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In Africa i paesi ‘più fragili del pianeta’. Sud Sudan tra quelli che stentano di più

Africa

ROMA,  14 MARZO – C’è una classifica che stabilisce il ‘grado di fragilità’  di un Paese e secondo tale indice, il Fragile State Index, 16 Paesi africani sono tra i 22 Stati più fragili del mondo. La geografia degli Stati più fragili del pianeta da poco nuovamente delineata, sulla base della legittimità dei governi, la capacità degli organi di sicurezza, l’equilibrio e l’equità dello sviluppo nazionale, la parità di genere, la crescita o il declino economico, i numeri di sfollati e profughi in fuga da ogni paese, evidenzia come l’Africa sub-sahariana rappresenti complessivamente la principale massa critica che rischia di mettere a repentaglio la sicurezza dei propri abitanti ed anche la stabilità globale. Amref, l’organizzazione no profit che lavora in Africa, riporta lo studio secondo il quale, complessivamente, l’Indice considera ‘altamente fragile’ 22 Paesi dei quali 4 (Libia, Siria, Iraq e Yemen) sono oggi sulle prime pagine dei giornali, 2 (Afganistan e Pakistan) ai margini della cronaca e ben 16 vivono più distanti e silenziosamente in uno stato di crisi o di rischio intollerabile. Tutti quei 16 Paesi sono nell’Africa Sub-Sahariana.

Afica

i paesi dell’Africa Subsahariana

In alcuni di essi, come la Somalia, il Sud Sudan o il Congo, lo Stato è del tutto imploso, stenta ad essere presente nelle zone sterminate di questi Paesi o semplicemente non è in grado di fornire servizi basilari come la sanità, l’educazione o la sicurezza. Ma in tanti altri – dalla Nigeria all’Etiopia, dal Kenya alla Mauritania – i tentativi esterni ed interni di destabilizzazione, le basi etniche o religiose del potere politico, le crescenti diseguaglianze frutto di forti crescite economiche nazionali delle quali beneficiano in pochi, la diffusione di elevati gradi di corruzione, i conflitti locali e più ampi per il controllo delle risorse naturali (dalle miniere ai pascoli ai pozzi), fanno sì che mentre il quotidiano è contrassegnato da un’apparente stabilità, questa ha fondamenta fragili, piedi d’argilla, e la stabilità e coesione future richiedono immensi equilibrismi.

Ogni conflitto, come ogni terremoto, provoca onde d’urto che non conoscono confini. Lo vediamo oggi con le ondate di umanità che fugge dalla Siria come con il diffondersi delle milizie armate di fondamentalisti decisi ad imporre ovunque la loro radicale visione del mondo. Nei 16 Paesi dell’Africa Sub-Sahariana oggi considerati altamente fragili vivono centinaia di milioni di persone che subiscono questa fragilità sulla propria pelle, perché essa è causa di povertà e di una perenne incertezza. Oltre ad essere un dovere per un mondo esprimere solidarietà, evitare che la fragilità di questi paesi si trasformi in implosione è un’urgente priorità per la società globale, perché oltre alle onde d’urto sistemiche anche il contagio della violenza e della disperazione non conosce confini.
Il Sud Sudan è tra i paesi più fragili del pianeta ed è uno dei paesi dove Amref Health Africa ha le radici più profonde perché ben prima di quando diventasse uno Stato a tutti gli effetti i suoi bisogni erano tali che francamente neanche i dati statistici più estremi riuscivano a rendere una chiara idea delle condizioni in cui versava la sua popolazione. Un conflitto interminabile col Nord del paese aveva portato alla distruzione di tutte le infrastrutture, delle arterie di comunicazione, del sistema sanitario, dell’unità politica, dell’educazione. C’era da fare tutto per dare al popolo sud-sudanese una ragionevole e dignitosa speranza di vita nel proprio Paese. L’indipendenza e la proclamazione della nascita del più giovane Stato del Pianeta ne avevano galvanizzate le energie e le speranze ma non avevano rimosso le debolezze, le fragilità e le ruggini accumulate in 40 anni di conflitto. Lo Stato è imploso e con esso sono crollati molti dei meccanismi di sviluppo e crescita sociale che erano da poco stati innestati. Molto faticosamente, grazie soprattutto a pressioni internazionali, l’intransigenza ha dato spazio ai compromessi ed oggi ci sono margini maggiori per sperare che in Sud Sudan, sempre tra tante difficoltà, tornino la stabilità ed il graduale costruire di un futuro migliore.

(@novella.top, 14 marzo 2016)

 

 

 

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Maria Novella Topi è stata a lungo capo servizio della Redazione Esteri dell’Ansa. Tra le sue missioni l’Albania (di cui ha seguito per l’agenzia la caduta del comunismo e le successive rivolte), l’Iraq e la Libia. Ha lavorato per lunghi periodi nell’ufficio di corrispondenza di Parigi. Collabora da Roma a OnuItalia.

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About Maria Novella Topi

Maria Novella Topi è stata a lungo capo servizio della Redazione Esteri dell'Ansa. Tra le sue missioni l'Albania (di cui ha seguito per l'agenzia la caduta del comunismo e le successive rivolte), l'Iraq e la Libia. Ha lavorato per lunghi periodi nell'ufficio di corrispondenza di Parigi. Collabora da Roma a OnuItalia. Contact: Website | More Posts