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‘Le parrucchiere di Calcutta’, il progetto di Pangea perché ‘la bellezza è necessaria’

(di Maria Novella Topi) – ROMA, 20 gennaio – Anche le rivoluzioni hanno bisogno della bellezza. E’ quello che sembrano essersi dette le donne indiane e l’organizzazione umanitaria no profit Pangea, che da anni lavora con l’offerta di Casa Pangea Calcutta in favore delle donne e delle ragazze della città indiana, per lo più in condizione di disabilità.

Secondo quanto raccontano i volontari di Pangea, ”ci siamo mossi seguendo anche i desideri e le richieste che arrivavano proprio da loro. Da qualche anno diverse donne disabili facevano richiesta di corsi di formazione per estetista e parrucchiera, ritenendo che questo settore offrisse buone prospettive”. Accanto alle povertà, ai drammi e alle miserie, le donne volevano ricreare la luce della speranza e della bellezza, per illuminare una casa povera, un matrimonio, un sari, magari un pò consumato.  Assumendosi il compito, come donne, di rivoluzionare la vita quotidiana con un po’ di bellezza.

IND_PNL_2011-04_Calcutta-(286)-L[1]Dicono a Pangea – che da sempre si dedica al riscatto e alla crescita delle donne in tante parti del mondo – che ”sentirsi bella, a proprio agio è un bisogno che accomuna le donne di qualsiasi latitudine, di qualsiasi etnia o appartenenza sociale. E la bellezza non è l’adeguarsi ai mutevoli canoni imposti dalla moda e dai gusti, ma è la possibilità di guardare la propria immagine riflessa nello specchio e sorridere, con gli occhi e con il cuore”.

Rimboccate le maniche, nel 2014 è stato avviato un progetto pilota di formazione professionale della durata di 6 mesi, con una frequenza di 3 giorni a settimana, per offrire una preparazione di base su massaggi e trattamenti per il viso, creme per il viso e le mani, manicure e pedicure, le tecniche di henné, la depilazione, il trucco da sposa e alcune acconciature e decorazioni per i capelli. Oltre a garantire il compenso di una formatrice esperta, Pangea ha supportato le spese per il materiale didattico e tutti gli accessori necessari: spazzole e creme, asciugamani, elastici, nastri colorati e tutto ciò che occorreva alle studentesse per imparare il mestiere. Poche cose se osservate con lo sguardo occidentale, ordinari ‘strumenti di bellezza’ cui siamo ormai abituati. Dotazione magnifica se guardata dalla Calcutta degli slums.

Alla fine dei sei mesi, con entusiasmo, le partecipanti hanno sostenuto un esame, che ha previsto sia una prova orale che una pratica e dal 2015 Fondazione Pangea ha quindi deciso di dar vita al più strutturato progetto ‘Le parrucchiere di Calcutta’, per rendere possibile il sogno di tante ragazze e donne disabili: sentirsi belle e condividere questa bellezza con altre donne come loro.

”Grazie al sostegno di un rete di aziende impegnate nella produzione e nella commercializzazione di prodotti del settore estetico e tricologico – spiegano a Pangea – ci si è posti l’obiettivo di inaugurare una scuola per parrucchiere destinata a loro. Una scuola dove imparare un mestiere, stringere amicizie, essere solidali, non sentirsi sole o discriminate e dimostrare che tutto davvero è possibile se ognuno fa la sua parte. Le future parrucchiere apprenderanno le basi di questo lavoro, le tecniche, scopriranno prodotti e strumenti e una volta diplomate potranno iniziare a lavorare. Alcune se lo vorranno potranno diventare formatrici e insegnare ad altre ragazze, dando vita a un rivoluzionario circolo virtuoso di bellezza e solidarietà”.

IND_DSN_2009-03_Koppal-L-(141)[1]Dunque in una nazione nella cui capitale New Delhi si stima che vi siano 400.000 bambini di strada, che sopravvivono rubando o facendo lavori saltuari, una speranza proviene ancora una volta dalle donne.

Un altro esempio che per la Fondazione Pangea ha rappresentato nel tempo una sorta di rinascita, come se vi fossero state due vite, una prima piena di privazioni, una seconda segnata dal riscatto e dal successo – è quello di Rina che testimonia del lavoro fatto.

