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Migrazioni: Merkel in Turchia, ma Amnesty denuncia politica Ankara

ANKARA, 8 febbraio – Si conferma in queste ore il ruolo chiave della Turchia nella crisi delle migrazioni: è una cerniera tra paesi in guerra ed Europa ed è protagonista di politiche discutibili sulle aperture ai flussi. Ancora non si sblocca infatti l’emergenza dei profughi siriani ammassati a ridosso della frontiera turca, che resta chiusa. Secondo l’Onu sono circa 30mila le persone in fuga dai combattimenti nella regione di Aleppo. Di queste 20mila sono in attesa al valico di Bab el Salam, mentre altre sono arrivate nella città di frontiera di Asas.
La Turchia insiste con la linea dura e solo una quindicina di siriani feriti nei bombardamenti ad Aleppo sono stati autorizzati ad entrare nel Paese.

L’Unione Europea chiede però ad Ankara di aprire la frontiera e accogliere i rifugiati siriani che fuggono dall’offensiva militare del regime di Damasco, appoggiato dalla Russia, nella provincia di Aleppo e dagli attacchi degli integralisti del Daesh.

Angela Merkel (L) and Turkish President Recep Tayyip Erdogan (R) EPA/GUIDO BERGMANN/GERMAN GOVERNMENT/HANDOUT MANDATORY CREDIT

Angela Merkel (L) and Turkish President Recep Tayyip Erdogan (R) EPA/GUIDO BERGMANN/GERMAN GOVERNMENT

Oggi la cancelliera tedesca Angela Merkel è arrivata ad Ankara per una visita centrata sull’emergenza profughi e la crisi migratoria. Sono previsti incontri con il premier turco Ahmet Davutoglu e il presidente Recep Tayyip Erdogan. Al centro dei colloqui ci sarà l’attuazione dell’accordo di fine novembre tra Bruxelles e Ankara per ridurre il flusso di migranti diretti in Europa, proprio nei giorni in cui la Turchia affronta la nuova emergenza. Ankara ha spiegato di essere arrivata al limite massimo di accoglienza dei profughi – oltre 2,5 milioni solo di siriani – ma che non li abbandonerà al proprio destino, mantenendo la sua politica delle “porte aperte” in caso di necessità.

Da parte sua Amnesty International ha sollecitato il governo turco a garantire l’ingresso in condizioni di sicurezza alle decine di migliaia di persone – che l’organizzazione  stima invece in 40.000/70.000 – in fuga da Aleppo.

 

Secondo le notizie ricevute dall’organizzazione per i diritti umani, almeno 20.000 persone sarebbero già in attesa di entrare in Turchia dal valico di Oncupinar, nella provincia di Kilis, che tuttavia resta chiuso. “La Turchia ha permesso a tantissime persone di fuggire dall’orrore della guerra e della catastrofe umanitaria. Non può ora chiudere la porta a persone alla disperata ricerca di salvezza”, ha dichiarato Sherif Elsayed-Ali, vicedirettore del programma Temi globali di Amnesty International. “Queste persone sono scampate ad attacchi aerei e a duri combattimenti e con ogni probabilità sono traumatizzate ed esauste. La Turchia deve consentire loro di entrare e la comunità internazionale deve fare tutto il possibile per dare adeguato sostegno al paese”, ha aggiunto.
Amnesty International ha documentato massicci attacchi illegali contro centri abitati e strutture sanitarie da parte delle forze governative siriane per tutta la durata del conflitto e, recentemente, sempre più spesso da parte delle forze russe, che nel settembre 2015 sono intervenute in appoggio al governo siriano. Amnesty International ha raccolto prove circa l’uso illegale di bombe non guidate contro centri densamente popolati così come delle bombe a grappolo, che per loro natura sono armi indiscriminate.

“L’offensiva congiunta russo-siriana su Aleppo sta facendo pagare un duro prezzo alla popolazione civile, costringendo numerose migliaia di persone alla fuga e alimentando il timore di un ulteriore assedio, dato che le vie di rifornimento verso le zone controllate dall’opposizione sono state bloccate. Non vediamo come la comunità internazionale possa dirsi sorpresa di questo esodo” ,ha proseguito Elsayed-Ali.

“La conferenza dei donatori svoltasi il 4 febbraio a Londra si è impegnata a versare 10 miliardi di dollari in favore delle persone colpite dalla guerra della Siria, ma gli sviluppi odierni testimoniano ulteriormente l’urgenza di questi fondi. La Turchia, insieme al Libano e alla Giordania, sta ospitando un numero sproporzionato di rifugiati ed è fondamentale che la comunità internazionale dia seguito agli impegni e metta inoltre a disposizione un numero maggiore di posti per il reinsediamento”.

(MNT,  8 febbraio  2016)

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Maria Novella Topi è stata a lungo capo servizio della Redazione Esteri dell’Ansa. Tra le sue missioni l’Albania (di cui ha seguito per l’agenzia la caduta del comunismo e le successive rivolte), l’Iraq e la Libia. Ha lavorato per lunghi periodi nell’ufficio di corrispondenza di Parigi. Collabora da Roma a OnuItalia.

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About Maria Novella Topi

Maria Novella Topi è stata a lungo capo servizio della Redazione Esteri dell'Ansa. Tra le sue missioni l'Albania (di cui ha seguito per l'agenzia la caduta del comunismo e le successive rivolte), l'Iraq e la Libia. Ha lavorato per lunghi periodi nell'ufficio di corrispondenza di Parigi. Collabora da Roma a OnuItalia. Contact: Website | More Posts