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Piero Fassino a OnuItalia: ecco come funzioneranno i “caschi blu della cultura”

Il sindaco: la task force sarà formata a Torino. Felice per Ban Ki-moon cittadino onorario

Ban Ki Moon e Piero Fassino

(di Francesca Morandi)

TORINO, 14 MARZO – “I caschi blu della cultura rafforzano l’impegno di Torino sulla scena internazionale al fianco delle Nazioni Unite e consolidano l’impegno della città sul fronte della cultura”. Lo afferma Piero Fassino, sindaco di Torino, orgoglioso che la proposta italiana di istituire una task force a difesa del patrimonio culturale mondiale, approvata dal Consiglio esecutivo dell’UNESCO  lo scorso 18 novembre 2015, si stia concretizzando proprio nel territorio della sua amministrazione.

“L’Italia è tra i primi Paesi a riconoscere la necessità di proteggere il patrimonio archeologico, artistico e storico,  per questo ha presentato all’UNESCO la proposta dei ‘caschi blu’, un gruppo di pronto intervento per la messa in sicurezza dei beni culturali e di contrasto ai traffici illeciti”, spiega Fassino, aggiungendo che “la risoluzione italiana, co-firmata da 53 Paesi e sostenuta dai membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’ONU, è stata un successo internazionale”.

Sindaco Fassino, la scuola UNESCO per la formazione dei “caschi blu della cultura” sorgerà a Torino, già sede di altre istituzioni dell’ONU. Che ne pensa?

“Credo sia un riconoscimento che attesta la forte vocazione internazionale di Torino e il suo impegno al fianco delle Nazioni Unite. Il 16 febbraio è stato siglato il protocollo per la nascita della task force ‘Unite for Heritage’ a difesa del patrimonio culturale: i cosiddetti ‘caschi blu della cultura’. L’Unite for Heritage sarà ospitato al Campus delle Nazioni Unite e sarà composto da personale specializzato, Carabinieri e esperti civili per la tutela del patrimonio culturale. Il Centro di formazione e ricerca ITRECH per la Cultura e il Patrimonio mondiale (International Training and Research Center of Economies of Culture and World Heritage) si affiancherà al Centro Internazionale di Formazione dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO), allo Staff College e all’UNICRI, l’Agenzia ONU per la lotta alla criminalità. Tra i compiti del Centro ci sarà quello di valutare i rischi e quantificare i danni al patrimonio culturale, ideare piani d’azione, assicurando supervisione tecnica e organizzando corsi di formazione. Inoltre, insieme all’Amministrazione Comunale e ai Ministeri, l’ITRECH avrà come sostenitori l’Università, il Politecnico, l’ILO/OIT, il Consorzio di Venaria Reale e il Centro Studi Santagata. Opererà sia in situazioni sia di disastri naturali sia di guerra con compiti operativi per proteggere il patrimonio. Fornirà inoltre consigli ai governi locali, si occuperà dell’assistenza al trasferimento di oggetti in rifugi di sicurezza e lavorerà per rafforzare la lotta contro il saccheggio e il traffico illecito di beni culturali.  In questi anni Torino ha fatto importanti investimenti nell’ammodernamento di musei e nella valorizzazione dei beni culturali e la costituzione dell’ “Unite for Heritage” si inquadra molto bene in questo contesto di attenzione alla cultura”.

 Il mese scorso Torino ha conferito la cittadinanza onoraria al Segretario dell’ONU Ban Ki-Moon. Come commenta questa onorificenza?

