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Cooperazione, Giro al Corriere: “L’Africa Occidentale, incluso il Sahel, è una priorità”

Il prossimo viaggio istituzionale sarà con il presidente Mattarella in Etiopia e Camerun. "Poi vorrei andare in Sud Sudan"

Giro Mario Giro con il presidente della Repubblica di Guinea Alpha Condé

ROMA, 23 Febbraio 2016 – “Tunisia e Libano. Aspettando di poter aiutare in Libia. E in Siria”: il vice ministro degli Esteri con delega alla Cooperazione Internazionale Mario Giro non ha dubbi, è lì che l’Italia deve proiettare i suoi interventi di cooperazione. Ma non solo. “Un’altra priorità è l’Africa Occidentale, incluso il Sahel, la nuova frontiera dell’Italia. Poiché in Libia non esiste ancora uno Stato vero e proprio, oggi noi siamo di fatto frontalieri con quei Paesi: Niger, Mali, Senegal. Poi il Corno D’Africa. Il Mozambico”. Poi c’è anche il Senegal, dove “la cooperazione italiana può rivelarsi cruciale contro l’integralismo” e dove “supportiamo progetti di micro-imprese nel settore agroalimentare”.

In un’intervista al Corriere della Sera, Giro fa un punto sulla Cooperazione italiana, gli obiettivi per il futuro e i risultati raggiunti. Il suo prossimo viaggio istituzionale, annuncia, sarà “alle nostre frontiere: con il presidente Mattarella in Etiopia e Camerun, Paesi chiave dell’Africa. E poi vorrei andare in Sud Sudan: non possiamo voltare lo sguardo mentre la guerra consuma la sua gente”.

La firma della cancellazione del debito della Guinea con Mario Giro, la ministra delle Finanze Malado Kaba e degli Affari Esteri Kamará. (Visita, gennaio 2016)

Firma della cancellazione del debito della Guinea. Mario Giro con la ministra delle Finanze Malado Kaba e degli Affari Esteri Kamará. (Visita, gennaio 2016)

Ricordando l’impegno del governo a “non essere più ultimi tra i Paesi G7 per i fondi alla cooperazione”, il viceministro sottolinea l’incremento del budget per i prossimi anni: 125 milioni quest’anno, per un totale di 447 milioni. Nel 2017 se ne aggiungeranno 240, e nel 2018 altri 360.

A proposito dei risultati raggiunti cita il caso della Libia: lì “l’Italia è riuscita a fare quello che la comunità internazionale non ha voluto, non ha saputo fare finora in Siria. Contenere il conflitto, convincere i Paesi terzi coinvolti a non far affluire armi pesanti. Le città sono in piedi. C’è luce, acqua corrente, si può vivere. Certo non bene come quando c’è la pace. Ma è un risultato non da poco”.

Ma non solo Africa. Per Giro la Cooperazione italiana può “fare la differenza” anche in Birmania, nei Balcani e in America Centrale.

Per leggere l’intervista del Corriere, clicca qui. (@annaaaserafini)

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