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Corridoi umanitari, profughi: “Grazie perché non avete lasciato rischiare la vita alla mia famiglia”

ROMA, 26 Febbraio 2016 – Sarà completamente svuotato il campo profughi di Tel Abbas, nel Nord del Libano, a quattro chilometri dalla frontiera siriana: da lì 65 persone partiranno per l’Italia grazie ai corridoi umanitari predisposti dalla Comunità di Sant’Egidio, la Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia e la Tavola Valdese con i ministeri degli Esteri e dell’Interno. Sono solo alcuni dei 93 profughi, di cui 41 minori, che grazie al progetto ecumenico raggiungeranno l’Italia in sicurezza. Uomini, donne e bambini di ogni età, accomunati dall’esperienza della guerra che li ha costretti a fuggire persecuzioni e violenze o che ha rubato loro amici e parenti.

“Ad Homs c’erano bombardamenti, scontri, non si poteva andare in giro, sono aumentate le difficoltà. Non c’era più nessuna sicurezza per i bambini. Non c’era nulla, solo paura. Stringevo a me i miei bambini. Era difficile. Tutto è stato distrutto e per questo siamo andati via”, racconta Houriya Satouf, 35 anni, a Tel Abbas da quattro. Abbraccia i figli, gli occhi a fatica trattengono il pianto. “Vado in Italia per il futuro dei miei bambini, per la scuola, per la sicurezza, per metterci al sicuro”. Cuore di madre. Universale. Lunedì arriverà a Fiumicino, insieme ai figli e al marito che ringrazia l’Italia e i promotori del progetto dei corridoi umanitari “per questa possibilità, perché non avete lasciato rischiare la vita della mia famiglia”. “Abbiamo pensato di prendere i bambini e andare per il mare – continua Fawzi – Mi ha fatto rinunciare la morte in mare del cognato di mia moglie”.

Anche Rami, 28 anni, è in partenza. Con sé porterà suo figlio Aboudi, 4 anni che sul suo lettino nel campo di Tel Abbas impara a rispondere in italiano a “Come ti chiami?”.

Poi c’è Badee’ah, 53 anni, la “mamma” del campo, dispensatrice di consigli: ha convinto tutti ad attendere la partenza per Roma invece che affidare le proprie sorti alla tempesta del mare, che ha inghiottito negli anni delle persone a lei care.

Con l’avvicinarsi della partenza, sorridono i profughi in Libano. Ripetono “Ciao” con la gioia di chi sta per conquistare un po’ di sicurezza. E “grazie”. (@annaaserafini)

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