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8 marzo: bambine, ragazze e donne protagoniste delle società di ogni paese. Le priorità di Unicef e Amref

ROMA, 7 marzo – Organizzazioni umanitarie e non governative, in prima fila nella lotta per i diritti umani nel mondo, prendono posizione alla vigilia della festa delle donne chiedendo di focalizzare l’attenzione sulla condizione delle donne in molti paesi. L’UNICEF Italia ad esempio  rilancia la sua campagna #8marzodellebambine, idealmente dedicata alle bambine migranti e rifugiate che negli ultimi mesi stanno attraversando l’Europa per fuggire da guerra e violenze.”Per la prima volta dall’inizio della crisi dei migranti e rifugiati in Europa i bambini e le donne in movimento sono maggioranza, rispetto agli adulti maschi” ricorda il Presidente dell’UNICEF Italia Giacomo Guerrera.  ”Ma con questo #8marzodellebambine ricordiamo anche tutte le bambine e le ragazze in pericolo alle quali ogni giorno, nel mondo, viene negata l’infanzia e i diritti fondamentali, talvolta la vita stessa. Bambine spose, violate, sfruttate”.

infocus_dpl_wh_gender_equality_en[1]I dati parlano chiaro: nel mondo, 700 milioni di donne si sono sposate prima di aver compiuto 18 anni, e più di una su tre si è sposata addirittura prima dei 15 anni.
Una ragazza su 10 sotto i 20 anni ha subito qualche forma di abuso sessuale o è stata spinta a compiere atti sessuali contro la propria volontà.Quasi un quarto delle ragazze tra i 15 e i 19 anni (70 milioni a livello globale) dichiara di aver subito forme di violenza fisica sin dall’età di 15 anni.
In Italia, il 10,6% delle donne ha subito violenze sessuali prima dei 16 anni (dato ISTAT).
Almeno 200 milioni di bambine e ragazze nel mondo hanno subito mutilazioni genitali, 44 milioni delle quali sotto i 14 anni. In alcuni dei 30 Stati in cui le MGF sono praticate, la maggior parte delle bambine subisce questa pratica prima di aver compiuto 5 anni.
Globalmente, il 57% dei giovani analfabeti (15 – 24 anni) è costituito da ragazze. ”Questi dati ci parlano di una mentalità che tollera, perpetra e giustifica la violenza e dovrebbero far suonare un campanello d’allarme in ciascuno di noi, ovunque” commenta Guerrera.
”Dalla conoscenza e dall’istruzione nascono tutti gli altri benefici per la società e lo sviluppo. La partecipazione e il contributo delle donne – nei governi, nelle famiglie, nella comunità, nell’economia e nei servizi – sono un bene comune prezioso. Contribuiscono a produrre uno sviluppo più equo, famiglie più solide, servizi più efficienti e migliori condizioni di salute per l’infanzia”.

Amref, che opera in Africa, spiega perché al mondo conviene investire nelle donne, e la mancata tutela del genere femminile è sintomo dell’incapacità di ammettere che sulle gambe e sulle spalle di migliaia di donne si muovono ogni giorno le società globali. Questo è tanto più vero in Africa, continente in cui le donne sono il motore delle comunità, dei villaggi in cui vivono, delle case che abitano, delle città che quotidianamente percorrono alla ricerca di valide opportunità per cambiare il proprio destino, quello dei figli e delle famiglie di cui si fanno carico. Ascoltare le loro parole e porre attenzione alle loro idee e visioni è urgente, prioritario per la lotta alla povertà e per la rinascita del continente. A sostegno delle donne africane, Amref Health Africa persegue due direzioni strategiche d’intervento: da una parte a protezione della donna, con interventi volti a migliorare le condizioni per una maternità sicura e una salute riproduttiva consapevole; dall’altra, come supporto della donna vista in rapporto al suo ruolo cardine nella riduzione della mortalità infantile.

timthumb[1]Sostenere le donne incentiva lo sviluppo economico

  1. Il 90% dei redditi delle donne vengono reinvestiti per il nucleo famigliare, mentre gli uomini reinvestono solamente tra il 30 e il 40% → Quando le donne hanno più influenza nelle decisioni economiche, le loro famiglie tendono ad investire maggiormente in attività volte al miglioramento della salute, del cibo, nell’istruzione, nella nutrizione e nel mantenimento dei figli.
  2. Se i tassi di occupazione femminili arrivassero ai livelli maschili, nelle 15 maggiori economie in via di sviluppo il reddito pro capite crescerebbe del 14% entro il 2020, del 20% entro il 2030 → Quando più donne lavorano, le economie crescono.
  3. Se le donne avessero lo stesso accesso degli uomini ai beni redditizi, il prodotto agricolo in 34 paesi in via di sviluppo crescerebbe di una media stimata di oltre il 4% → Il numero di persone malnutrite in questi paesi diminuirebbe di oltre il 17%, il che vuol dire 150 milioni in meno di persone che patiscono la fame.

