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Il nuovo rapporto shock di Save the children ‘Infanzia sotto assedio’, viaggio nell’inferno siriano

Profughi siriani Profughi siriani

emergenza-sanitaria[1]ROMA, 9 marzo – C’è un nuovo rapporto di Save The Children che se possibile fa toccare con mano in modo ancora più crudo l’inferno siriano, e descrive quello che in quel paese è diventato l’incubo dei bambini. Nel rapporto ”Infanzia sotto assedio”, a cinque anni dall’inizio del conflitto, l’organizzazione denuncia la drammatica condizione delle città siriane assediate, dove mancano cibo, medicine ed energia elettrica e gli aiuti umanitari sono insufficienti.  Sono almeno 250mila i bambini che vivono nelle aree assediate della Siria, il 46,6% delle vittime in queste zone sono bambini al di sotto dei 14 anni. I bambini vivono privi di tutto, sono gravemente malnutriti perché costretti a mangiare cibo per animali o foglie, muoiono perché non hanno accesso a medicinali che si trovano soltanto dall’altro lato dei checkpoint, in zone in cui meno dell’1% della popolazione è riuscita a ricevere aiuti alimentari e solo il 3% ha ricevuto assistenza sanitaria. Bambini che vagano in cerca di qualcosa da bruciare per scaldarsi e resistere al gelo dell’inverno, terrorizzati dai bombardamenti e dalle tremende violenze a cui assistono. Tanti i bambini arruolati, alcuni di soli 8 anni. Nel solo 2015, il 22% dei bombardamenti aerei è avvenuto su aree assediate, dove si registra un aumento nell’uso della droga da parte dei giovanissimi, nonché degli abusi sessuali su adolescenti e dei matrimoni precoci.

”Le immagini del bambino che muore di fame a Madaya nel gennaio scorso hanno scosso il mondo, ma lontano dalle macchine fotografiche ci sono molte comunità che stanno vivendo la stessa situazione e la stessa disperazione”, afferma Valerio Neri, Direttore Generale di Save the Children. ”I bambini stanno morendo per mancanza di cibo, di medicine o per cause assurde come l’ingestione accidentale di veleni mentre scavano alla ricerca di qualcosa da mangiare. E a pochi chilometri da loro ci sono magazzini colmi di aiuti. I bambini vivono in vere e proprie prigioni a cielo aperto, dove i cecchini sparano a chiunque tenti di scappare. Sono tagliati fuori dal mondo, insieme alle loro famiglie e circondati da gruppi armati che utilizzano l’assedio ai civili come arma di guerra. Questi bambini stanno pagando il prezzo dell’immobilismo del mondo”.

Basato sulle testimonianze di coloro che sono ancora all’interno delle aree assediate e di chi è riuscito a scappare nei Paesi confinanti, il rapporto denuncia la condizione in cui sono costretti a vivere i bambini e le loro famiglie, a cui è interdetto l’accesso a cibo, medicine, carburante e a tutti i beni necessari per sopravvivere. Dall’inizio della guerra in Siria sono 6,6 milioni le persone sfollate all’interno del Paese e 4,7 milioni quelle che sono fuggite nei Paesi confinanti e in Europa. Si stima che i morti siano tra i 250mila e i 400mila. L’assedio ai civili è diventata una tattica di guerra dall’inizio del 2011, quando a Dara’a il governo decise di privare la popolazione di elettricità, acqua e cibo per 11 giorni. Da allora il numero delle città e delle aree assediate continua ad aumentare.

Save the Children racconta che nella città assediata di Moadamiyeh, pochi chilometri a sud-ovest di Damasco, i medici non hanno più flebo per i neonati e sono costretti ad utilizzare le sacche per i cateteri. Molte vite sono state salvate, ma tre neonati sono morti a causa di un’infezione. Questo tipo di situazioni sono ormai all’ordine del giorno nelle città assediate, dove gli ospedali e le cliniche sono quotidianamente sotto bersaglio e le medicine salvavita non arrivano. I medici operano con i mezzi che hanno, alla luce delle candele e utilizzando vecchi tubi per l’acqua come tubi per la ventilazione. Le famiglie vagano per le strade cercando scarti di lenzuola o vestiti abbandonati che fanno poi bollire, nel tentativo di sterilizzarli, per utilizzarli come bende. Anche i pochi medicinali che arrivano all’interno delle città sono stati per ore sotto il sole fermi ai checkpoint e non possono essere conservati al fresco per mancanza di energia elettrica, risultando spesso inutilizzabili: la principale conseguenza è che i bambini non possono essere vaccinati per le malattie prevenibili.

