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Pena di morte: da Sant’Egidio l’appello a vincere la sfida della totale abolizione

focus_congresso_ministri_contro_pena_di_morte_sant_egidio_2016(di Maria Novella Topi) – ROMA, 22 febbraio – E’ concepibile un mondo ‘pena di morte free’? E’ possibile chiedere a tutti i paesi di non farsi intrappolare dal terrorismo nel vecchio meccanismo di rispondere con una reazione analoga ad un’azione sanguinosa? Il mondo può vincere la sfida di non farsi trascinare nella cultura della morte? Preceduta dall’appello fermo e determinato del Papa, che ha chiesto di non mettere a morte alcun condannato durante l’anno santo, la Comunità di Sant’Egidio ha ospitato a Roma il convegno ‘Per un mondo senza pena di morte’ proprio per cercare di rispondere a domande come queste.

Marco Impagliazzo

Marco Impagliazzo

Un convegno, è il nono appuntamento, che ministri della Giustizia, costituzionalisti, parlamentari di 30 paesi invitati da Sant’Egidio hanno accolto con il favore che si attribuisce alle giuste cause: nella convinzione che, come ha detto il presidente della Comunità Marco Impagliazzo ”un mondo senza pena di morte non è più indifeso o più debole ma è semplicemente migliore”. A Roma si sono dati appuntamento rappresentanti di paesi che la pena capitale l’hanno abolita da tempo ed altri che hanno accolto la moratoria dell’Onu, che nelle intenzioni degli organizzatori possono trarre dal convegno motivazioni e  maggiori spinte per il cammino che stanno intraprendendo. Moratoria universale e costituzione di sistemi di giustizia basati sulla riabilitazione sociale e umana: questi i punti trattati nel corso del convegno.

Andrea Orlando

Andrea Orlando

Per l’Italia il ministro della Giustizia Orlando, il primo presidente della Cassazione Giovanni  Canzio e il presidente della commissione Affari sociali della Camera Mario Marazziti, hanno testimoniato dell’impegno che da Cesare Beccaria in poi il paese ha profuso sia per dimostrare, secondo Orlando, che il potere deterrente della pena capitale è scarso e inefficace, sia per aver riaffermato sempre, è Canzio a dirlo, i valori della civiltà moderna, come ad esempio quello che ”non c’è giustizia senza vita”. Canzio ha parlato addirittura di ergastolo e di una possibile riduzione della pena del carcere a vita e ha accreditato all’Italia un lavoro sempre puntuale su questi temi che ”sono nucleo centrale del nostro patrimonio” culturale.

Per Orlando inoltre sarà necessario che in Europa si dia più slancio alle politiche anti pena di morte, perchè questo rafforzerà le battaglie di tutti coloro che tal battaglia vogliono vincerla. ”questa sfida – ha concluso Orlando – si vince andando avanti e non tornando indietro, altrimenti sarebbe la prima vittoria delle forze di morte e del terrorismo. Lo stato di diritto è la risposta migliore alle
minacce”.

Mario Marazziti

Mario Marazziti

Anche il linguaggio – ha detto il presidente della Commissione Affari sociali della Camera, Mario Marazziti –  mostra il diffuso senso di vergogna nei confronti della pena di morte. Si utilizza infatti il verbo giustiziare, non uccidere. Si usa il termine esecuzione e non omicidio. Oltre a comprendere l’ipocrisia delle parole, bisogna anche arginare le trappole del terrore. Il sedicente Stato islamico, ha ricordato, vuole paralizzare con la paura anche il mondo occidentale. In questo mondo, dove la morte è esibita e spettacolarizzata, il suo rifiuto –  ha spiegato Marazziti  – è quindi una esigenza di giustizia, una parola di vita. Ora la sfida, è il parere di tutti gli intervenuti, è non farsi stringere all’angolo dall’avanzata del terrore che sembra voler indurre i paesi sotto attacco a utilizzare le stesse sue armi.

Sul palco si sono succeduti gli interventi dei ministri della Giustizia di Sudafrica, Zimbabwe, Sri Lanka, Sierra Leone, Ruanda e Cambogia. Nel mondo In tutto sono 85 I paesi che hanno ancora la pena di morte, tra i quali gli Stati Uniti, la Cina, il Giappone, l’Indonesia, l’Iran e molti paesi dell’Africa. In alcuni Paesi essa è applicata anche per reati minori come il furto e l’evasione fiscale. Dal 1990, però, sono più di 50 i paesi del mondo che  hanno rimosso la pena di morte dal proprio ordinamento giuridico per ogni forma di reato. La Mongolia e la Costa d’Avorio sono i due ultimi paesi che hanno eliminato la pena capitale seguendo l’esempio di grandi regioni del mondo come la Repubblica Sudafricana,  o della Cambogia e della Sierra Leone, aree intervenute al simposio per condividere le tappe che hanno condotto i rispettivi ordinamenti politici ad adottare modelli di giustizia riabilitativa.

