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Save the children punta il dito contro ‘porta di Calais’ e chiusure frontiere ad Est

Migrants walk on June 17, 2015 towards the ferry port of Calais, northern France. Around 3,000 migrants built makeshift shelters in the so-called 'New Jungle' before trying to go to England. AFP PHOTO / PHILIPPE HUGUEN

rotta-balcanica-mappa-800[1]ROMA,  25 febbraio – La ‘porta britannica’ e quella ‘balcanica’: sono le due situazioni  relative ai flussi migratori considerate intollerabili da molte organizzazioni umanitarie, perché discriminatorie e lesive dei diritti umani. Save the Children prende posizione contro questi due punti di crisi puntando il dito contro la Gran Bretagna e i governi dell’est Europa che stanno chiudendo progressivamente la rotta dei Balcani ai profughi.

Kirsty McNeill, direttore delle campagne a Save the Children, commenta un’eventuale decisione giudiziaria che possa confermare nelle prossime ore lo sgombero forzato dell’ormai tristemente celebre campo di Calais, conosciuto come la ‘Giungla’: ”Quasi 300 bambini non accompagnati, molti dei quali sono arrivati in Europa dopo essere fuggiti da zone di guerra, potrebbero essere costretti ad abbandonare le loro abitazioni di fortuna nel campo di Calais. Questi bambini sono sotto la responsabilità condivisa della quinta e sesta nazione più ricche al mondo, eppure il campo è di fatto diventato una terra di nessuno dominata da sporcizia, paura e dalla mancata protezione dei bambini soli e vulnerabili”.  ”Il Primo Ministro David Cameron ha promesso solo poche settimane fa di intensificare gli sforzi per riunire i bambini non accompagnati con le loro famiglie nel Regno Unito. Adesso è il momento di mantenere la parola data. Molti dei bambini presenti nel campo hanno il diritto legale di ricevere asilo nel Regno Unito. Il governo dovrebbe onorare i suoi obblighi legali e permettere ai bambini non accompagnati che hanno famigliari nel Regno Unito di ricevere l’affetto e le cure dei loro parenti. In caso contrario, i bambini sarebbero costretti a scegliere se mettersi nelle mani dei trafficanti o seguire i binari del treno”.  prosegue McNeill.

Save the Children sostiene le organizzazioni già presenti e attive a Calais e ha formato personale e volontari sul tema della protezione ai minori (per esempio nel fornire un primo soccorso psicologico). L’organizzazione supporta una biblioteca che offre programmi educativi per bambini e un centro giovanile che lavora con centinaia di minori vulnerabili nel campo. Questi progetti, che offrono un senso di stabilità fondamentale per i bambini e i giovani, sorgono proprio nell’area che verrebbe demolita.

French gendarmes try to separate migrants on the Eurotunnel site near the boarding docks in Coquelles near Calais, northern France, on late July 29, 2015. One man died Wednesday in a desperate attempt to reach England via the Channel Tunnel as overwhelmed authorities fought off hundreds of migrants, prompting France to beef up its police presence. AFP PHOTO / PHILIPPE HUGUEN

Quanto alle frontiere balcaniche Goran Bilic esprime ”forte preoccupazione per le recente decisione dell’Europa di chiudere le proprie porte ai rifugiati afgani, specialmente in questo periodo in cui il numero delle vittime civili in Afghanistan ha raggiunto livelli altissimi. Nel solo 2015 un quarto dei civili che hanno perso la vita nel conflitto erano bambini”.Bilic,  che ‘ responsabile del Team di Save the Children per la risposta all’emergenza nell’area balcanica, agiunge che  ”dividere rifugiati e migranti alle frontiere sulla base della sola nazionalità viola il diritto internazionale e nega alle persone il diritto di essere ascoltate e di sentir prese in considerazione le loro istanze  individuali da parte di valutatori esperti”.

”Molti degli afgani si trovano in questo momento in condizioni sempre più precarie, con poche risorse finanziarie a disposizione e sono bloccati in zone di confine dove mancano strutture e servizi adeguati ad ospitare un numero così grande di persone”, spiega Bilic. ‘Lo scorso anno i minori afgani costituivano  il maggior numero dei minori migranti non accompagnati. Ancora una volta le politiche di deterrenza dell’Europa aggiungono soltanto ostacoli, pericoli e incertezze al viaggio che i i più vulnerabili, ovvero i bambini, devono affrontare. Più le possibilità di viaggiare in sicurezza verranno limitate, più  i minori si vedranno costretti a rivolgersi a sfruttatori e ad intraprendere percorsi illegali e pericolosi, aumentando così il rischio che diventino vittime di violenza e sfruttamento”.

”I Paesi europei – conclude l’esponente di Save the Children – devono fornire una risposta unitaria alla crisi, assicurando percorsi sicuri e legali per raggiungere l’Europa, sostenendo i bisogni umanitari delle persone che si trovano all’interno dei loro confini e affrontando le cause più profonde che sono alla base della crisi”.

(MNT, 25 febbraio  2016)

 

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Maria Novella Topi è stata a lungo capo servizio della Redazione Esteri dell’Ansa. Tra le sue missioni l’Albania (di cui ha seguito per l’agenzia la caduta del comunismo e le successive rivolte), l’Iraq e la Libia. Ha lavorato per lunghi periodi nell’ufficio di corrispondenza di Parigi. Collabora da Roma a OnuItalia.

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About Maria Novella Topi

Maria Novella Topi è stata a lungo capo servizio della Redazione Esteri dell'Ansa. Tra le sue missioni l'Albania (di cui ha seguito per l'agenzia la caduta del comunismo e le successive rivolte), l'Iraq e la Libia. Ha lavorato per lunghi periodi nell'ufficio di corrispondenza di Parigi. Collabora da Roma a OnuItalia. Contact: Website | More Posts