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Giro viceministro: Sergi, dalla legge una delega politica piena

vasta esperienza e' garanzia successo

(di Nino Sergi**)

ROMA, 28 GENNAIO – La nomina era sta annunciata all’inizio di quest’anno e, stavolta, la previsione del presidente Matteo Renzi ha trovato puntuale conferma. A più di sette mesi dalle dimissioni di Lapo Pistelli, passato alla vicepresidenza dell’Eni, il nuovo viceministro Mario Giro, già sottosegretario agli Esteri con delega alle relazioni con l’America latina e centrale, agli italiani all’estero e alla promozione culturale e linguistica, dovrà recuperare il tempo perduto, anche se in parte ha potuto seguire le principali tappe di attuazione della legge 125/2014.

Nino Sergi

Nino Sergi

La delega non è ancora stata formalizzata ma la figura di un viceministro è stabilita dalla legge per la delega alla cooperazione allo sviluppo. Potrebbe anche darsi che il ministro Paolo Gentiloni possa affidargli, oltre alla cooperazione, altre materie ad essa strettamente connesse.

A giorni si troverà a dover dare la sua approvazione alle disposizioni sui parametri e criteri per l’iscrizione delle organizzazioni e degli altri soggetti senza finalità di lucro all’apposito elenco presso l’Agenzia; ai regolamenti interni di contabilità e di organizzazione della stessa Agenzia; al regolamento per il riordino del Ministero, con la soppressione di sei strutture della Direzione generale per la cooperazione allo sviluppo e con la definizione delle nuove modalità di collaborazione con il viceministro; oltre ai progetti e alle iniziative di cooperazione.

Quella che Mario Giro riceve in base all’articolo 11, c. 3 della legge è una delega piena: “Il ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale… conferisce la delega in materia di cooperazione allo sviluppo ad un viceministro”. A lui è quindi attribuita la responsabilità politica. Stabilisce, di conseguenza, gli indirizzi e assicura l’unitarietà e il coordinamento di tutte le iniziative pubbliche nazionali di cooperazione allo sviluppo. Esercita il controllo e la vigilanza sull’attuazione della politica di cooperazione e rappresenta l’Italia nelle competenti sedi internazionali e dell’UE. Partecipa, senza diritto di voto, alle riunioni del Consiglio dei ministri nelle quali siano trattate materie che possano incidere sulla coerenza e sull’efficacia delle politiche di cooperazione. Presiede, su delega del ministro, il Comitato interministeriale. Convoca e presiede il Consiglio nazionale per la cooperazione allo sviluppo.

Una figura chiave, di cui si è sentita la mancanza in questi primi mesi di attuazione della legge. Dovrà inevitabilmente partire da alcune priorità, stringendo rapporti approfonditi e assidui con la Direzione generale e con l’Agenzia, mettendo quest’ultima nelle migliori condizioni per potere operare. L’entusiasmo e il rinnovato impegno che si notano in via Contarini, sede dell’Agenzia, in questo nuovo inizio introdotto dalla legge 125 non potrà durare a lungo se le condizioni operative non saranno migliorate e se l’Agenzia, pur nella sua autonomia, sarà vissuta come un corpo estraneo al ministero, come in parte già sembra avvenire; e non solo come atteggiamento mentale.

Tra le tante e rilevanti priorità, mi piace evidenziarne schematicamente cinque :

1. Ripensare e ridefinire la strategia politica e la programmazione triennale della cooperazione allo sviluppo. Temi nuovi e situazioni pressanti e prolungate nel tempo dovranno essere presi maggiormente in considerazione. Così come la costruzione di più efficaci coordinamenti e collaborazioni con le altre cooperazioni europee e multilaterali e, nei paesi di comune interesse nell’area mediorientale e nordafricana, con il coinvolgimento di istituzioni finanziarie e di sviluppo multilaterali dei paesi arabi e islamici.

2. Pianificare e indirizzare ogni strategia, programmazione e intervento di cooperazione allo sviluppo in piena concordanza con gli obiettivi e i target di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030.

3. Puntare su un più ampio, regolare e propositivo rapporto con la Commissione europea per studiare programmi congiunti e acquisire spazi nella cooperazione delegata, ancora poco esercitata dall’Italia rispetto ad altri paesi europei quali Germania e Francia.

4. Approfondire le problematiche relative al tema e al nesso “migrazioni e sviluppo” con gli occhi rivolti alle situazioni di grave povertà nel mondo e alle cause che le provocano e alimentano e, in modo particolare ma non esclusivo, all’Africa e alla sua rapida crescita demografica.

5. Sburocratizzare, per quanto possibile e consentito dai vincoli legislativi e di controllo, l’organizzazione e le procedure relative alle attività di cooperazione allo sviluppo per evitare di sottrarre al diretto impegno per lo sviluppo buona parte dell’attenzione e delle energie.

Auguri e in bocca al lupo al viceministro Mario Giro. La sua esperienza internazionale e in particolare nei contesti di povertà e di conflitto, è una garanzia di successo. Sicuramente continuerà, come e più del passato, a metterci testa, visione, cuore, discernimento e passione. Ingredienti giusti per essere un buon viceministro della cooperazione allo sviluppo.

** Nino Sergi e’ presidente emerito di INTERSOS e policy advisor di Link 2007)

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Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia.

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About Alessandra Baldini

Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia. Contact: Website | Twitter | More Posts