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Partire dall’Africa: convegno Amref su cosa c’è dall’altra parte del Mediterraneo

(di Maria Novella Topi) – ROMA, 27 GENNAIO –  ”Avete mai smesso di mangiare? Di fronte alla Tv che mostra l’ennesimo naufragio, qualcuno di voi si è mai fermato e ha smesso di mangiare?”

La domanda arriva come uno schiaffo nel bel mezzo del convegno che la ong Amref Italia ha dedicato oggi ad approfondire cosa c’è a monte delle migrazioni, ”prima” del viaggio verso l’Europa. La domanda la pone Stephen Ogongo, direttore di Meltingpot News’, chiamato da Amref a moderare un dibattito carico di passione e irto di dati. Ma soprattutto attento a indicare le responsabilità di tutti gli attori sulla scena delle grandi migrazioni, anche quelle, come suggerisce proprio Ogongo, di chi come noi quei fuochi lontani dai quali i profughi fuggono hanno contribuito ad accenderli o alimentarli.

imagesV68FBK9DI piedi nel piatto ce li mette subito la presidente onoraria di Amref, Ilaria Borletti Buitoni, che  invita a non ridurre il problema alla ”solita diatriba casalinga tra paesi europei che si occupano solo di come respingerli, dividerli, chiuderli, ripartirseli”, chiedendosi con la stessa ossessiva ripetitività, legata alla contingenza: ”Quanto ci costano? come mandarli indietro?”, senza mai riuscire ad avere un orizzonte più ampio nel guardare al problema.

Quartapelle_Lia[1]Che il futuro dell’Africa sia in Africa lo sottolinea anche Lia Quartapelle, della Commisione Esteri della Camera, che mette in relazione lavoro della Cooperazione con la situazione di partenza dei migranti, perchè è lì che occorre intervenire. Le cause scatenanti i flussi di massa sono per Quartapelle soprattutto economiche (ricerca di migliori condizioni di vita); relative ai conflitti e alle guerre in paesi in cui esistono condizioni di illiberalità diffusa, mancanza di democrazia, attività repressive (vedi i casi di Eritrea, Somalia, Sudan); infine la fragilità e la debolezza degli Stati e delle loro  istituzioni che franando funzionano da volano per le migrazioni. In quest’ultimo caso si assiste al sorgere di traffici, come quello di esseri umani in Libia, che ci dicono quanto sia necessario, afferma Quartapelle, ”investire sul tema della capacity building, rafforzando le istituzioni e la ownership,”  influenzando in modo positivo il concetto di  fiducia e forza nella propria struttura che ogni paese dovrebbe avere. In questo senso, aggiunge la deputata del Pd, il summit de la Valletta dello scorso settembre ”è stata un’occasione perduta, un appuntamento al quale molti paesi europei si sono presentati con in testa l’idea dei muri e con un approccio solo securitario”.

894291634[1]Da sottolineare che quanto alle cause economiche che portano a lasciare il proprio paese, la Cooperazione può fare molto se i migranti ad un centro punto vogliono tornare. In Italia ad esempio vi sono molte associazioni che riuniscono le cosiddette comunità della diaspora (ad esempio quella dei senegalesi) che tendono a tornare in Africa con le competenze acquisite altrove, con le buone pratiche imparate e riportate nei paesi di origine. Amref del resto è un esempio di come si possa far crescere, goccia a goccia come ha detto nel suo intervento una delle sue testimonial, la conduttrice tv Sveva Sagramola, il sapere locale.  Medici che hanno fatto crescere medici africani, infermieri, esperti, specialisti nelle stesse comunità di appartenenza, traendo dall’Africa la forza sana e l’energia dell’Africa.

Giampaolo Cantini, direttore della Cooperazione , ci tiene a riconoscere il nesso tra migrazioni e sviluppo, in un ruolo che per l’Italia è sempre più impegnativo. Facendo l’esempio della Siria che rappresenta il punto più drammatico tra le crisi umanitarie in atto, Cantini ha detto che tanto si può fare soprattutto per le migrazioni di ritorno. Ha portato con sé un video nel quale un giovane architetto senegalese vissuto a lungo in Italia, è tornato nel suo paese impiantandovi un panificio che funziona bene e che lo rende felice insieme alla sua famiglia.

I numeri sono sconvolgenti. A fronte di 232 milioni di persone in movimento nel mondo e mentre in questo millennio rispetto al passato il numero dei migranti è raddoppiato, nel 2050 il 25% della popolazione mondiale sarà in Africa e occorrerà quindi sfornare a getto continuo progetti veri, che siano proposte di stabilizzazione e di sviluppo, anche ricordando che un’altra delle più frequenti cause di migrazioni è il cambiamento climatico, la desertificazione progressiva.

Mario Raffaelli, che dell’Africa è un esperto e che di Amref è presidente per l’Italia, tira le fila della discussione sottolineando con forza che la ”migrazione percepita” è molto maggiore di quella reale. ‘E’ una falsa impressione quella di essere invasi e bisogna battere chi vuole parlare alla pancia del paese, privilegiando coloro che intendono parlare al cuore e al cervello”. Raffaelli non nasconde che le opzioni che abbiamo di fronte sono due: ”O diventiamo frontiera cattiva e intransigente con un’autodifesa feroce dei nostri privilegi e del nostro stare meglio, o ci convinciamo che si sopravvive tutti insieme in una situazione di interdipendenza positiva che è la chiave dello sviluppo”.

Mettendo in guardia dalla nuova crescita del debito tra i paesi africani, Raffaelli insiste su tre o quattro concetti irrinunciabili: la creazione di corridoi umanitari, il rispetto dei diritti umani, la scelta di essere un mondo pacifico ”abbandonando l’approccio prevalentemente militare e scegliendo i modo definitivo il primato della politica”.

La conclusione è che lo sguardo deve essere lungo, deve andare al di là del barcone per capire  da cosa si fugge, che la risposta deve essere globale e coordinata. E Sagramola si incarica di ricordare che per lei, aver toccato da vicino molti paesi dell’immenso continente come testimonial di Amref,  ”ha cambiato il mio sguardo sull’Africa, frantumando pregiudizi o visioni idilliache. Persino tra i terribili slums di Nairobi – ha raccontato – ho capito che ci poteva essere qualcosa di diverso e positivo.  Sono stata costretta a rivedere i miei pregiudizi”.

(MNT, 27 gennaio 2016)

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Maria Novella Topi è stata a lungo capo servizio della Redazione Esteri dell’Ansa. Tra le sue missioni l’Albania (di cui ha seguito per l’agenzia la caduta del comunismo e le successive rivolte), l’Iraq e la Libia. Ha lavorato per lunghi periodi nell’ufficio di corrispondenza di Parigi. Collabora da Roma a OnuItalia.

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About Maria Novella Topi

Maria Novella Topi è stata a lungo capo servizio della Redazione Esteri dell'Ansa. Tra le sue missioni l'Albania (di cui ha seguito per l'agenzia la caduta del comunismo e le successive rivolte), l'Iraq e la Libia. Ha lavorato per lunghi periodi nell'ufficio di corrispondenza di Parigi. Collabora da Roma a OnuItalia. Contact: Website | More Posts