siria[1]”Molti bambini sono morti a causa della rabbia; le malattie della pelle e dell’apparato digerente sono diffusissime perché è stata interrotta la fornitura dell’acqua e le persone utilizzano quella che trovano nei pozzi di superficie, spesso inquinata dai liquami. I bambini in particolare soffrono di infezioni e infiammazioni respiratorie causate dal fumo delle esplosioni”, racconta un medico che lavora nell’est di Ghouta.

Oltre a non avere accesso alle cure mediche, gli abitanti delle aree assediate non possono lasciarle per andare a farsi curare fuori. A Madaya più di 400 persone avevano bisogno di essere trasferiti per motivi medici, ma solo 37 hanno ottenuto il permesso. Negli ultimi mesi, almeno 17 persone dializzate a nord di Homs non hanno avuto il premesso di raggiungere la città per curarsi: questi pazienti sono tra i più a rischio se interrompono il trattamento, insieme ai pazienti diabetici che non hanno a disposizione l’insulina.

“I medici non possono effettuare trasfusioni perché mancano le sacche per il sangue. A un mio amico hanno dovuto amputare una gamba perché non avevano il materiale necessario a curarla. Un bambino ha perso entrambi gli occhi perché mancavano gli strumenti per estrarre le schegge. Tutto questo poteva essere evitato se avessero avuto a disposizione le attrezzature necessarie”, testimonia un operatore umanitario.

In Siria, molti medici sono stati uccisi o arrestati o sfollati, anche se sono molti quelli che hanno scelto di restare nel Paese. Spesso, al posto dei dottori, sono i volontari a operare: in alcuni casi l’unico medico è il veterinario e in città come Moadamiyeh, che conta 45mila abitanti, ci sono solo otto medici, che prima del conflitto facevano i dentisti. Nonostante questi uomini e donne facciano del loro meglio per curare i pazienti, la mancanza di formazione adeguata può avere gravi conseguenze, soprattutto per i bambini che soffrono di malnutrizione e che rischiano di perdere la vita per ipoglicemia, ipotermia, arresto cardiaco da iper-idratazione o per infezioni che non vengono notate.

A ottobre 2015, le Nazioni Unite hanno potuto distribuire cibo solo a 10.500 persone, meno del 2% di coloro che vivono sotto assedio, ma anche per i pochi che hanno accesso agli aiuti, le razioni non sono comunque sufficienti: secondo uno studio fatto da organizzazioni locali sulla base delle distribuzioni delle Nazioni Unite a Madaya, le quantità distribuite per ogni persona e che dovrebbero servire per un mese, equivalgono a 14.079 calorie, ovvero 470 calorie al giorno. Meno di un quarto di quanto sarebbero raccomandate dagli standard minimi di assistenza durante le crisi umanitarie.

Nel 2015 meno del 10% delle richieste di accesso alle aree assediate da parte delle Nazioni Unite ha avuto esito positivo e alcune aree ricevono aiuti solo una volta l’anno, altre anche meno. La popolazione di Darayya, ad esempio, non riceve aiuti dall’ottobre del 2012. Nonostante il miglioramento a seguito delle disposizioni dell’International Syria Support Group, i convogli diretti a molte delle aree con più urgente necessità di aiuti non sono stati ancora autorizzati a entrare e non c’è alcuna garanzia che i piccoli passi in avanti nell’accesso siano mantenuti. Ci sono casi in cui, anche se l’ingresso degli aiuti viene approvato, questi ultimi non raggiungono le persone che ne avrebbero più bisogno. È il caso ad esempio di Moadamiyeh, dove a gennaio 2016 la richiesta di ingresso dei convogli è stata autorizzata a condizione che i carichi venissero lasciati al confine della città in un’area controllata. Le Nazioni Unite si sono rifiutate di accettare queste condizioni, ma alcune agenzie hanno lasciato ugualmente gli aiuti e secondo le testimonianze raccolte, la maggior parte delle persone non vi ha avuto accesso, perché non sono state autorizzate a superare il checkpoint. Quando invece nel luglio scorso le Nazioni Unite ottennero il permesso di far entrare i convogli a Douma per la prima volta dopo 18 mesi, vennero sequestrati antibiotici e altri medicinali necessari al trattamento delle infezioni. Secondo quanto riportato da alcune organizzazioni locali, i checkpoint sarebbero infatti dotati di apparecchiature che individuano qualunque tipo di medicina liquida per evitare che possano entrare nelle città assediate.

