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Mutilazioni genitali femminili: Onu punta a “zero casi nel 2030”

NEW YORK, 6 FEBBRAIO – Da duecento milioni di donne e bambine  quest’anno a zero entro il 2030: ai più’ alti livelli le Nazioni Unite si sono poste questo obiettivo nel giorno dedicato al contrasto delle mutilazioni genitali femminili, una “pratica violenta” che lascia segni per tutta la vita e mette in pericolo la salute di donne e bambine privandole dei loro diritti e negando loro la possiblita’ di raggiungere il pieno del loro potenziale.

“Mai prima di oggi e’ stato più urgente più possibile por fine alle mutilazioni genitali femminili”, ha detto il Segretario Generale Ban Ki moon in un messaggio nella giornata dedicata alla “Tolleranza Zero”che si celebra ogni anno il 6 febbraio. Secondo gli ultimi dati dell’UNICEF sono almeno 200 milioni le giovani donne e bambine che, in una trentina di Paesi africani e mediorientali, nel 2015 hanno subito mutilazioni genitali da cui saranno segnate per sempre a livello psicologico e fisico soprattutto con infezioni, ma anche con maggiore mortalità e dolore quando partoriranno. In questi paesi si tratta di pratiche tradizionali e ‘necessarie’ affinché le donne siano considerate rispettabili, illibate, pronte per
essere spose e madri.

La cifra e’ in aumento: rispetto al 2014, nel 2015 70 milioni di donne in più sono state vittime di questa devastante pratica. Il dato in eccesso deriverebbe dall’aumento della popolazione in molti paesi e dai dati a livello nazionale raccolti dal governo
dell’Indonesia dove, secondo l’UNICEF, circa la metà delle bambine (fino a 11 anni di età) è stata mutilata. Secondo il rapporto, la metà delle vittime si registrano in tre paesi: oltre all’Indonesia, Egitto e Etiopia. Tra tutte coloro che hanno subito mutilazioni, 44 milioni sono bimbe e adolescenti fino a 14 anni. I paesi con il maggior numero di interventi tra le ragazze e le donne tra i 15 e i 49 anni sono la Somalia (98%), la Guinea (97%) e Gibuti (93%).

Se ne parlera’ all’ONU lunedì in un panel con Ban Ki moon co-organizzato dalla Rappresentanza Permanente d’Italia al Palazzo di vetro. Le mutilazioni genitali femminali fa presente l’Unicef, non sono diffuse solo nei paesi africani e mediorientali. Vengono praticate anche in America e in Europa, dove vi è un alto numero di immigrati. Solo in Europa, secondo i calcoli del Parlamento dell’Unione Europea sono 500.000 le donne e le bambine sottoposte agli interventi e 180 mila sono a rischio ogni anno. In Italia, nonostante il divieto di legge, sarebbero 35.000 le donne sottoposte mutilazioni genitali ed oltre mille le bambine a rischio.

“E’ un tema di estrema attualità e purtroppo ci riguarda sempre più da vicino”, ha dichiara to in una nota Liliana Ocmin, Responsabile Dipartimento Donne Immigrati Giovani della Cisl e Coordinatrice Nazionale Donne Cisl secondo cui “di fronte a questi dati allarmanti, entra in gioco la nostra idea di alleanza con le donne immigrate attiviste nelle comunità di origine presenti sul territorio, una maniera concreta e diretta per sensibilizzare sulla pericolosità di queste pratiche che ledono il diritto alla salute ed all’integrità fisica delle
donne. La sensibilizzazione e l’educazione scolastica hanno fatto tanto finora ma possono fare di più”. A questi ritmi, secondo l’Agenzia ONU per la popolazione UNFPA, occorrera’ attendere il 2074 per il dimezzamento del fenomeno, altro che 2030: “Diviene fondamentale pertanto incrementare le attività e le iniziative per accelerare il processo di sensibilizzazione”, ha detto la Ocman. (@alebal)

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Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia.

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About Alessandra Baldini

Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia. Contact: Website | Twitter | More Posts