, e qualunque altro tipo di rifugio. L’obiettivo della comunità internazionale in questo contesto è assicurare la sicurezza e la vivibilità per l’enorme comunità di sfollati. La piaga della disoccupazione massiccia, ha illustrato il funzionario, contribuisce al malessere, che è fronteggiato attraverso distribuzioni di provviste in natura (kit di assistenza per l’inverno e l’estate) e sovvenzioni  finanziarie. In particolare Geddo ha sottolineato come questo segni l’avvio di una nuova fase nell’evoluzione degli aiuti umanitari: gli aiuti in denaro, ha precisato, hanno diversi vantaggi, tra cui lasciare decidere ai destinatari come meglio utilizzarlo in base alle loro priorità, con l’effetto di salvaguardarne dignità e libertà di scelta; consentire loro di estinguere i debiti; infine, immettere valuta in un’economia boccheggiante.

La questione delle migrazioni è strettamente legata agli aiuti umanitari, ha poi commentato il funzionario italiano. I tagli negli aiuti hanno causato una riduzione costante nel tempo delle razioni di cibo, scese da 33 a 13 dollari al mese; inoltre esse sono ulteriormente ridotte per nuclei familiari considerati come solo “moderatamente “ o “acutamente” non certi di poter provvedere al proprio fabbisogno alimentare.  Il senso di scoramento che ne deriva rappresenta quindi per le persone che vivono nei campi un fattore critico.
Le uccisioni sistematiche perpetrate dall’ISIS sono un altro degli elementi decisivi dietro il flusso migratorio. Le minoranze sono la principale delle categorie colpite, e partire costituisce la sola opzione per quanti sentano che le proprie vite sono a rischio, ha spiegato il responsabile UNHCR.

In prospettiva, Geddo ha detto di temere che la presa di Mosul rappresenti la “madre di tutte le battaglie” nella lotta contro ISIS, sia per il valore simbolico della città sia per l’alto numero (tra 1 e 1,5 milioni) di civili che ancora vi abitano. Un potenziale scontro a Mosul implicherebbe conseguenze immani dal punto di vista logistico, a partire dalla creazione di rifugi di emergenza e strutture di assistenza, fino alla bonifica di grandi aree delle città cosparse di mine. “Se la comunità internazionale continuerà a garantire il proprio supporto all’Iraq, il Paese potrebbe avviarsi verso un nuovo cammino in un anno che potrebbe rivelarsi decisivo”, ha concluso Bruno Geddo. (19 gennaio 2016)

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Dal 2000 sono giornalista, ho iniziato con un internship per l’agenzia di stampa americana Dow Jones, passando per una breve esperienza all’Ansa a Londra, e tanti anni nelle redazioni milanesi di quotidiani, giornali online e agenzie di stampa. Per me il giornalismo è un servizio, soprattutto per chi non ha voce.

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About Francesca Morandi

Dal 2000 sono giornalista, ho iniziato con un internship per l'agenzia di stampa americana Dow Jones, passando per una breve esperienza all'Ansa a Londra, e tanti anni nelle redazioni milanesi di quotidiani, giornali online e agenzie di stampa. Per me il giornalismo è un servizio, soprattutto per chi non ha voce. Contact: Website | More Posts