“Sono felice di questo conferimento al Segretario generale delle Nazioni Unite riconoscendone l’altissimo profilo internazionale e politico e il suo impegno costante per una globalizzazione più giusta. In un momento delicato e complesso della vita del pianeta è alle figure di pace e agli uomini capaci di avere visione che il mondo deve guardare. Ban Ki-moon ha all’attivo 37 anni di servizio a livello governativo e sulla scena mondiale. E’ stato Ministro degli Affari Esteri e del Commercio della Repubblica di Corea e il suo primo rapporto con le Nazioni Unite risale al 1975. Nel tempo sono seguiti numerosi e prestigiosi incarichi, fra i quali quello di ambasciatore a Vienna. E’ stato presidente della Commissione preparatoria per l’organizzazione del Trattato sul bando totale degli esperimenti nucleari. Si è distinto dopo gli attentati dell’11 settembre 2001 e ha accresciuto il ruolo dell’Onu per il disarmo e la sicurezza internazionale. In particolare si è adoperato nella conferenza di pace di Ginevra per lo scacchiere siriano e per trovare una mediazione democratica e dare un governo stabile alle terre libiche. La personalità straordinaria e la sua statura morale di ottavo Segretario Generale delle Nazioni Unite, l’impegno costante in favore della pace, di un ordine internazionale più giusto, e di un ruolo più forte dell’Onu, hanno portato il nostro Consiglio Comunale a pronunciarsi all’unanimità sul prestigioso riconoscimento”.

Lei è stato inviato dell’UE per la Birmania, dove ha sostenuto il lavoro dell’ONU, come ricorda quella esperienza?

“E’ stata una esperienza straordinaria. Sono stato nominato inviato speciale per la Birmania-Myanmar dell’Alto rappresentante Ue per la politica estera Javier Solana, nel novembre 2007. Incaricato di tenere i rapporti con Ibrahim Gambari, l’inviato speciale del segretario generale Ban Ki-Moon per la Birmania. Ho sempre agito con convinzione affinché l’Unione Europea contribuisse concretamente a una soluzione della crisi birmana fondata sul riconoscimento del valore universale della democrazia e dei diritti umani. Un incarico impegnativo di cui ho avvertito tutta la complessità e la delicatezza tanto più in un momento in cui l’opinione pubblica europea e internazionale seguiva con trepidazione e preoccupazione quanto avveniva in quel grande Paese asiatico. Risalgono a quei momenti i legami con Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la pace, che hanno portato il Consiglio comunale torinese a insignirla della cittadinanza onoraria nel 2010 e che il 29 ottobre 2013 è stata nostra ospite nella Sala Rossa del nostro Municipio. E’ un rapporto stretto e consolidato con lei, nato durante i quattro anni trascorsi da inviato speciale dell’Unione Europea e più volte rafforzato da viaggi e incontri. Mi fa piacere sottolineare che lo scorso dicembre ho potuto esultare alla notizia del risultato delle elezioni politiche in Birmania, dove si profilava una strabiliante vittoria di Aung San Suu Kyi”.

Una volta conclusa l’esperienza di sindaco di Torino, le piacerebbe dedicarsi a un’attività legata all’ONU, magari dirigendo un’Agenzia? A quale di esse guarda con interesse?

“La sua domanda è cortese, quanto nota è la mia attenzione alle questioni politiche ed economiche internazionali. Ora sono Sindaco: un incarico appassionante, che richiede un’attenzione capillare e una concentrazione assoluta e a cui sto dedicando ogni energia. All’amore per questa città va ogni pensiero. Il mio futuro è ancora Torino, poi vedremo”.

(@francesmorandi, 14 marzo 2016)

 

 

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Dal 2000 sono giornalista, ho iniziato con un internship per l’agenzia di stampa americana Dow Jones, passando per una breve esperienza all’Ansa a Londra, e tanti anni nelle redazioni milanesi di quotidiani, giornali online e agenzie di stampa. Per me il giornalismo è un servizio, soprattutto per chi non ha voce.

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About Francesca Morandi

Dal 2000 sono giornalista, ho iniziato con un internship per l'agenzia di stampa americana Dow Jones, passando per una breve esperienza all'Ansa a Londra, e tanti anni nelle redazioni milanesi di quotidiani, giornali online e agenzie di stampa. Per me il giornalismo è un servizio, soprattutto per chi non ha voce. Contact: Website | More Posts