”Molti obiettivi sono stati raggiunti – ha ricordato Impagliazzo – C’è chi ha saputo intraprendere un cammino differente per il proprio Paese. Come la Mongolia e la Costa d’Avorio, i due ultimi Paesi che hanno eliminato completamente ogni riferimento alla pena di morte nei loro confini. Del resto negli ultimi 30 anni si è avuta un’accelerazione e dall’inizio del nuovo secolo l’abolizione della pena di morte ha fatto molti passi avanti. Dal 1990 sono più di 50 i Paesi che l’hanno cancellata dall’ordinamento giuridico per ogni forma di reato. In un tempo in cui rinascenti conflitti, terrorismo, violenza diffusa, narcotraffico e tutto quello che papa Francesco ha definito la terza guerra mondiale a pezzi, l’idea che molti Paesi abbiano abolito la pena di morte è davvero una buona notizia che fa sperare per un futuro migliore del mondo”.

Ecco uno schema della situazione nel mondo:

Paesi totalmente abolizionisti (14): Albania, Andorra, Angola, Argentina, Armenia, Australia, Austria, Azerbaijan, Belgio, Bhutan, Bolivia, Bosnia ed Erzegovina, Bulgaria, Burundi, Cambogia, Canada, Capo Verde, Cipro, Città del Vaticano, Colombia, Costa d’Avorio, Costa Rica, Croazia, Danimarca, Ecuador, Estonia, Filippine, Finlandia, Francia, Gabon, Georgia, Germania, Gibuti, Grecia, Guinea, Haiti, Honduras, Irlanda, Islanda, Isole Cook, Isole Marshall, Isole Salomone, Italia, Kiribati, Kirghizistan, Lettonia, Liechtenstein, Lituania, Lussemburgo, Macedonia, Malta, Mauritius, Messico, Micronesia, Moldavia, Monaco, Montenegro, Mozambico, Namibia, Nepal, Nicaragua, Niue, Norvegia, Nuova Zelanda, Paesi Bassi, Palau, Panama, Paraguay, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Repubblica Ceca, Repubblica Dominicana, Repubblica Slovacca, Romania, Ruanda, Samoa, San Marino, Sao Tomè e Principe, Senegal, Serbia (incluso il Kossovo), Seychelles, Slovenia, Sudafrica, Spagna, Svezia, Svizzera, Timor Este, Togo, Turchia, Turkmenistan, Tuvalu, Ucraina, Ungheria, Uruguay, Uzbekistan, Vanuatu, Venezuela.

Paesi abolizionisti per reati comuni (7): Brasile, Cile, El Salvador, Figi, Israele, Kazakhistan, Perù. Mantengono la pena di morte per casi eccezionali quali, ad esempio, i reati commessi in tempo di guerra.

Paesi abolizionisti di fatto (35): Algeria, Benin, Brunei, Burkina Faso, Camerun, Congo, Corea del Sud, Eritrea, Federazione Russa,Ghana, Grenada, Kenya, Laos, Liberia, Madagascar, Malawi, Maldive, Mali, Mauritania, Mongolia, Marocco, Myanmar, Nauru, Niger, Papua Nuova Guinea, Repubblica Centrafricana, Sierra Leone, Sri Lanka,Suriname, Swaziland, Tagikistan, Tanzania, Tonga, Tunisia, Zambia. Le esecuzioni non hanno luogo da almeno dieci anni, oppure sono state introdotte delle moratorie.

Paesi mantenitori (58): Afghanistan, Antigua e Barbuda, Arabia Saudita, Autorità Palestinese, Bahamas, Bahrain, Bangladesh, Barbados, Bielorussia, Belize, Botswana, Ciad, Cina, Comore, Corea del Nord, Cuba, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Etiopia, Gambia, Guatemala, Guinea, Guinea Equatoriale, Guyana, India, Indonesia, Iran, Iraq, Giamaica, Giappone, Giordania, Kuwait, Lesotho, Libano, Libia, Malesia, Nigeria, Oman, Pakistan, Qatar, Repubblica Democratica del Congo, Repubblica Dominicana, Saint Kitts e Nevis, Saint Lucia, Saint Vincent e Grenadine, Singapore, Siria, Somalia, Stati Uniti d’America, Sudan, Sudan del Sud, Taiwan, Thailandia, Trinidad e Tobago, Uganda, Vietnam, Yemen, Zimbabwe.

(MNT,  22 febbraio  2016)

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Maria Novella Topi è stata a lungo capo servizio della Redazione Esteri dell’Ansa. Tra le sue missioni l’Albania (di cui ha seguito per l’agenzia la caduta del comunismo e le successive rivolte), l’Iraq e la Libia. Ha lavorato per lunghi periodi nell’ufficio di corrispondenza di Parigi. Collabora da Roma a OnuItalia.

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About Maria Novella Topi

Maria Novella Topi è stata a lungo capo servizio della Redazione Esteri dell'Ansa. Tra le sue missioni l'Albania (di cui ha seguito per l'agenzia la caduta del comunismo e le successive rivolte), l'Iraq e la Libia. Ha lavorato per lunghi periodi nell'ufficio di corrispondenza di Parigi. Collabora da Roma a OnuItalia. Contact: Website | More Posts