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Tosse, HIV, iniezioni. Ma anche ricerca e lotta all’ingiustizia. Cuamm racconta la tubercolosi

NEW YORK, 24 Marzo 2015 – “Tosse, tosse e ancora tosse, poi febbre, sudore e perdita di peso”. “Per me è stato scoprire di avere l’HIV.  Ero diventato molto debole e nell’ultimo periodo sputavo spesso sangue. Mi hanno portato in ospedale che ero quasi morto”. “Per me è stato prendere farmaci per tanto tempo e non migliorare; poi ricominciare e ancora continuare a stare male”. Tubercolosi in Africa, nel 2016, vuol dire ancora tanto per tanti.

L’ong padovana Medici con l’Africa Cuamm, in prima linea per porre fine alla tubercolosi entro il 2030 in Africa dove è presente con 18 ospedali, ha raccolto le testimonianze di pazienti, specializzandi, infermieri e medici per raccontare (l’impatto de) la malattia infettiva che uccide ancora 1,5 milioni di persone all’anno, la più letale insieme all’Hiv/Aids.

tbPaolina Rionalei, paziente affetta da tubercolosi polmonare ricoverata nella TB Ward dell’ospedale di Matany, ricorda il suo continuo tossire e la tanta strada per arrivare all’ospedale di Matany da Amudat. “All’inzio è stata dura, ma ora va meglio; non ho più la tosse e mi sento più forte”.

Joseph Angolere ancora fa fatica ad accettare l’HIV, “temevo di essere emarginato una volta tornato a casa… Ma le cose vanno meglio, sono vivo e ne sono contento”.

Poi c’è Lino Lowakin, affetto da TBC multi-resistente ai farmaci che richiede trattamenti speciali, che associa la malattia alla lunga terapia: “un’iniezione al giorno, tranne la domenica” per sei mesi, poi l’assunzione di pillole per un anno e mezzo “talmente tante che quasi non ne ricordo il numero”.

Il numero se lo ricorda l’infermiera Nelly Chemelli, la “DOT nurse” che guarda e aiuta i pazienti quotidianamente nel prendere la propria terapia e non li lascia finché non hanno finito. Per lei TB è il pacchetto di farmaci che “ogni giorno, senza saltarne uno, per sei mesi” ha dato a Sylvia: 14-15 pillole al dì, e per i primi sei mesi anche l’iniezione quotidiana di kanamicina.

Nell’ospedale di Matany, dove Cuamm ha portato il GeneXpert – una macchina che in due ore riconosce i geni del ‘Mycobacterium tuberculosis’ e in più rileva quelli che determinano la resistenza -, tubercolosi significa per chi ha il camice, radiografie, studio, lotta contro le ingiustizie sociali (“è la malattia della povertà per eccellenza”, dice Nicola Cocco, Specializzando in Malattie Infettive, attualmente JPO). Ma anche “colorare tanti vetrini alla ricerca dei microbatteri… E con dei +, ++ o +++ determinare la terapia di tante persone”, come sottolinea Simon Amei che passa le giornate in laboratorio con il GeneXpert, o semplicemente “un gran carico di numeri”.

meda“Ogni anno in Uganda ci sono 61.000 nuovi casi di TB e 10.900 morti per TB, di cui la metà sono pazienti co-infetti HIV/TB. La Karamoja è la regione con la prevalenza maggiore di TB del paese, ogni anno ci sono circa 3500 nuovi casi da trovare e trattare, e tra questi aumentano sempre più i casi “Multri Drug Resistant MDR”, su 100 pazienti fino a 40 non completano la terapia e scompaiono, riferisce Peter Lochoro, rappresentante Medici con l’Africa Cuamm in Uganda. “Trattare un paziente con TB sensibile ai farmaci costa circa 200 dollari in Uganda; e, ancora, trattare un paziente MDR può costare anche più di 1500 dollari, che è più di quanto possa guadagnare un lavoratore ugandese in un anno”, spiega il dottore per il quale “lottare contro la Tb significa fare in modo che questi numeri calino drasticamente e velocemente: 0 casi, 0 morti, 0 dollari… insomma, 0 TB” (@annaaserafini)

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