Claudia Signoretti che per Pangea è responsabile dei programmi Afghanistan e India, ricorda che ”nell’agosto del 2008 Rina è una bellissima ragazza di 26 anni, con una disabilità alle gambe dovuta a una caduta quando era piccola. Grazie alle protesi e a un intervento chirurgico – resi possibili grazie al progetto per le donne disabili che Pangea realizza negli sulm di Calcutta – è in grado di camminare, seppur con qualche difficoltà. Rina rappresenta un caso speciale, perché è tra le pochissime donne disabili sposate. Il padre lavora come rilegatore. Per problemi economici Rina ha dovuto abbandonare gli studi mentre frequentava la X classe e da quel momento si dedica alle faccende domestiche e aiuta il padre nella sua attività. È una ragazza molto intelligente e piena di risorse: parla 4 lingue – hindi urdu, bengali e inglese – è bravissima a cucinare e a cucire”.

Ma soprattutto Rina ha molti sogni nel cassetto, tra cui imparare a usare il computer e insegnare, ma la sua passione più grande è la sartoria. Vorrebbe migliorare la tecnica per avviare una propria attività e magari in futuro diventare insegnante di taglio e cucito. ”Quando andiamo a trovarla – racconta Signoretti –  ci accoglie con un sorriso raggiante, perché ha appena ottenuto il permesso dal marito per frequentare il corso di sartoria che Pangea realizza insieme al partner locale, l’associazione AWWD. È entusiasta della sua conquista, anche perché ora può ben sperare di riuscire a trovare un accordo con il marito anche su altre questioni, tra cui il poter frequentare il gruppo di donne disabili (finora, non avendo il consenso, andava alle riunioni del gruppo di nascosto dal marito) o la possibilità di uscire di casa senza il burqa, dato che già ha molte difficoltà a camminare con le protesi. L’entusiasmo e la positività di Rina saranno di grande aiuto per le sue compagne: la sua esperienza sarà un esempio trascinante e la sua determinazione offrirà un prezioso stimolo e una forte motivazione per le ragazze più vulnerabili”. testimonianza-india-rina[1]

Passano alcuni anni. Oggi Rina è una delle sarte più brave e più impegnate della piccola unità di sartoria che è stata creata accanto all’ufficio di Pangea. Non è stato semplice per lei, racconta Kuhu, la responsabile del progetto. Il matrimonio è andato male. Il marito dopo poco più di un anno, è sparito e non ha più dato sue notizie. Rina, avvilita, ha smesso di andare al corso di sartoria e ha partecipato poco agli incontri previsti dal progetto. Ma le communtiy workers non l’hanno abbandonata e sono andate regolarmente a visitarla a casa, incitandola a non buttarsi giù. Per fortuna la forza e la vivacità di Rina hanno avuto la meglio: piano piano è tornata a frequentare il corso di sartoria e le riunioni del suo gruppo, ed è riuscita a ricostruire la sua autostima e a riprendere in mano i suoi progetti di vita, superando il senso di frustrazione per l’abbandono del marito. Finito il corso di sartoria, Rina ha iniziato a lavorare all’unità di sartoria aperta accanto all’ufficio ed è diventata un’instancabile lavoratrice. Lavora tutti i giorni dalla mattina alla sera ed è spesso l’ultima ad andar via: confeziona abiti su commissione per un negoziante del quartiere, oltre a realizzare vestiti su misura per i familiari e il vicinato. I guadagni sono ancora molto modesti, ma sembrano destinati a crescere. Grazie al supporto di Pangea, Rina non solo è diventata un’ottima sarta ma ha ottenuto dei presidi ortopedici per le gambe che le permettono di camminare e di svolgere qualunque attività, nonostante la grave disabilità ad entrambe le gambe. ”Ogni tanto si lamenta di quei ferri che sfregano continuamente sulla pelle, tanto che mostra il doppio paio di pantaloni che indossa, uno sopra e uno sotto i tutori, per proteggersi eppure la libertà e la mobilità che questi fastidiosi apparecchi le garantiscono sono impagabili. E grazie a loro e al suo impegno, Rina farà molta strada e andrà lontano…”, sono certi gli appartenenti all’organizzazione. Perché anche le rivoluzioni hanno  necessità della bellezza.

(MNT,  20 gennaio 2016)

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Maria Novella Topi è stata a lungo capo servizio della Redazione Esteri dell’Ansa. Tra le sue missioni l’Albania (di cui ha seguito per l’agenzia la caduta del comunismo e le successive rivolte), l’Iraq e la Libia. Ha lavorato per lunghi periodi nell’ufficio di corrispondenza di Parigi. Collabora da Roma a OnuItalia.

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About Maria Novella Topi

Maria Novella Topi è stata a lungo capo servizio della Redazione Esteri dell'Ansa. Tra le sue missioni l'Albania (di cui ha seguito per l'agenzia la caduta del comunismo e le successive rivolte), l'Iraq e la Libia. Ha lavorato per lunghi periodi nell'ufficio di corrispondenza di Parigi. Collabora da Roma a OnuItalia. Contact: Website | More Posts