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Il Milan-Mun si chiude con la richiesta di più cooperazione e un allarme sul riarmo nucleare

Cinquecento studenti, provenienti da 15 Paesi, hanno partecipato alle simulazioni diplomatiche ONU. Ospite il vice sindaco di Milano Francesca Balzani

MILANO, 19 MARZO – Il Milan-Mun 2016 si è chiuso oggi con la richiesta di più cooperazione e aiuti ai profughi, ma anche con un allarme sul riarmo nucleare. Anche quest’anno le simulazioni diplomatiche previste dal “Model-UN”, che mira a far conoscere i meccanismi tecnici delle Nazioni Unite e le maggiori questioni di attualità internazionale, si sono tenute presso l’Università Bocconi di Milano dal 17 al 19 marzo. A svolgere un ruolo rilevante a livello organizzativo è stato il Liceo Linguistico A. Manzoni, i cui studenti, coordinati dal professore Luigi Cadelli, hanno dato un ampio contributo alla prepazione dei dossier discussi nei comitati e poi nell’Assemblea generale del Milan-Mun.

All’undicesima edizione del “Mun” milanese hanno partecipato oltre 500 studenti provenienti da 15 Paesi, e sono stati ospiti personalità rilevanti come il vicesindaco di Milano Francesca Balzani, Antonio Onorati, attivista italiano del movimento “Food sovereignty” e Vincenzo Galasso, professore di economia politica all’Università Bocconi e tra i consiglieri economici del premier Matteo Renzi.

Il vicesindaco di Milano Francesca Balzani

Il vicesindaco di Milano Francesca Balzani

Nel corso dell’edizione Milan-Mun 2016 si sono evidenziati i risultati raggiunti dall’ONU nel quadro degli “Obiettivi del Millennio 2015” (Millenium Development Goals – MDGs), ma anche le sfide ancora aperte. Gli sforzi attuati delle nazioni, attraverso l’azione dell’ONU, hanno raggiunto risultati fondamentali, come una riduzione nella lotta contro la fame e la povertà.  Tra gli Stati che hanno messo a segno questi importanti “Obiettivi del Millennio” si contano la Cina e il Venezuela. Anche in Africa è stato fatto molto nel constrasto alla malnutrizione, così come nella lotta  a piaghe come malaria e turbecolosi. A livello globale il numero di persone che soffre la fame è sceso di 173 milioni dal 1990, e la povertà è stata dimezzata dal 2000. Negli ultimi 20 anni, la probabilità di un bambino di morire prima dei cinque anni si è quasi dimezzata. Progressi si sono registrati anche nel constrasto all’analfabetismo, con percentuali incoraggianti nei diversi continenti.

Come emerso nel corso dell’assemblea generale del “Mun”, rimane ancora molto lavoro da fare poiché gli scenari di crisi sono oggi diffusi nel pianeta: dai conflitti interni in numerosi Paesi del Medio Oriente e Africa, alle violazioni dei diritti umani. A rapprentare un problema globale è  l’immigrazione, che coinvolge tutti i continenti e “muove” milioni di persone alla ricerca di sicurezza e una vita migliore. Forte è stata tra i delegati la convinzione della necessità di potenziare nei Paesi d’accoglienza il supporto ai rifugiati con particolare attenzione all’assistenza medica e al coinvolgimento delle organizzazioni non governative. In tutti i comitati è stato ribadito l’elemento irrinunciabile della cooperazione internazionale.

Dai lavori è emerso come allarmante il fenomeno del terrorismo, oggi un fenomeno mondiale, che si lega anche ai traffici di armi. A preoccupare i giovani delegati del “Milan-Mun” è stata anche la questione del riarmo nucleare da parte delle due maggiori potenze mondiali – Russia e Stati Uniti -, che pareva essersi congelato con la riduzione degli ordigni nucleari da 70.000 a 16.000 attuali, ma che oggi sta riemergendo con modalità allarmanti. Nel corso dei loro interventi molteplici delegati hanno sottolineato, come la consapevolezza degli obiettivi raggiunti, debba rafforzare il convincimento che nazioni e popoli del pianeta, con l’aiuto delle Nazioni Unite, debbano continuare a impegnarsi per il raggiungimento delle prossime sfide, per il bene comune dell’umanità.

L’articolo è stato redatto dagli studenti del Liceo Linguistico A. Manzoni di Milano, che hanno partecipato al Milan-Mun coordinati dal professor Luigi Cadelli

 

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Dal 2000 sono giornalista, ho iniziato con un internship per l’agenzia di stampa americana Dow Jones, passando per una breve esperienza all’Ansa a Londra, e tanti anni nelle redazioni milanesi di quotidiani, giornali online e agenzie di stampa. Per me il giornalismo è un servizio, soprattutto per chi non ha voce.

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About Francesca Morandi

Dal 2000 sono giornalista, ho iniziato con un internship per l'agenzia di stampa americana Dow Jones, passando per una breve esperienza all'Ansa a Londra, e tanti anni nelle redazioni milanesi di quotidiani, giornali online e agenzie di stampa. Per me il giornalismo è un servizio, soprattutto per chi non ha voce. Contact: Website | More Posts