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Nel WeWorld Index la fotografia del mondo degli esclusi

WeWorld Index

ROMA,  18 MARZO – E’ stato presentato alla Farnesina il WeWorld Index 2016, il rapporto su Bambini, adolescenti e donne: ovvero il mondo degli esclusi,  con il patrocinio dell’Anno Europeo per lo Sviluppo e del Ministero degli Esteri e della Cooperazione, in collaborazione con ISPI e CIRSDe – Centro interdisciplinare di ricerche e studi delle donne e di genere, Università di Torino. Si tratta del primo rapporto che, dopo l’adozione dell’Agenda di Sviluppo Sostenibile 2030, valuta quale sia la situazione di milioni di bambine, bambini, adolescenti e donne nel mondo, oggi ancora in troppi esclusi dalla possibilità di vivere in un ambiente sano, con opportunità formative, economiche e sociali, sicuro, al riparo dalla violenza e dalla corruzione, aperto al pluralismo e alla parità di opportunità tra uomini e donne.

WeWorld IndexAnalizzando 168 Paesi sulla base di 34 indicatori il rapporto, dopo la prima edizione del 2015, stila una classifica il cui cuore è il forte nesso tra diritti dei bambini, delle bambine e donne, soggetti distinti, con diritti propri, ma estremante interdipendenti tra di loro. I risultati confermano la necessità di un cambio di rotta.

In particolare, l’Italia si posiziona al 20° posto, con un lieve miglioramento rispetto allo scorso anno, dovuto essenzialmente agli indicatori relativi alla partecipazione politica delle donne. Il WeWorld Index sottolinea che il nostro Paese avrebbe bisogno di almeno 30 anni – il doppio di quelli necessari al 1° Paese della classifica: la Norvegia – per raggiungere il valore target 2030, che è quello raggiunto da un Paese ideale che abbia sempre ottenuto il primo posto nei 34 indicatori del WeWorld Index. L’Italia dovrebbe da subito, quindi, varare politiche per favorire l’inclusione di bambine/i e donne ed avviare pratiche inclusive in molteplici ambiti quali: la salute, l’educazione dei cittadini under 18, l’ambiente, la politica, l’economia, la parità di genere, la violenza contro le donne.

Il progresso di un Paese andrebbe misurato non solo attraverso indicatori economici, ma analizzando anche la dimensione sociale, a cominciare dalle condizioni di vita dei soggetti piu’ a rischio di esclusione, Una  “visione integrata dello sviluppo, in cui la riduzione della poverta’ e delle disuguaglianze, insieme all’inclusivita'” sono “pilastri delle strategie di sviluppo”, ha spiegato Giampaolo Cantini, direttore generale della Cooperazione. Da questo punto di vista, il rapporto “evidenzia molto bene le fortissime interrelazioni” tra infanzia e parita’ di genere, prendendo in esame “la condizione della donna nel suo complesso, una componente fondamentale per la condizione dell’infanzia”.

“WeWorld Index vuole essere, per chi si occupa di cooperazione, un punto di riferimento per la propria azione sul campo e per l’opinione pubblica un promemoria circa le scelte che ciascuno è chiamato a compiere singolarmente e collettivamente per rendere più vivibile ed inclusivo, per tutti e tutte, questo nostro mondo. – ha dichiarato Marco Chiesara, Presidente WeWorld – In un mondo afflitto da problemi comuni ed alla ricerca di soluzioni condivise, l’opinione pubblica va provocata ad interrogarsi sugli effetti dell’inquinamento e del cambiamento climatico, sulle restrizioni delle libertà fondamentali in alcuni paesi, le scarse risorse spese in educazione, la miseria e le malattie che uccidono prima dei 5 anni di vita, le guerre (alcuni tra i principali fattori escludenti analizzati dal WeWorld Index), perché le soluzioni sono globali e riguardano noi e gli altri, l’Italia ed i suoi vicini, africani, europei e mediorientali. E ciò non può essere dimenticato.”

WeWorld Index 2016 è composto da 34 INDICATORI, derivanti da fonti accreditate a livello internazionale, come WHO, Unesco, World Bank, UNDP, etc., raggruppabili in 17 DIMENSIONI e 3 CATEGORIE. Ogni dimensione afferisce ad un aspetto della vita considerato determinante per l’inclusione di bambine/i, adolescenti e donne. Nel 2016, rispetto all’anno precedente, si è allargata del 4% la forbice che misura il divario di inclusione tra il paese migliore, la Norvegia, e quello peggiore, la Repubblica Centrafricana. Più della metà della popolazione mondiale vive in paesi in cui il livello di inclusione di bambine/i e donne è insufficiente o addirittura esistono forme gravi o gravissime di esclusione. Oltre all’Africa Sub-Sahariana, sono Nord Africa, Medio Oriente e Asia Meridionale le zone in cui bambine/i e donne non godono delle medesime opportunità dei maschi adulti.WeWorld Index

“Negli ultimi anni il concetto di esclusione sociale è diventato sempre più centrale nelle politiche europee e delle Nazioni Unite. L’esclusione sociale è un concetto molto più ampio di povertà. Papa Francesco parla di “economia dello scarto”. La discriminazione e le forme di violenza diretta sono palesi, l’esclusione invece è soffusa, pervasiva, profonda, ma non per questo meno grave. Come Viceministro e cittadino impegnato nella solidarietà internazionale, valuto molto importante il lavoro di WeWorld. Anche un piccolo spostamento della percezione culturale che un lavoro come il WeWorld Index determina, può provocare un cambiamento profondo.” Mario Giro, vice ministro degli Esteri. È il concetto di ‘inclusione’, coerente con quanto indica l’Agenda di Sviluppo Sostenibile 2030, che, secondo WeWorld Index, va inteso come concetto multidimensionale non riconducibile solo alla sfera economica, ma a tutte le dimensioni del sociale: sanitaria, educativa, lavorativa, culturale, politica, informativa, di sicurezza, ambientale.

Come ha ricordato Cantini, la “Cooperazione italiana ha gia’ fatto moltissimo” e in questa fase di “revisione delle proprie strategie, proprio alla luce dell’Agenda 2030, trova collocazione una visione delle tematiche di gender che va oltre il campo tradizionale della protezione dei diritti, focalizzandosi sull’empowerment”. Altro aspetto importante, ha aggiunto, e’ quello della “misurazione e degli indicatori statistici che avranno sempre piu’ peso”. La statistica infatti e’ una “componente essenziale della cooperazione”. Lo dimostra l’approvazione da parte dell’Onu dei 240 indicatori statistici per monitorare la condizione di tutti i Paesi del mondo rispetto ai 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Sdg).

(@novellatop,  17 marzo 2016)

 

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Maria Novella Topi è stata a lungo capo servizio della Redazione Esteri dell’Ansa. Tra le sue missioni l’Albania (di cui ha seguito per l’agenzia la caduta del comunismo e le successive rivolte), l’Iraq e la Libia. Ha lavorato per lunghi periodi nell’ufficio di corrispondenza di Parigi. Collabora da Roma a OnuItalia.

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About Maria Novella Topi

Maria Novella Topi è stata a lungo capo servizio della Redazione Esteri dell'Ansa. Tra le sue missioni l'Albania (di cui ha seguito per l'agenzia la caduta del comunismo e le successive rivolte), l'Iraq e la Libia. Ha lavorato per lunghi periodi nell'ufficio di corrispondenza di Parigi. Collabora da Roma a OnuItalia. Contact: Website | More Posts