Combattere la violenza sulle donne è un investimento in salute pubblica

  1. Una vita libera dalla violenza è un diritto umano fondamentale. Non garantire questo diritto alle donne significa mettere a repentaglio l’esistenza di metà dell’umanità. → Nel mondo il 35,6% delle donne sperimenta nella sua vita qualche forma di violenza fisica o sessuale ad opera del partner o di altri uomini. Si tratta di una donna su 3. In Africa la percentuale sale al 36,6%.
  2. La violenza sulle donne ha un impatto negativo consistente sulla salute pubblica, per questo combatterla significa anche contribuire al benessere complessivo di comunità e Paesi → Le donne che sono state fisicamente o sessualmente abusate dai loro partner riportano tassi più alti per quanto riguarda tutta una serie di gravi problemi di salute. Per esempio, queste donne hanno una probabilità del 16% maggiore delle altre di avere bambini sottopeso o prematuri, il doppio della probabilità di avere un aborto e quasi il doppio di sperimentare forme depressive. In alcune regioni hanno anche quasi il doppio delle probabilità di contrarre l’HIV.

200-milioni-di-bambine-mutilate[1]Educazione e salute delle donne garantiscono un futuro di sviluppo

  1. L’istruzione femminile è una delle chiavi per la creazione di una società più giusta, inclusiva e sana → In molti Paesi del mondo, una delle maniere per relegare le donne ai margini della società è impedendo loro di studiare. Dei 781 milioni di adulti e giovani che nel mondo non sanno leggere e scrivere, il 60% sono donne. L’istruzione femminile finisce spesso nel momento in cui ha inizio la vita matrimoniale. Più di 64 milioni di ragazze nel mondo sono spose bambine. Nelle regioni dell’Africa Centrale e dell’Ovest, il 41 % delle donne tra i 20 e i 24 anni hanno contratto matrimonio prima dei 18 anni.
  2. Donne più sane hanno famiglie e figli più sani. Tutelare la salute femminile significa proteggere il futuro → Quando le donne non conoscono i rischi per la loro salute di abitudini, pratiche o tradizioni culturali, mettono a serio repentaglio la loro vita e quella dei loro bambini. È il caso delle mutilazioni genitali, cui sono sottoposte oltre 125 milioni di donne e ragazze in 29 Paesi dell’Africa e del Medio Oriente. Le mutilazioni provocano complicazioni acute, croniche ed ostetriche; durante il parto può verificarsi perfino la morte dei neonati.
  3. Dalla salute delle donne passa la salute e lo sviluppo dei popoli. L’educazione sessuale e riproduttiva per le donne scongiura il rischio di diffusione di virus su larga scala → Globalmente, solo il 21% delle ragazze tra i 15 e i 19 anni hanno una conoscenza completa di cosa sia l’HIV. In Africa sub-sahariana ogni anno circa 1,5 milioni di persone contraggono questo virus e le donne costituiscono il 58% degli adulti che vivono con l’HIV. Il risultato è che in questa area del mondo ogni anno sono 190 mila i bambini che contraggono il virus.
  4. La capacità e la libertà di scegliere se rimanere incinta, quando e quanti figli avere, garantisce la salute di madri e bambini → Oltre 140 milioni di donne nel mondo non hanno possibilità di programmare una pianificazione familiare, il che determina, tra le altre cose, un incremento della mortalità materna e infantile. Il 99% delle morti materne si verifica nei Paesi in via di sviluppo.
  5. 10. Le donne danno la vita. Proteggerle, istruirle, tutelare la loro salute, equivale a preservare la vita → Nel mondo muoiono ogni anno 289.000 donne (800 ogni giorno) per complicazioni durante il parto o in gravidanza. Il tasso di mortalità nei Paesi in via di sviluppo è di 230 ogni 100.000 nascite. La metà delle morti si verifica nellAfrica Sub-Sahariana, il luogo in cui è più pericoloso mettere al mondo un bambino. Mentre per le donne europee e nord-americane il rischio di perdere la vita è di 1 ogni 4700, in questa parte dell’Africa la probabilità che una donna muoia in gravidanza o durante il parto è di 1 su 40.

(MNT,  7 marzo  2016)

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Maria Novella Topi è stata a lungo capo servizio della Redazione Esteri dell’Ansa. Tra le sue missioni l’Albania (di cui ha seguito per l’agenzia la caduta del comunismo e le successive rivolte), l’Iraq e la Libia. Ha lavorato per lunghi periodi nell’ufficio di corrispondenza di Parigi. Collabora da Roma a OnuItalia.

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About Maria Novella Topi

Maria Novella Topi è stata a lungo capo servizio della Redazione Esteri dell'Ansa. Tra le sue missioni l'Albania (di cui ha seguito per l'agenzia la caduta del comunismo e le successive rivolte), l'Iraq e la Libia. Ha lavorato per lunghi periodi nell'ufficio di corrispondenza di Parigi. Collabora da Roma a OnuItalia. Contact: Website | More Posts