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Boutros Ghali: dietro le quinte, quando il “Faraone” perse il posto

boutros kofi

NEW YORK, 16 FEBBRAIO – Oggi l’omaggio e’ al leader memorabile di un quadriennio turbolento, dalla Somalia al Ruanda passando per la Bosnia, quando tra Kigali e Sarajevo la parola genocidio torno’ a risuonare senza successo nei corridoi del Palazzo di Vetro. Sono queste le crisi con cui si confronto’ Boutros Boutros Ghali, il sesto segretario generale dell’Onu morto al Cairo a 93 anni.

Il diplomatico egiziano soprannominato alle Nazioni Unite il “Faraone”, per la prima e ultima volta nella storia dell’Onu, non venne riconfermato all’appuntamento del secondo mandato. Ecco cosa si scrisse allora quando, dopo otto votazioni informali, i membri del Consiglio di Sicurezza raggiunsero consenso unanime sulla nomina di Kofi Annan, dal 1992 sottosegretario al ‘peacekeeping’ e l’uomo che gli italiani ricordavano per le critiche al contingente italiano in Somalia accusato di non rispettare la catena di comando per prendere invece ordini da Roma. Sarebbe stato lui e non Boutros-Ghali il segretario generale che avrebbe guidato le Nazioni Unite al traguardo del Duemila.

”Oggi per la prima volta dalla Cappella Sistina della camera del Consiglio di Sicurezza e’ uscito fumata bianca”, aveva dichiarato il 13 dicembre 1996 il presidente di turno, l’ambasciatore italiano Francesco Paolo Fulci al termine del ‘conclave’ che aveva investito Annan. ”E’ stato un processo di selezione buono e riuscito”, aveva  cantato vittoria Madeleine Albright, l’ambasciatore Usa che da dietro le quinte aveva tessuto la trama della candidatura del ghanese. Cinquantotto anni, erede di una famiglia dell’aristocrazia tribale, Annan era un candidato ‘made in Usa’, anche se poi, alla resa dei conti delle guerre in Iraq, aveva preso distanza dagli americani: si era formato nei campus delle universita’ a stelle e strisce  (il Macalester College di St. Paul nel gelido Minnesota e il prestigioso Massachusetts Institute of Technology) prima di approdare al primo impiego alle Nazioni Unite.

Le prime congratulazioni ad arrivare al futuro capo dell’Onu erano state quelle di Boutros-Ghali:  ”Il segretario generale si rallegra perche’ la decisione e’ stata unanime e perche’ l’Africa e’ riuscita a mantenere il mandato per un secondo quinquennio”, aveva detto la portavoce Sylvana Foa. Al ‘Faraone’, contro cui il 19 novembre 1996 aveva posto il veto, aveva reso omaggio la signora Albright: ”Personalmente e a nome degli Stati Uniti gli siamo grati per il lavoro svolto. E’ stato un grande statista e si e’ guadagnato un posto nella storia”.

Washington aveva deciso sei mesi prima di non volere un leader di alto profilo a capo dell’Onu: ”Serve un manager capace di guidare l’organizzazione-elefante attraverso il guado delle riforme”, avevano proclamato in luglio funzionari dell’amministrazione Usa facendo sapere al ‘Faraone’, attraverso notizie filtrate sul ‘New York Times’, che i suoi giorni alla guida del Palazzo di Vetro erano contati e tracciando, al tempo stesso, l’identikit di Kofi Annan.

Gli Usa avevano offerto a Boutros-Ghali una proposta ‘salvafaccia’ di un mandato di un anno al timone dell’Onu, ma il diplomatico egiziano si era rifiutato. A meta’ novembre, quando si era andati al voto, la candidatura dell’egiziano era stata affondata dal veto della Albright. Pur favorendo Annan, d’altra parte, gli Stati Uniti non si erano sbilanciati troppo nel sostenerlo apertamente. Il veto contro Boutros-Ghali aveva infatti scatenato risentimenti e fratture culminate in un duro braccio di ferro con la Francia: Parigi, che aveva sostenuto il ‘Faraone’, aveva fatto sapere che avrebbe tollerato solo candidati francofoni.

La guerra delle lingue era divampata per una settimana a colpi di veti incrociati, mentre le trattative procedevano su più tavoli: ”Ma vi scoraggio dal pensare che se ne parli in sede Nato”, aveva detto un funzionario americano smentendo che il Comando Sud dell’Alleanza, ambito da Parigi, fosse mai entrato in gioco. La svolta era arrivata in extremis: quella mattina non c’erano ancora i numeri per andare al voto. ”Siamo tutti contenti”, aveva dichiarato pero’ dopo la riunione l’ambasciatore francese Alain Dejammet: ”Siamo stati anche noi parte del processo di consenso”.

Soddisfazione era stata espressa anche a nome della ‘troika’ africana in Consiglio dall’ambasciatore del Botswana Legwaila Legwaila: ”Un grande africano succedera’ a un altro grande africano”. Il ‘continente nero’ aveva rischiato grosso: se il processo di selezione fosse andato per le lunghe sarebbero aumentate le pressioni per ‘uscire dall’Africa’: e l’Asia, a cui
sarebbe toccato il prossimo mandato, era pronta a raccogliere il testimone con Sadako Ogata, una candidata donna.   (@alebal)

 

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Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia.

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About Alessandra Baldini

Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia. Contact: Website | Twitter | More Posts