se-tu-fossi-in-siria-save-the-children704x400[1]”L’accesso per le organizzazioni umanitarie a queste aree è di fatto inesistente e si è fortemente ridotto negli ultimi anni. Meno dell’1% della popolazione delle aree assediate riceve aiuti alimentari dalle Nazioni Unite e solo il 3% ha ricevuto assistenza sanitaria”, spiega Valerio Neri. ”A dicembre dello scorso anno gli unici aiuti che le Nazioni Unite sono state in grado di consegnare sono stati libri di testo per 2.661 bambini. L’ingresso alle aree assediate dopo il via libera del febbraio 2016 ha consentito alle popolazioni di ricevere solo una piccola parte degli aiuti di cui avrebbero bisogno, poiché di fatto alcune medicine vitali, carburante e alimenti ad alto contenuto nutrizionale non possono ancora entrare con i convogli. Nonostante i rischi e le difficoltà, le organizzazioni siriane stanno lavorando con le comunità locali per portare aiuto laddove è possibile e anche Save the Children, attraverso i suoi partner, sta facendo di tutto per aiutare le popolazioni. Dobbiamo però dire che la maggior parte delle famiglie e dei bambini restano esclusi dagli aiuti”.

Infine un problema ignorato dai  più: nel disperato tentativo di trovare cibo e medicine, l’esigenza dell’istruzione è spesso messa in secondo piano. La distruzione del sistema educativo rischia invece di creare una generazione perduta nelle aree assediate della Siria, in alcune delle quali più della metà dei bambini non frequenta la scuola per mancanza di strutture o problemi di sicurezza. Negli ultimi quattro anni, una scuola su quattro è stata attaccata (per un totale di 4.000 scuole attaccate) e un insegnante su cinque è stato ucciso. Sono 2,8 milioni i bambini che non vanno a scuola, eppure prima del conflitto la Siria aveva un tasso di iscrizione a scuola del 99%. Anche molti di coloro che invece vanno a scuola, fanno lunghe assenze di mesi o addirittura anni a causa degli spostamenti e dei bombardamenti delle scuole.

”Nelle zone assediate ci sono ospedali, cliniche ma anche fabbriche e scuole che operano come meglio possono in scantinati nella speranza di proteggersi dai bombardamenti”, spiega Valerio Neri. ”C’è addirittura una scuola in cui gli insegnanti hanno cominciato a tenere lezioni sotto terra, dopo che era stata colpita per ben due volte dai missili, che oggi è frequentata da 1.300 bambini, la maggior parte dei quali orfani”’.

”Tutto questo è troppo. Dopo quasi cinque anni di conflitto in Siria è necessario porre fine agli assedi”, conclude Valerio Neri. ”Per questo chiediamo che venga consentito immediatamente l’accesso libero e permanente agli aiuti umanitari e che cessino gli attacchi su scuole, ospedali e infrastrutture civili vitali”. Save the Children chiede inoltre ai leader mondiali che la distribuzione di aiuti umanitari non sia legata agli accordi di pace e che non venga utilizzata come merce di scambio nei negoziati politici.

(MNT,  9 marzo  2016)

 

 

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Maria Novella Topi è stata a lungo capo servizio della Redazione Esteri dell’Ansa. Tra le sue missioni l’Albania (di cui ha seguito per l’agenzia la caduta del comunismo e le successive rivolte), l’Iraq e la Libia. Ha lavorato per lunghi periodi nell’ufficio di corrispondenza di Parigi. Collabora da Roma a OnuItalia.

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About Maria Novella Topi

Maria Novella Topi è stata a lungo capo servizio della Redazione Esteri dell'Ansa. Tra le sue missioni l'Albania (di cui ha seguito per l'agenzia la caduta del comunismo e le successive rivolte), l'Iraq e la Libia. Ha lavorato per lunghi periodi nell'ufficio di corrispondenza di Parigi. Collabora da Roma a OnuItalia. Contact: Website | More Posts